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L’amore del bandito

carlottodi Massimo Carlotto (E/O)

L’amore del bandito. Io lo avrei seguito perché non avevo un amore altrettanto forte che mi tenesse legato a una persona o a un luogo. E poi Rossini è un amico.

Creato dallo scrittore e sceneggiatore Massimo Carlotto, il malinconico e affascinante Marco Buratti detto l’Alligatore, è un investigatore privato totalmente atipico, underground e tendenzialmente “fuorilegge”: ex cantante blues e grandissimo intenditore di musica, non ha una licenza a certificare la sua professione, non sa utilizzare le armi, si trascina quasi per inerzia tra intrighi complicati e splendide donne tanto sensuali quanto evanescenti e pericolose, eternamente perso nella nostalgica visione di un’amore forse non del tutto finito, ma di difficile interpretazione.

Con L’amore del bandito l’Alligatore torna al lavoro dopo un lungo periodo di vacanza, e si trova subito travolto da un’avventura in cui si intrecciano, tra rischio, dramma, musica jazz e un’ironia allegra e malinconica al contempo, la criminalità organizzata internazionale, gli ambigui movimenti che si nascondono dietro al mercato della droga e delle perversioni sessuali, e il sentimento più discusso e conflittuale della natura umana: l’amore, appunto.

L’innamorato protagonista del racconto è Beniamino Rossini, duro, spietato e irriducibile bandito e gentiluomo milanese, collaboratore e grande amico di Marco, sinceramente disperato e pericolosamente disposto a tutto pur di liberare la donna della sua vita, la bellissima ballerina algerina Sylvie, sequestrata con un’evidente e ben precisa professionalità criminale. Un sequestro che, in realtà, nasconde non solo una cruenta vendetta nei confronti di Beniamino, ma anche una ramificata rete di malavita internazionale, attivatasi attorno ad un significativo furto di droga avvenuto diversi anni prima.

Tra serate malinconiche, concerti blues e cene da gourmet, Marco e Beniamino, insieme al terzo amico e socio, il latitante Max, raffinatissimo appassionato di enogastronomia, si impegnano con tutte le loro forze, fisiche e morali, nella ricerca della ragazza, accorgendosi ben presto di essere ormai inevitabilmente incatenati in una labirintica avventura senza vie di uscita, dove qualsiasi azione può rivelarsi fatale e dove l’antico codice morale della malavita non ha più alcun senso.

Il romanzo, abbastanza breve, si sviluppa con un ritmo serrato, trascinante, da  maestro del noir, partendo con il flashback dell’enigmatico furto di droga e procedendo in un’incessante catena di sfide, ricatti, agguati, duelli all’ultimo sangue tra mafia internazionale, malavita italiana, personaggi più o meno ambigui e oscuri che popolano il mondo policromo del crimine. Oltre al fascino, indiscutibile, della narrazione, L’amore del bandito è anche la cronaca realistica di come una criminalità organizzata internazionale, capace di occultarsi e sfuggire a ogni controllo, riesca a controllare le strutture locali, riducendole ad un ruolo subalterno e imperando in un nordest italiano dove coesistono personaggi privi di scrupoli e vittime indifese: un ambiente crudele e violento nel quale ognuno cerca di sopraffare l’altro, e una verità che, sia pure trasfusa dalla tecnica del romanzo, sempre verità rimane. Ma, anche in questa radicata negatività quotidiana, l’amore riesce a trovare il suo posto, e a restituirci quella leggiadra e quasi romantica bellezza che, nonostante tutto, esiste ancora.

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Cristiani di Allah

di Massimiliano Carlotto (edizioni e/0)

…pensai che quella era una storia complicata in cui si incrociavano i destini di amori e di passioni segrete, ma che sarebbero stati il tradimento e la morte a mettere a posto le cose.

Così è, infatti, questo bellissimo romanzo breve di Massimiliano Carlotto: una storia di amore e passione, di tradimenti e di morte, ma anche di schiavitù, di potere, di vendetta e di guerra. Siamo nel 1541, e Algeri appare ai nostri occhi affascinante e terribile, magica e tenebrosa, popolata da personaggi crudeli e ambigui, che della violenza hanno fatto la loro professione.

Anche Redouane Rais è uno di questi professionisti del terrore. Quando lo incontriamo, ha abiurato il Cristianesimo ed è divenuto musulmano per convenienza, così come ha posato la spada da mercenario lanzichenecco per correre i mari sotto la reggenza del Sultano di Costantinopoli, e quando l’armata
di Carlo V attacca la città, con la certezza di una conquista facile, saranno proprio i corsari di Hassan Agha a respingerla brutalmente.

Redouane in battaglia è spietato, temerario, feroce e privo di scrupoli, non gli importa nulla dell’ideologia religiosa né della bandiera sotto cui combatte. Nonostante il suo cinismo sprezzante, e talvolta sadico, ha ancora qualche debolezza: il rimorso, che lo perseguita inesorabilmente ogni notte, e l’amore proibito, la prima ragione per cui ha scelto l’Islam. Ma l’unico oggetto del suo amore, il biondo Othmane, compagno di ventura e di vita, non si dimostra all’altezza della sua coerenza. Frivolo e vanesio, Othmane si innamora follemente di un giovanissimo, e intoccabile, giannizzero, giocando in una partita impossibile a vincersi il proprio destino e quello di Redouane.

In un succedersi di vendette e delitti passionali, nell’ombra delle strade di una città che ha fatto del commercio di schiavi la propria forza economica, Redouane escogita un piano complicato e pericoloso, e in qualche modo riesce a uscirne vivo, ma perderà tutto: l’amore, la bella nave corsara, la voce della giovane schiava Lucia, da lui catturata e da lui resa libera, una voce che diverrà per lui soltanto un altro rimorso.

Tornato cristiano e mercenario, lo vediamo nell’ultima scena, in viaggio verso l’ignoto del Nuovo Mondo: di lui, purtroppo, non ci è dato da sapere altro. Un romanzo affascinante, forte e cruento nel raccontare i supplizi inflitti al corpo, così come nel tracciare finemente le pene più profonde dell’anima.

Scrittore, sceneggiatore e drammaturgo, Massimo Carlotto è celebre per il romanzo autobiografico Il fuggiasco, e per le avventure del detective privato Marco Buratti, l’Alligatore.