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Il liuto e le cicatrici

dkisdi Danilo Kiš (Adelphi)

E non permetta che la letteratura prenda il posto dell’amore. Anche la letteratura è pericolosa. Nulla può sostituire la vita.

Il liuto e le cicatrici, questo piccolo libro recentemente pubblicato da Adelphi, raccoglie sei racconti brevi dello scrittore serbo di origine ebraica Danilo Kiš, ritrovati solo dopo la sua morte, e destinati in origine a far parte dell’Enciclopedia dei morti, l’opera più significativa, ed enigmatica, di questo grande scrittore del Novecento.

Grande scrittore, appunto, ma purtroppo ancora non abbastanza popolare, Danilo Kiš offre a chi si addentra tra le sue pagine l’esperienza di un’avventura, di un viaggio che attraversa il tempo, dove la realtà della storia, e dei suoi drammi, appare così nitida da assumere i colori di un sogno. Vagamente simile a Borges, egli trova nel racconto breve, immediato, quasi fotografico, il proprio genere di narrazione ideale, ma anche l’unico metodo valido per sopravvivere al terrore che ha inondato il Novecento, per condannare ogni forma di oppressione che questo secolo ha vissuto.

Consapevole del fatto che la realtà sia il luogo letterario più misterioso e allucinante, nelle sue narrazioni lascia tornare in vita personaggi veri, sceglie luoghi dove il ruolo dell’immaginario è appena percepibile, racconta storie reali, spesso drammatiche, con una dolcezza onirica, poetica e visionaria, capace di emozionare e di affascinare, sì, ma soprattutto di offrirci, attraverso la bellezza della parola scritta, non solo la verità ma anche la ribellione.

Libero per sua scelta e per sua natura, totalmente privo di simboli e di patria, Danilo Kiš trasforma la scrittura in un’arma, in uno strumento rivoluzionario e rivelatore, condanna gli oppressori con la forza della poesia, si ispira spesso alle tragedie subite dal popolo: l’esilio, l’oblio, l’amore disperato, la memoria distrutta. Arriva a ritrarre la morte, improvvisa o voluta, tema portante della sua opera, quasi con leggerezza. Nei sei racconti, in parte autobiografici, contenuti in questo libro, rivivono alcuni protagonisti della cultura europea: il drammaturgo austriaco Ódón von Horvath, il poeta ungherese Endre Ady, lo scrittore jugoslavo Ivo Andrić, il giornalista e scrittore ucraino Piotr Rawicz, il critico letterario e scrittore russo Andrej Sinjavskij. Una scrittura, quella di Danilo Kiš, apparentemente metafisica, ma invece colma di un realismo estremo, straziante, come se scrivere fosse, nonostante tutto, l’unica via di uscita dall’inferno. Leggetelo.

 

 

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