L’esistenza di dio

rauldi Raul Montanari (Baldini Castoldi Dalai)

Le stelle e la luna si stanno spegnendo, lassù, sopra i rami degli alberi.

A volte sarebbe bello avere la certezza che Dio esista. Che riesca a dare una direzione alla nostra vita, e a mettere ordine là dove noi non siamo stati in grado. Da bambini arriviamo quasi a credere che sia così, poi tutto si deforma, la nostra esistenza si ramifica tra tenebre e fuoco, si addentra in un caos primordiale e insidioso, e ogni speranza, inesorabilmente, crolla.

Se ne rende conto, anche troppo da vicino, Adriano, io narrante de L’esistenza di Dio, questo stupefacente romanzo di Raul Montanari, dove la tensione del noir si incrocia ad una drammaticità esistenziale tanto implacabile da non lasciare scampo. Quando lo incontriamo, Adriano ha appena scontato 5 anni di carcere per la morte della moglie, una tragedia della quale egli si ritiene (ingiustamente?) più colpevole che involontariamente responsabile: una morte rabbiosa e cruenta, forse il culmine, l’unico possibile, di una relazione inquieta, tormentata, estrema tanto nella dolcezza e nella passione quanto nella violenza.

Ma, in qualche modo, gli anni di carcere sono passati, e Adriano dovrebbe, forse anche vorrebbe, ricominciare una nuova vita. Sembra però non sapere da dove iniziare, appare disorientato, confuso dal passato e incerto verso il presente. Insieme a Carlo, l’unico vero amico, e a due ragazze conosciute casualmente, vive in precario equilibrio tra avventura e amore, tra malinconia e desiderio, tra serate divertenti e profonde riflessioni, tra grandi sogni e piccole disavventure.

Ed ecco che al destino di Adriano, o meglio, di tutti e quattro i protagonisti, si intreccia all’improvviso, quasi con grazia, quello di Bruno, ex compagno di cella, legato a lui da un duplice vincolo di riconoscenza e di complicità: Adriano l’ha salvato da uno stupro, e al contempo ha saputo tacere la vera natura di quella che è apparsa come una rissa tra carcerati. Bruno, camorrista gentiluomo, figlio di un potente e temuto boss, non dimentica certo il coraggio e la solidarietà del fratello di carcere, e cerca in tutti i modi, anche i più eccentrici, di dimostrargli la sua riconoscenza.

A suo modo, Bruno è un amico sincero, intelligente, sensibile e per questo doppiamente pericoloso. Perché, se Adriano conosce la sua vera natura e sa mantenere, con classe, le giuste distanze, non è così per Carlo, che si lascia conquistare dal fascino, e dalle promesse, del giovane malavitoso. A questo punto, il dramma interiore di Adriano si volge in una tragedia annunciata che, con un ritmo serrato e crescente, trascina crudelmente tutti con sé. E in un finale vorticoso come le rapide del fiume che fanno da sfondo, in una spettacolare lotta all’ultimo sangue dall’atmosfera western, Adriano dovrà decidere se cedere o resistere: una scelta estrema, quasi un sacrificio, per riscattare sé stesso e difendere le persone che ama.

Un romanzo magnifico, un thriller appassionante dove il confine tra la bellezza e il male, la follia e l’amore, il coraggio e la vendetta appaiono e scompaiono continuamente. Ma dove, alla fine, a prevalere è quella forza, forse disperata, che riesce a restituire alla vita il valore che merita. Bellissimo.

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Schegge

scheggedi Sebastian Fitzek (Elliot)

E’ l’unica possibilità, l’induzione forzata di un’amnesia totale.

Qual è il valore della memoria? Quale importanza hanno i ricordi, anche i più devastanti, quelli che vorremmo non aver mai vissuto, nella nostra esistenza? E se ci fosse data la possibilità di cancellare per sempre dalla nostra mente il ricordo delle esperienze più spaventose, e ricominciare una nuova vita… l’accetteremmo?

Marc Lucas, il protagonista del thriller psicologico Schegge, di ricordi poco piacevoli ne ha tanti, ma potrebbero essere ancora sopportabili se non ce ne fosse uno terribile e doloroso, molto più degli altri: la morte della giovane moglie incinta durante un incidente automobilistico del quale egli si sente colpevole. E, per quanto la causa e il meccanismo dell’incidente nella sua mente appaiano sbiaditi e confusi, la responsabilità di quello che ai suoi occhi è un duplice omicidio ha completamente distrutto la sua vita. Indebolito dal trauma e dalle cure a cui è costretto a sottoporsi, stressato dal rimorso, dalla disperazione e dalla solitudine, nel momento in cui legge l’annuncio dove una prestigiosa clinica medica offre la possibilità di sottoporsi ad un complicato esperimento per imparare a dimenticare, Marc ne viene inevitabilmente attratto…

Ed ecco che la sua vita si trasforma improvvisamente in un incubo, in un labirinto tenebroso e infernale dal quale non esiste alcuna via di uscita, spezzandosi in schegge orribili e laceranti: perché cancellare un ricordo, fosse anche il peggiore, significa cancellare per sempre una parte di noi stessi. Significa cancellare il passato, certo, ma anche il presente, e persino il futuro: tutto quello che è il nostro fragile equilibrio si frantuma, e crolla per sempre. Marc ha solo risposto ad un test, in realtà non ha ancora deciso di prendere parte all’esperimento, ma ecco che ha già perso tutto ciò che possedeva: non riesce a rientrare nella sua casa, il nome sul campanello è cambiato, c’è qualcun altro al suo posto di lavoro, nessuno lo riconosce, persino la famosa clinica medica sembra essere scomparsa nel nulla…

Ma cosa sta accadendo a Marc? Il dolore per la morte della moglie lo sta facendo lentamente impazzire, come afferma il suocero Constantin? O forse è la cavia inconsapevole di un esperimento tanto rischioso quanto sadico? O forse ancora, come sospetta l’enigmatica Emma, qualcuno vuole davvero cancellare la sua memoria a causa di alcune informazioni compromettenti di cui è, inconsapevolmente, in possesso?

Alla sua allucinante avventura si intreccia quella del fratello Benny, che cerca di liberarsi dalla crudele tirannia di un criminale con il quale si è ingenuamente indebitato di un’enorme somma di denaro.

Scopriremo, alla fine, che il dramma psicologico di Marc e l’avventura noir di Benny convertono verso un unico, elevato, finale, ma il destino ormai seguirà il suo corso, stravolgendo anche l’intrigo sentimentale ed esistenziale che intreccia i due fratelli. E, se a quel punto nemmeno noi saremo più in grado di distinguere la realtà dalla visione, perdendoci in quel luogo senza tempo che racchiude il senso della vita e della morte, avremo però compreso come sarebbe davvero terribile e folle rinunciare ai ricordi e cancellarli. Perché sono proprio i ricordi, splendidi o terrificanti che siano, a dare senso alla fragilità della nostra esistenza. Un’esistenza che a volte ci appare piatta e priva di significato, ma che non può, e non deve, essere piegata al nostro volere: otterremmo solo una delusione, o una tragedia.

Non è una lettura facile, questo romanzo dell’autore tedesco Sebastian Fitzek (del resto nessuno dei suoi thriller è una lettura facile…), dove l’introspezione e l’autoanalisi sconfinano con l’horror , ma è davvero molto, molto profondo.

Enciclopedia fantastica italiana

enciclopediaVentisette racconti da Leopardi a Moravia (Mondadori) Anche la luce da noi è una cosa che si muove, freme continuamente,  credi di toccarla, in certi momenti, pare che parli.
(M. Bontempelli)

Una raccolta di ventisette racconti, di cui molti purtroppo poco noti, da parte dei più classici autori italiani, per raccontare un genere che la nostra letteratura sottovaluta abbastanza: la fantascienza, il mistero, il sottile intreccio di passione, morte, oscurità e magia, tipico racconto fantastico.

Invece, per quanto in questo contesto vengano spesso considerati prima gli autori stranieri, esistono opere originali, curiose e sorprendenti anche negli autori più “realisti” della nostra cultura, capaci di creare atmosfere gotiche, storie di fantasmi, scenari inquietanti, e persino trame in cui la logica della realtà arriva a sfiorare l’assurdo.

Ecco allora i cadaveri mummificati dello sperimentatore Federico Ruysch che nel racconto di Giacomo Leopardi prendono vita e hanno diritto di protesta, ma solo per pochi minuti. Ugo Tarchetti si perde tra sogni, leggende, castelli incantati e boschi magici, mentre il protagonista del racconto di Carlo Dossi, scrittore a sua volta, diviene preda di un malefico attacco di gelosia.

Fino all’ultimo ci chiederemo se Caterina, la fioraia del racconto di Emilio De Marchi, sarà capace di custodire il segreto del nipote disertore, e il fascinoso poeta Ermes Torranza, raccontato da Antonio Fogazzaro, riuscirà con un’abilità elegante quasi soprannaturale a ricongiungere, in punto di morte, la sua giovanissima amica allo sposo.

Il potere del male di Grazia Deledda nasconde in sé il potere, ben più forte, dell’inganno; Matilde Serao affascina e i lettori con una suggestiva e impressionante processione di San Gennaro, tra santi e peccatori; il vampiro geloso di Luigi Capuana riesce a far ricredere persino il più scettico dei medici. La vendetta del fantasma di Salvatore Di Giacomo appare gelida come un’esecuzione, e la vedova di Ada Negri, sia pure per pochi minuti, vede apparire il marito nell’atletica figura di un gondoliere.

Capaci di infondere la morte quasi senza volerlo, i protagonisti di Italo Svevo e di Luigi Pirandello sembrano provare un piacere perverso nello scoprire la loro dote soprannaturale; l’uomo dei sogni di Giovanni Papini prende vita dalla celebre frase di Shakespeare, e il promesso sposo di Massimo Bontempelli scopre con orrore che, cinquant’anni dopo, la fidanzata lo sta ancora aspettando. Non scopriremo mai da dove arriva la musica nelle stanze della vita di Alberto Savinio, né se la visione di Giorgio Vigolo sia un’allucinazione o una corsa a ritroso nel tempo.

Il tenebroso pirata di Tommaso Landolfi e la sua ciurma arrivano quasi al limite tra l’eros e il sadomaso, e Dino Buzzati, come sempre, crea storie impossibili nella loro terrena semplicità. E’ commovente la storia del mostro innamorato di Carlo Linati, così come i gendarmi di Nicola Lisi che, dopo avere aiutato l’io narrante a trovare lavoro, tornano al loro ruolo di statue di gesso. La sirena di Luigi Antonelli non è certo la semplice fantasia di un marito preoccupato, e i fantasmi ragazzini di Enrico Morovich rendono, finalmente, giustizia alla loro nuova compagna di giochi.

Grottesca ai limiti dell’horror è la bambola tisica di Gianna Manzini, angosciante come un sogno dal brusco risveglio è la casa di Corrado Alvaro, abitato da statue fragilissime e affamate di vita. Terribile è il destino dei condannati a non morire di Alberto Moravia, e della bellissima ragazza a cui il diavolo di Guido Piovene regala l’immortalità.

La raccolta si chiude sulla misteriosa partita a tennis di Mario Soldati, giocata in una notte di luna, a cui i protagonisti del racconto assistono, allibiti, con quarant’anni di ritardo, quasi a lasciarci il dubbio dell’estrema sottigliezza che limita la verità dall’illusione.

Y

ydi Serge Quadruppani (Marsilio)

Il rumore e il calore lo svegliano. La porta è bruciata e la fornace brontola. Si rialza. In mezzo al fumo sente gli urli dei ribelli della Grande Moschea, il crepitio dei mitragliatori della guardia beduina, gli urli dei feriti che vengono finiti all’arma bianca. 

E’ in questo labirintico romanzo, il primo della trilogia di noir dello scrittore francese e militante politico Serge Quadruppani, che incontriamo per la prima volta Emile Krachevski, o meglio, Emile K., il tenebroso e sensuale investigatore privato, ex agente super speciale dell’antiterrorismo francese. La sua storia potrebbe già  essere un romanzo, e appare, infatti, nello svolgersi di Y, quasi fosse un racconto nel racconto, narrata dallo spietato e brillante medico arabo Aboub, che cerca di estorcere preziose informazioni dalla mente del glaciale detective, prima di cancellare per sempre la sua memoria.

Inutile dire che Emile K. non è persona da cedere neanche all’orrore di una simile vessazione e, come ci aspettiamo, riuscirà a sfuggirne con spettacolare successo, sebbene restino in lui le tracce di uno smarrimento confuso tra la nostalgia e il rimpianto. Una reazione normale, forse, in un ex rivoluzionario che, per le avversità del destino e della storia, è salito lungo le vie impervie di una sfavillante quanto straziante carriera militare, uscendone dilaniato sia da un senso del dovere quasi nichilista, sia da un codice etico cristallino.

Ma come ha fatto questa volta, Emile K., a finire in questo guaio? I romanzi di Serge Quadruppani hanno la particolarità di non mancare di nulla: dall’amore al terrorismo internazionale, dalla passione al commercio di droga, dal sesso agli intrighi mafiosi, dalla crudeltà alla dolcezza. Inoltre, la struttura intricata e il succedersi dei colpi di scena, ci rendono dipendenti da una lettura che, se da una parte non riusciamo a interrompere, dall’altra vorremmo non terminasse mai, chiedendoci quale sorpresa troveremo nella pagina successiva.

A ingaggiare il temerario Emile questa volta è stata Adele, per ritrovare la sorella Annie, scomparsa nel nulla insieme ad Alex Varga, banchiere, padre del malinconico e tormentato Claude ed ex eroe della Resistenza francese, e a una valigia dal misterioso (soldi? droga? documenti segreti?) contenuto. Alla ricerca della valigia, e quindi di Claude, al quale il padre ha lasciato solo un’enigmatica lettera, si muove rapidamente tutta la parte più temibile del mondo, servizi segreti, partiti politici, mafia, trafficanti di droga, integralisti religiosi, in una specie di caccia al tesoro dalle potenzialità devastanti e letali. Chissà, forse il contenuto è la spaventosa Angel Dust, la droga che trasforma chi l’assume in un pazzo sadico e violento, o forse un documento tanto compromettente da poter diventare la firma di un trattato di pace tra le forze oscure dell’Islam e della politica internazionale.

In tutto questo rincorrersi di potere, vendetta, rabbia e inganno, sullo sfondo di una Parigi in bianco e nero e di una Provenza inondata di pioggia, alla storia noir si intrecciano le emozioni dei protagonisti, il dramma di Claude, incatenato dall’eroina e dall’amore, di Adele, innamorata a sua volta, e legata alla sorella da quello stesso segreto scomparso con lei. E, in un finale che giunge improvviso, quando ormai ce ne aspettavamo un altro, scopriremo che l’impassibile Emile poi tanto impassibile non è, ma anche lui, come tutti, per quanto forte nel suo ruolo di professionista immune alla violenza umana, è preda di quei rapidi, ma strazianti, squarci di emozione, di quegli irrazionali momenti di delirio che la ragione non vorrebbe ammettere.

Non semplice, ma molto bello.

Rue de la cloche

di Serge Quadruppani (Marsilio)

Ad un anno di distanza dalla versione italiana di Y, torna ancora una volta Emile Krachevski, o meglio, Emile K., l’eccentrico e affascinante investigatore/ex agente speciale dell’antiterrorismo francese, allontanato (o allontanatosi?) ufficialmente dal servizio per un’apparente crisi di identità causata da motivi oscuri. Ma sempre ben disposto, con un piacere quasi perverso, a gettarsi dentro quegli intrighi internazionali e spaventosi creati dalla mente di Serge Quadruppani, scrittore, saggista e traduttore francese, non solo per attirarci nei labirinti del romanzo noir, ma per raccontare attraverso di esso la storia del nostro tempo.

Protagonista di Rue de la Cloche è Leon Jaquet, personaggio disilluso e tristemente romantico, traduttore di professione, residente, appunto, in questa periferica e quasi sconosciuta stradina, non per niente luogo prediletto dai clochard, appunto, che possiede ben poco della storica eleganza di Parigi.

Inconsapevolmente, Leon si trova ad avere tra le mani l’unica copia manoscritta di Death Job, un romanzo inchiesta terribilmente realistico in cui sono svelate le impensabili e sadiche speculazioni di prestigiose banche e brands multinazionali, in un raggio d’azione che coinvolge gli interessi di tutto il mondo, dal Giappone, agli Stati Uniti, al Medioriente, dove è in corso la prima guerra del Golfo.

Ma purtroppo, lo sfortunato traduttore non ha né letto, nè tanto meno tradotto, Death Job, ma ha addirittura passato il lavoro alla bella e capricciosa amante Juliette, da cui si separa brutalmente dopo un litigio durante il quale il prezioso manoscritto viene perduto. E così, ecco che in pochi istanti tutto il mondo si lancia alla caccia di Leon, considerato il privilegiato possessore francese di un documento che in altri paesi è già nelle mani di spie, terroristi e servizi segreti. Ritenuto, erroneamente, a conoscenza di quei brucianti segreti che il falso romanzo contiene, Leon (che il romanzo non lo ha mai nemmeno letto) viene imbrigliato in un intrigo letale tra mafiosi giapponesi, polizia segreta, impresari di banche estere e anarchici combattivi.

A questo punto, sulle tracce di Leon abbandonato e deluso, entra in scena inevitabilmente Emile K., infallibile, spietato, esasperante fino al limite estremo, e la storia prosegue in un’incessante catena di colpi di scena, inseguimenti e fughe, scontri a fuoco e omicidi, catturando tutta la nostra attenzione.

Con una maestria narrativa che si muove tra il romanzo e il saggio politico, Serge Quadruppani ritrae, dietro alle scene d’azione e di violenza tipiche del noir, il mondo contemporaneo, lo spostamento degli interessi e delle speculazioni internazionali avvenuto dopo il crollo del Muro e del blocco sovietico, delinea i nuovi piani di controllo del mondo, critica il falso idealismo e l’ambiguo perbenismo di alcune correnti politiche solo apparentemente “popolari”.

Il tutto con uno stile splendidamente trascinante, con una scrittura quasi cinematografica, scandita in fotogrammi visivamente distinti e percepibili, e in intrecci di storie e personaggi che sembrano perdersi di vista per poi ricongiungersi, restituendoci di nuovo la giusta direzione del racconto. Bellissimo.

Felici e contente

felici e contentedi Corrado Premuda Al Palazzo della Bella Addormentata si poteva soggiornare da una a tre notti pagando una cifra onesta ed era assicurato un riposo profondo e completo.

E’ probabile che Corrado Premuda, scrittore, giornalista, insegnante e autore di testi teatrali, abbia pensato a queste fantastiche rielaborazioni di alcune celebri fiabe rivolgendosi ad un pubblico di giovanissimi lettori. Ma in verità, come in tutti i suoi racconti, quella particolare atmosfera sospesa tra l’illusione e la memoria, quella realtà offuscata da un sottile, forse possibile, incantesimo, rende le storie affascinante per i lettori di qualsiasi età. Inoltre, la particolarità di aver dato voce, e potere decisionale, alle protagoniste stesse delle fiabe, spesso relegate in un ruolo di “first lady” affascinanti ma socialmente inutili, rende omaggio alle donne, vittime di una vanità maschile che le vuole eternamente bellissime e compiacenti.

Negli otto racconti di cui si compone questa piccola raccolta, incontriamo i personaggi e gli ambienti che probabilmente abbiamo già conosciuto, ma il tempo delle fiabe è finito, il lieto fine si è compiuto e, esauritosi l’entusiasmo iniziale, la loro vita è tornata ad essere noiosa, insoddisfacente, piena di problemi e di rimorsi. A questo punto, grazie alla penna di Corrado Premuda, le eroine fiabesche si trasformano, stravolgono passato e presente e assumono una  nuova identità.

Ed ecco allora una Cenerentola senza più il brivido della mezzanotte incombente, annoiata e depressa dalla vita di corte, e una Biancaneve pentita d’aver condannato a morte la matrigna, che insieme al marito cerca un modo per renderle omaggio. Gretel, intraprendente donna d’affari, comprende che i tempi e il mercato cambiano, e trascina il fratello in una nuova avvincente attività di “contractor” a caccia di streghe, e il castello della Bella Addormentata, regno della tranquillità, si trasforma invece in un sofisticato resort per chi è in cerca di relax. Se Cappuccetto Rosso, avvolta da un’atmosfera vagamente horror, subisce le dure conseguenze di una licantropia di cui è ignara, la lupa astuta e predatrice dei Tre Porcellini rende giustizia alla parte femminile della sua specie, e riporta l’armonia nella coppia e nella famiglia. Rapunzel, triste per aver persa la magnifica treccia di capelli, si rende però conto di avere ottenuto in cambio il raro dono di un buon matrimonio, e di avere evitata una vita di anonima povertà, mentre Bella si accorge tristemente che la Bestia, mutata in un uomo affascinante di cui ora è moglie, non è più interessato né innamorato di lei, e mette in atto la sua sadica vendetta.

Otto fiabe piacevoli da leggere, ora divertenti, ora malinconiche, e tutte con un contenuto, forse un po’ nascosto tra le righe, profondamente reale, per ricordarci che i sogni sì, son desideri, ma il saperli realizzare è il risultato di un difficile equilibrio tra magia, verità e coerenza.

Casa di riposo Michail Bakunin

casa di riposodi Daniele Borghi (Giulio Perrone Editore)

È ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile.
(Michail Bakunin)

Non so se esista, o sia mai esistita, qualcosa di simile alla Casa di riposo Michail Bakunin: un luogo sospeso tra il sogno e la nostalgia, dove dodici “ragazzi” del Novecento, ex partigiani, rivoluzionari e rigorosamente anarchici, vivono i loro ultimi anni di vita tra solitudine e ricordi, in una piccola comunità dove hanno costruito un perfetto equilibrio di ideali, solidarietà e rispetto.

Certo è che quando Danilo, il giovane io narrante del romanzo di Daniele Borghi, scopre l’esistenza di questa strana “casa di riposo” velata dalle nebbie mantovane, comprende subito di essere di fronte a qualcosa di straordinario.

Per lui è un periodo drammatico, quasi disperato. Incapace di adattarsi ad una società dove imperano ingiustizia, disonestà e giochi di potere, bloccato da una situazione economica e famigliare difficile e perso nell’inutile ricerca di un lavoro, risponde all’annuncio della Casa di riposo Michail Bakunin di Mantova con la diffidenza di un autoemarginato ma, contro ogni previsione, viene invitato a presentarsi il giorno dopo per quella che potrebbe essere una prova decisiva.

Per ottenere il posto, non sono necessari esperienza o titoli di studio, ma solo la voglia di lavorare, e un unico requisito: quello di condividere gli ideali dell’anarchia. Una richiesta che per Danilo non rappresenta una difficoltà: al di là di ogni retorica e simbologia, egli è anarchico di natura, antifascista nel dna, geneticamente refrattario ad ogni forma di potere, di repressione, di prevaricazione. E così, salutati i suoi unici due amici, un’anziana ex prostituta e un geniale meccanico extracomunitario, Danilo parte per Mantova, e inizia la sua avventura come “tuttofare” nella comunità di vecchi anarchici.

Un impatto non semplice: il ragazzo deve fare i conti con il lavoro impegnativo, con il carattere ribelle e stravagante dei dodici ospiti, e soprattutto con la loro acutissima e selvaggia ironia. Ma, giorno dopo giorno, Danilo riesce a instaurare con loro una profonda amicizia, a conquistarne la fiducia, a scoprire che dietro il disilluso sarcasmo dei vecchi rivoluzionari si nascondono un indomabile spirito di rivolta e un’inattesa, poetica dolcezza… E allora, perché non chiudere in bellezza una vita trascorsa a lottare? Con l’esperienza, e le armi, di dodici ex guerriglieri sopravvissuti ai peggiori eventi del XX secolo, e ancora capaci di “resistere”,  rovesciare un sistema politico corrotto è quasi un gioco… Danilo espone il suo utopico progetto ad Alfonso, guerriero e poeta, leader carismatico del gruppo, e vede l’antica luce del desiderio di libertà brillare nei suoi occhi azzurri…

Non voglio raccontare oltre: sarà il piacere della lettura a rivelare ogni istante di questa storia affascinante, quasi simile ad una fiaba, dove agli ideali più elevati  si intrecciano i conflitti tra ragione e sentimento a cui è soggetta la nostra specie. E anche il romantico sogno di Danilo verrà stravolto da un destino crudelmente umano, attraverso il quale egli incontrerà da vicino la violenza, la morte, il degrado morale, ma anche la generosità, la riconoscenza e l’altruismo.

Non sapremo mai se il progetto rivoluzionario dei nostalgici compagni di Danilo avrà un seguito, forse si realizzerà in un’altra epoca, forse quando loro, e noi, non ci saremo più. Ma, grazie alla loro storia, alla loro vita trascorsa in gran parte nel difendere la verità e la giustizia, spesso fino al sacrificio, anche noi possiamo imparare che i sogni, quando sono mossi dall’impeto della libertà, non muoiono mai, ma rinascono continuamente, decennio dopo decennio, generazione dopo generazione.

Di Daniele Borghi non si sa molto. Abita a Roma e, come molti scrittori, nella vita ha fatto un po’ di tutto. Con Casa di riposo Michail Bakunin, il suo quarto romanzo, ci ha regalato una storia appassionante, un ritratto del nostro tempo con tutte le sue contraddizioni, e un invito a non arrendersi mai.