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Sessanta racconti

di Dino Buzzati (Mondadori)

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti assieme dietro ai vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.

Narratore straordinario e trascinante, artista, giornalista, appassionato di montagna e inviato di guerra (sono sue le cronache di El Alamein apparse sul Corriere della Sera negli anni ’40), Dino Buzzati, nato in Veneto e scomparso quando avrebbe avuto ancora molto da regalarci, sembrava (come aveva notato il collega e amico Indro Montanelli) essere egli stesso uscito da uno dei suoi travolgenti racconti.

Travolgenti perché capaci di toccare tutte le possibili emozioni e percezioni dell’animo umano, negative o positive che siano, in una cornice dove la scena passa da un realismo paradossale ad una metafisica impressionante, ad un surrealismo nitido e dettagliato. Dall’odio all’amore, dalla nostalgia alla paura, dalla rabbia ad una tirannica vendetta, dall’ipocrisia all’invidia, dal desiderio all’estraniamento… Tutto si sussegue nei racconti di Dino Buzzati con una limpidezza scioccante, in una dimensione mutevole e discontinua dove anche l’incombenza della morte, la fine del mondo, la presenza minacciosa di Dio assumono contorni onirici, suscitando ora l’ira, ora il terrore, ora persino l’indifferenza.

Una lettera inviata ad un amante immaginario, un distinto commerciante che si trova coinvolto in una guerra primordiale, un facoltoso nobile che va a caccia di animali preistorici, un cane che riesce ad incontrare Dio, un ospedale dove la morte si avvicina piano dopo piano, un complotto rivoluzionario ordito durante una serata alla Scala, la vittima di un assassino che cerca vendetta, un fantasma in cerca di alloggio, un ricco mercante trasformato in lebbroso ed un lebbroso miracolato trasformato in un santo, una bomba atomica consegnata a domicilio ed un’altra che esplode nel corso di una parata militare…

… E così via, in una serie di situazioni talvolta spaventose,  e per questo irreali, talvolta disperatamente vere, narrate con quello stile inconfondibile, da reporter d’azione e da grande romanziere, che ha reso Il deserto dei tartari, con la sua atmosfera di ignota attesa, uno dei più grandi capolavori del Novecento letterario italiano.

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