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Racconti neri

di Giorgio Scerbanenco (Mondadori)

Allora le ho mandato le rose. L’avrei uccisa da lontano, senza vederla, senza toccarla. Perché io l’amavo.

Amori struggenti e non corrisposti, vendette che, nella loro crudeltà, appaiono strazianti, delitti a un passo dalla perfezione che vengono scoperti quasi per caso, sentimenti tanto intensi da divenire strumento di morte, gelosie esasperate fino all’autodistruzione, suicidi mancati all’ultimo istante che si trasformano in gioia di vivere, uomini e donne persi nell’oblio che si incontrano senza essersi mai cercati… Un infinito succedersi e intrecciarsi della vita tra felicità e disperazione, tra libertà e prigionia, tra ricerca della giustizia e criminalità più o meno ovvia, dove i protagonisti giocano e danzano ora con l’amore, ora con la morte, ora con la follia.

E, tanto semplici quanto folli, sono i personaggi di questi brevissimi, splendidi racconti del grande scrittore di origine ucraina Giorgio Scerbanenco, che si rivelano in tutta la loro umana e lacerante passionalità, siano essi prede o cacciatori, amanti gelosi o coniugi traditori, sadici assassini o spietati vendicatori, innamorati delusi o sognatori romantici e solitari. Tutti si muovono dentro storie di poche pagine, a volte quasi surreali ma mai impossibili, dipinte a tratti rapidi e precisi, con dettagliata e malinconica chiarezza, quasi fossero le scene di un cortometraggio, e narrate talvolta indirettamente, attraverso luoghi e oggetti che i protagonisti sfiorano nel corso della loro breve avventura.

Una ragazza tedesca sedotta e abbandonata che lascia inutili messaggi d’amore lungo le spiagge italiane, un uomo tornato dall’Antartide che si ritrova completamente solo, una ragazza che sale su un treno per ritrovare un amico ormai perduto per sempre, un ufficiale della Legione che rivendica con violenza il proprio orgoglio di innamorato, padre e figlio che giocano alla guerra e quasi per gioco ricominciano una nuova vita, una ragazza che viene venduta ad un esercito di mercenari, un biscazziere assassino che viene scoperto per uno stupido errore, un uomo che si vende come preda ad un esperto cacciatore, un ragazzo che viaggia con un cadavere nascosto nell’auto, due innamorati che si riuniscono grazie ad una giovane omicida a sua volta innamorata, un uomo che convince la moglie ad uccidersi ma si tradisce con una rivelazione del passato, un giovane medico che salva la sua futura sposa liberandola dalle catene di una follia presunta…

E così tanti altri protagonisti, personaggi semplici o complicati, per questi magnifici Racconti neri sì, ma a tratti inondati di luce, crudeli ma splendidi, colmi di emozione e dolcezza anche tra le ombre più oscure del delitto, costruiti su sfondi sempre diversi e sempre soffusi da una leggera e sottile tristezza. Racconti che potrebbero essere veri nella loro quasi ovvia drammaticità, dove tutto è vissuto con una passione estrema, inarrestabile, impetuosa, nel bene o nel male.

Come accade, del resto, spesso, forse sempre, nella nostra vita.

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Enciclopedia fantastica italiana

enciclopediaVentisette racconti da Leopardi a Moravia (Mondadori) Anche la luce da noi è una cosa che si muove, freme continuamente,  credi di toccarla, in certi momenti, pare che parli.
(M. Bontempelli)

Una raccolta di ventisette racconti, di cui molti purtroppo poco noti, da parte dei più classici autori italiani, per raccontare un genere che la nostra letteratura sottovaluta abbastanza: la fantascienza, il mistero, il sottile intreccio di passione, morte, oscurità e magia, tipico racconto fantastico.

Invece, per quanto in questo contesto vengano spesso considerati prima gli autori stranieri, esistono opere originali, curiose e sorprendenti anche negli autori più “realisti” della nostra cultura, capaci di creare atmosfere gotiche, storie di fantasmi, scenari inquietanti, e persino trame in cui la logica della realtà arriva a sfiorare l’assurdo.

Ecco allora i cadaveri mummificati dello sperimentatore Federico Ruysch che nel racconto di Giacomo Leopardi prendono vita e hanno diritto di protesta, ma solo per pochi minuti. Ugo Tarchetti si perde tra sogni, leggende, castelli incantati e boschi magici, mentre il protagonista del racconto di Carlo Dossi, scrittore a sua volta, diviene preda di un malefico attacco di gelosia.

Fino all’ultimo ci chiederemo se Caterina, la fioraia del racconto di Emilio De Marchi, sarà capace di custodire il segreto del nipote disertore, e il fascinoso poeta Ermes Torranza, raccontato da Antonio Fogazzaro, riuscirà con un’abilità elegante quasi soprannaturale a ricongiungere, in punto di morte, la sua giovanissima amica allo sposo.

Il potere del male di Grazia Deledda nasconde in sé il potere, ben più forte, dell’inganno; Matilde Serao affascina e i lettori con una suggestiva e impressionante processione di San Gennaro, tra santi e peccatori; il vampiro geloso di Luigi Capuana riesce a far ricredere persino il più scettico dei medici. La vendetta del fantasma di Salvatore Di Giacomo appare gelida come un’esecuzione, e la vedova di Ada Negri, sia pure per pochi minuti, vede apparire il marito nell’atletica figura di un gondoliere.

Capaci di infondere la morte quasi senza volerlo, i protagonisti di Italo Svevo e di Luigi Pirandello sembrano provare un piacere perverso nello scoprire la loro dote soprannaturale; l’uomo dei sogni di Giovanni Papini prende vita dalla celebre frase di Shakespeare, e il promesso sposo di Massimo Bontempelli scopre con orrore che, cinquant’anni dopo, la fidanzata lo sta ancora aspettando. Non scopriremo mai da dove arriva la musica nelle stanze della vita di Alberto Savinio, né se la visione di Giorgio Vigolo sia un’allucinazione o una corsa a ritroso nel tempo.

Il tenebroso pirata di Tommaso Landolfi e la sua ciurma arrivano quasi al limite tra l’eros e il sadomaso, e Dino Buzzati, come sempre, crea storie impossibili nella loro terrena semplicità. E’ commovente la storia del mostro innamorato di Carlo Linati, così come i gendarmi di Nicola Lisi che, dopo avere aiutato l’io narrante a trovare lavoro, tornano al loro ruolo di statue di gesso. La sirena di Luigi Antonelli non è certo la semplice fantasia di un marito preoccupato, e i fantasmi ragazzini di Enrico Morovich rendono, finalmente, giustizia alla loro nuova compagna di giochi.

Grottesca ai limiti dell’horror è la bambola tisica di Gianna Manzini, angosciante come un sogno dal brusco risveglio è la casa di Corrado Alvaro, abitato da statue fragilissime e affamate di vita. Terribile è il destino dei condannati a non morire di Alberto Moravia, e della bellissima ragazza a cui il diavolo di Guido Piovene regala l’immortalità.

La raccolta si chiude sulla misteriosa partita a tennis di Mario Soldati, giocata in una notte di luna, a cui i protagonisti del racconto assistono, allibiti, con quarant’anni di ritardo, quasi a lasciarci il dubbio dell’estrema sottigliezza che limita la verità dall’illusione.

Per quanto mi riguarda sono sempre innamorato

sandrodi Sandro Settimj (Mondadori)

Aveva ragione Clara, la signora anziana che ho conosciuto in Calabria: la vita non è necessariamente triste. Dipende solo da come la leggi.

Come aveva fatto, decenni fa, il protagonista de La coscienza di Zeno, anche Ugo, giovane del terzo millennio, arrivato al punto di non ritorno sceglie la strada della psicanalisi e, ispirato dalla sua professione di sceneggiatore televisivo, trasforma le sedute terapeutiche in una serie di travolgenti racconti.

Ragioni per essere “in terapia” sembra averne molte: eterno studente universitario, nel suo immaginario è innamorato di Cenerentola e nella realtà si infatua di donne troppo facili o quasi inavvicinabili, trascinandosi tra la convivenza con il nonno, un’interminabile tesi di laurea e una sfarfallante professione di animatore turistico, con il risultato della malinconia cronica e di un’intermittente tendenza alla depressione.

Ma, a leggerlo con attenzione, nelle 13 contrastate avventure che presenta allo psicanalista colmando gli angoscianti 45 minuti di ogni seduta, Ugo non è poi così perso, anzi, al contrario, si rivela molto meno assurdo delle sue partner, romantico ma abbastanza razionale e piacevolmente autoironico. Animato da una sensibilità estrema, elegantemente mimetizzata nel sarcasmo, Ugo incontra ragazze “esperte” e non, donne reduci da storie fallite tragicamente, ex amiche di gioventù che il tempo ha modellato con crudeltà, giovani disilluse in cerca di sicurezza, mogli e fidanzate annegate nella noia, signore che vivono di ricordi splendidi come le fiabe… 

Nonostante le svolte complicate che le sue storie spesso assumono, egli dimostra sempre di conoscere il senso del rispetto e dell’amicizia, e di possedere una precisa scala di valori dove l’amore, quello vero, ha un suo peso, non intaccato dal sesso estremo e a tutti i costi, che pare invece essere l’ossessione delle sue donne. 

Per quanto mi riguarda sono sempre innamorato è un romanzo, forse in parte autobiografico, perfettamente in sintonia con il nostro tempo. Con una scrittura brillante e sottilmente ironica, l’autore rivela non solo i problemi e i drammi, materiali e sentimentali, dei giovani e meno giovani di oggi, ma anche la paura, l’ansia, il conflitto interiore e le difficoltà nel relazionarsi in una società dove tutto, sì, è fragile e impermanente, ma permangono le insormontabili barriere delle classi sociali.

E dove è ancora possibile, e crediamo lo sarà sempre, vivere un istante di felicità, un frammento di vita unico e irripetibile da portare sempre con sé, un ricordo d’amore forse breve ma eterno. Perché la felicità e la bellezza sono troppo preziose per farsi trovare in un lieto fine: si nascondono invece nell’ombra, ed è la luce con cui il nostro sguardo osserva la vita a scorgerle. 

E anche per Ugo, la brevissima e lacerante felicità nascosta nell’ultima storia, quella che racconterà solo a sé stesso, diventerà la stella di tutta la sua vita: troppo forte per potersi chiudere in 45 minuti di terapia, troppo ardente per potersi ibernare nell’eternità di una favola. Un libro veramente bello, capace di coinvolgere e di far sorridere, un invito non cercare lontano la risposta alle grandi domande della vita, perché spesso sono a pochi passi da noi.

Un giorno altrove

roncoroni okdi Federico Roncoroni (Mondadori)

Siamo lontani sia nello spazio sia nel tempo.

Ma cos’è, l’amore? Passione, complicità, condivisione, fiducia, desiderio. Sesso, in tutte le sue declinazioni più fantasiose. Forse è anche arte, emozione, poesia, tramonti, cieli stellati, pioggia. Forse può essere nostalgia, può essere attesa. Può divenire assenza. L’assenza è lo sfondo della storia d’amore tra Filippo e Isabella, o meglio, del loro reciproco completarsi in un amore eterno. Tanto tenace da non disperdersi nonostante le tragedie che la vita può riservare, tanto forte da resistere al tempo e al dolore, alle interferenze sentimentali, agli oscuri e incomprensibili percorsi del destino.

Filippo, io narrante del romanzo epistolare di Federico Roncoroni, è l’uomo che molte donne vorrebbero avere accanto. Intellettuale coltissimo, vivace e affascinante, libertino per vocazione e per convinzione, scrittore e saggista di successo. Forse, chissà, un alter ego dell’autore. Piacevolmente ironico, abbastanza solitario da apparire misterioso, dolcemente egocentrico, edonista al punto giusto per contrastare le disavventure di una vita che dà e toglie a piacimento e senza preavviso. E le disavventure, nella sua vita, non sono mancate, prima che potesse rinchiudersi in una villa affacciata sul lago, dove la sua vita scorre tra il lavoro, la lettura, pochi amici e qualche appuntamento romantico. Poi, da quel regno del nulla e dei pensieri dispersi che è il web, arriva, inattesa, un’email. È Isabella, l’unico vero e grande amore del seduttore Filippo, che, dopo una separazione improvvisa e drammatica avvenuta sette anni prima, sembra annunciare il proprio ritorno. E in un appassionato, quasi struggente, scambio di parole, la loro storia si riallaccia, intrecciando fittamente nostalgia, passione e ricordi con un ritmo che giorno dopo giorno si fa sempre più serrato.

Non ci è dato di leggere le mail di Isabella, ma dalle risposte Filippo, emozionato per il ritorno di lei e nel contempo impaziente di averla vicina, possiamo percepire chiaramente la forza del filo che li unisce. Apparentemente lontana, quasi distaccata, lei sembra smaniosa di conoscere, con un’insistenza a volte ossessiva, ciò che di lui le è mancato in questi sette anni, ciò che forse non aveva avuto tempo di comprendere nei giorni trascorsi insieme. Il loro era stato un amore intenso, vivo e ardente, dove il sentimento, l’arte, la poesia, la musica, la bellezza e la passione si erano magicamente fusi in un’unica, sublime entità. Un amore indistruttibile, poiché, al di là di tempo e spazio, riesce a rinascere e ad evolversi ancora, completandosi nella virtualità e nella distanza là dove si era interrotto.

A Filippo, però, questo amore fatto di assenza, di lontananza, di citazioni letterarie e di ricordi, non basta più. Egli dapprima spera, poi desidera sempre più intensamente che l’unica donna amata nella sua vita sia ritornata per raggiungerlo e continuare insieme la strada. Percepisce nelle lettere di lei un’emozione repressa, un disagio interiore, una ricerca di spiritualità quasi maniacale alla quale, oltre un certo limite, egli non sa dare risposta. Lui è solo un uomo, innamorato di Isabella, perdutamente e per sempre, esaltato dalla ricomparsa di lei ma disperato per l’incompletezza stessa di questo ricongiungimento. Scrivendosi hanno ripercorso insieme, è vero, quegli anni in cui erano lontani, ma ora lui riesce solo a vedere un futuro condiviso, fino alla fine. Dopo tutto, quel destino che, sette anni prima, ha sottratto Filippo alla morte, è lo stesso che ora li vuole di nuovo insieme.

Ma Isabella è sfuggente, ansiosa, indecisa, a volte dolcissima, a volte pare addirittura che si allontani, e che nasconda a Filippo un segreto. Ed è il suo segreto la chiave che chiuderà tutta la loro storia, dopo cinque mesi di email, il colpo di scena di un destino a prima vista sadico e perverso, ma, ripensandoci, altro non è se non la conferma che l’amore, quando è sincero, quando è profondo, quando è vero, trova sempre ed ovunque la strada e il mezzo per compiersi. Anche da lontano, anche a distanza di tempo, ecco che un giorno, altrove, l’amore eterno ritorna e si rivela.

Saggista, linguista, viaggiatore, Federico Roncoroni ci ha regalato un primo romanzo affascinante, dove l’atmosfera romantica dello scambio di email si unisce ad un’ininterrotta serie di citazioni poetiche. Il romanzo d’amore di un intellettuale del terzo millennio.

Il mondo nuovo

huxleydi Aldous Huxley (Mondadori)

Ma il profumo di Lenina fluttuava ancora intorno a lui, il suo vestito era bianco della polvere che aveva profumato il corpo di lei vellutato.

Asettico e perfetto, e quindi, nella sua perfezione, spaventoso, Il mondo nuovo immaginato da Aldous Huxley negli anni ’30, fortunatamente non si è mai realizzato anche se, nella società di oggi, la manipolazione politica e intellettuale riesce a raggiungere livelli non troppo distanti.

In questo mondo ipertecnologico, pianificato per mantenersi in un equilibrio eternamente e costantemente stabile, nulla avviene più per caso o per legge naturale, il ciclo della vita e l’intero sistema sociale sono ridotti ad una serie di processi scientifici e tecnici, dove emozioni e sentimenti sono stati annientati nel nome del progresso e di un presunto benessere. Gli uomini vengono prodotti in serie, destinati, già prima della nascita, ad una vita futura più o meno brillante: in base alle caratteristiche indotte e predefinite, saranno esseri superiori, dotati di intelligenza e fascino, o inferiori, una sorta di aborti gemelli identici a migliaia, creati unicamente per eseguire lavori umili e pesanti.

Non esiste né amore né odio, né rabbia né passione, tutto, anche l’attrazione fisica, la bellezza, la felicità, sono il risultato di procedure artificiali, di un continuo lavoro di condizionamento della mente che rende impossibile ogni espressione di sé, e dal quale è impossibile evadere se non, temporaneamente e limitatamente, tramite una sostanza allucinogena distribuita gratuitamente, anzi potremmo dire obbligatoria.

In questo ambiente terrificante proprio perché privo di spontaneità, di emozioni e di istinti, c’è però qualcuno che, per una disavventura casuale, è rimasto all’esterno, ai margini della perfezione artificiale: John, il Selvaggio, l’unico nato e sopravvissuto in un ambiente incondizionato, capace ancora di commuoversi alle parole di Shakespeare e di innamorarsi. E che, nonostante la sua breve e tragica apparizione, riuscirà a causare una serie di sconvolgimenti in una società ormai troppo assuefatta ad essere disumana.

Un romanzo fantascientifico ma paradossalmente realista, seguito da un saggio, Ritorno al mondo nuovo, purtroppo tristemente adatto alla nostra epoca.

Vita di uomini non illustri

gpontiggiadi Giuseppe Pontiggia (Mondadori)

Non vuole sacrificare un incontro di anime al fallimento di due corpi.

Una lunga serie di personaggi inesistenti, che Giuseppe Pontiggia ha immaginato nati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del 2000, si snoda per raccontare un’epoca, un succedersi di periodi storici, e per descrivere nei più piccoli dettagli le curiose e spesso sorprendenti singolarità dell’esistenza umana.

Con il caratteristico stile della biografia, di solito utilizzato per le personalità storiche o culturalmente significative, il grande scrittore lombardo si addentra nella Vita di uomini non illustri, vale a dire nella vita di uomini e donne “comuni”, persone che non diverranno mai celebri, svelandone non solo le scelte di vita e le abitudini, ma anche le manie, le fobie, i difetti, le perversioni, con quella tipica precisione cronologica dovuta ai protagonisti della storia.

Il risultato è una scansione di vite umane che assume sfumature diverse nel variare del periodo storico e del luogo di appartenenza, dell’eredità culturale e dell’estrazione sociale, rivelando talvolta conflitti di famiglia, di ideologia o di classe, consuetudini che nel corso degli anni divengono quasi una seconda vita, lati oscuri e ambiguità di un’esistenza apparentemente anonima e priva di colpi di scena. Per quanto immaginari, i ritratti di Giuseppe Pontiggia possiedono, oltre a quella sua tipica vivacità letteraria, una poliedricità di punti di vista capace di rendere alla perfezione la natura controversa e talvolta irrazionale che noi, consapevolmente o no, possediamo.

Un’opera interessante per conoscere meglio un protagonista della letteratura contemporanea, ma anche piacevole per scoprire uno stile di scrittura inedito e arguto.

Come sasso nella corrente

maurocoronadi Mauro Corona (Mondadori)

Tutto il giorno così, tutti i giorni così. Fughe, corse e salti in un mondo fiabesco, vigilato da vette rocciose e sguardi misteriosi di animali che spiavano nascosti, protetti da fitti boschi che oscillavano alla lieve spinta delle brezze estive.

C’è qualcosa di sacro, di oscuro e di magico in questo libro. Qualcosa di malinconico e di splendido, di spaventoso e di fantastico. Sinceramente, non ho mai capito in quale percentuale Mauro Corona sia un narratore, uno scultore e un alpinista, e se l’intreccio tra le tre identità differenti sia causa della singolare profondità della sua scrittura.

Come sasso nella corrente ha il ritmo di una lunga poesia. Di acqua che scorre, di vento tra le foglie, di gocce d’acqua e lacrime, e di silenzio. E’ una fiaba e un dramma nello stesso tempo, dove l’amore, in una forma insolita e quasi incomprensibile, alla fine vince davvero. Vince persino sull’indifferenza, sull’aridità umana, sull’oblio. Nelle prime pagine, una donna si muove tra le stanze di una casa abitata dalle sculture create dalle mani dell’uomo che ama. Ogni volta che lei ne sfiora una, evoca una catena di ricordi. Amore, sì, ma anche nostalgia, follia, rabbia, vissuti e conosciuti molti anni prima, attraverso le parole di lui.

La storia di lui è una storia di dolore, di violenza, di disperazione, di incomprensione, di legami strappati, di desideri distrutti. Ma anche di un’angosciante e continua ricerca, spesso insoddisfatta, d’amore. Nel dramma della sua vita tormentata, però, la bellezza trova una strada nelle sue passioni: l’arte di dare forma e vita al legno, la scrittura, la misteriosa e struggente dolcezza dei boschi e delle montagne. E nel sentimento per lei, per l’unica donna che l’ha conosciuto veramente, e che ora vive la sua storia a distanza perché l’amore non sempre ha bisogno del presente per compiersi, può continuare a crescere e fiorire anche oltre le barriere del tempo e dello spazio.

Forse, qualcuno lo chiamerebbe un amore impossibile, ma scoprirete che non lo è, e che, attraverso una dimensione sconosciuta e misteriosa, di roccia e di bosco, otterrà, infine, il suo trionfo. Un racconto bellissimo, una lezione di vita su quella forza inarrestabile dei sentimenti alla quale oggi abbiamo smesso di credere, sbagliandoci. Perché l’amore, come i sogni, resiste, sempre e ovunque, anche alla morte.