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Enciclopedia fantastica italiana

enciclopediaVentisette racconti da Leopardi a Moravia (Mondadori) Anche la luce da noi è una cosa che si muove, freme continuamente,  credi di toccarla, in certi momenti, pare che parli.
(M. Bontempelli)

Una raccolta di ventisette racconti, di cui molti purtroppo poco noti, da parte dei più classici autori italiani, per raccontare un genere che la nostra letteratura sottovaluta abbastanza: la fantascienza, il mistero, il sottile intreccio di passione, morte, oscurità e magia, tipico racconto fantastico.

Invece, per quanto in questo contesto vengano spesso considerati prima gli autori stranieri, esistono opere originali, curiose e sorprendenti anche negli autori più “realisti” della nostra cultura, capaci di creare atmosfere gotiche, storie di fantasmi, scenari inquietanti, e persino trame in cui la logica della realtà arriva a sfiorare l’assurdo.

Ecco allora i cadaveri mummificati dello sperimentatore Federico Ruysch che nel racconto di Giacomo Leopardi prendono vita e hanno diritto di protesta, ma solo per pochi minuti. Ugo Tarchetti si perde tra sogni, leggende, castelli incantati e boschi magici, mentre il protagonista del racconto di Carlo Dossi, scrittore a sua volta, diviene preda di un malefico attacco di gelosia.

Fino all’ultimo ci chiederemo se Caterina, la fioraia del racconto di Emilio De Marchi, sarà capace di custodire il segreto del nipote disertore, e il fascinoso poeta Ermes Torranza, raccontato da Antonio Fogazzaro, riuscirà con un’abilità elegante quasi soprannaturale a ricongiungere, in punto di morte, la sua giovanissima amica allo sposo.

Il potere del male di Grazia Deledda nasconde in sé il potere, ben più forte, dell’inganno; Matilde Serao affascina e i lettori con una suggestiva e impressionante processione di San Gennaro, tra santi e peccatori; il vampiro geloso di Luigi Capuana riesce a far ricredere persino il più scettico dei medici. La vendetta del fantasma di Salvatore Di Giacomo appare gelida come un’esecuzione, e la vedova di Ada Negri, sia pure per pochi minuti, vede apparire il marito nell’atletica figura di un gondoliere.

Capaci di infondere la morte quasi senza volerlo, i protagonisti di Italo Svevo e di Luigi Pirandello sembrano provare un piacere perverso nello scoprire la loro dote soprannaturale; l’uomo dei sogni di Giovanni Papini prende vita dalla celebre frase di Shakespeare, e il promesso sposo di Massimo Bontempelli scopre con orrore che, cinquant’anni dopo, la fidanzata lo sta ancora aspettando. Non scopriremo mai da dove arriva la musica nelle stanze della vita di Alberto Savinio, né se la visione di Giorgio Vigolo sia un’allucinazione o una corsa a ritroso nel tempo.

Il tenebroso pirata di Tommaso Landolfi e la sua ciurma arrivano quasi al limite tra l’eros e il sadomaso, e Dino Buzzati, come sempre, crea storie impossibili nella loro terrena semplicità. E’ commovente la storia del mostro innamorato di Carlo Linati, così come i gendarmi di Nicola Lisi che, dopo avere aiutato l’io narrante a trovare lavoro, tornano al loro ruolo di statue di gesso. La sirena di Luigi Antonelli non è certo la semplice fantasia di un marito preoccupato, e i fantasmi ragazzini di Enrico Morovich rendono, finalmente, giustizia alla loro nuova compagna di giochi.

Grottesca ai limiti dell’horror è la bambola tisica di Gianna Manzini, angosciante come un sogno dal brusco risveglio è la casa di Corrado Alvaro, abitato da statue fragilissime e affamate di vita. Terribile è il destino dei condannati a non morire di Alberto Moravia, e della bellissima ragazza a cui il diavolo di Guido Piovene regala l’immortalità.

La raccolta si chiude sulla misteriosa partita a tennis di Mario Soldati, giocata in una notte di luna, a cui i protagonisti del racconto assistono, allibiti, con quarant’anni di ritardo, quasi a lasciarci il dubbio dell’estrema sottigliezza che limita la verità dall’illusione.

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Fiaba il Mago

fiabadi Emiliano Billai (La Piccola Volante)

Nessun Dio si è pentito delle stragi fatte in suo nome

Ma chi è, in realtà, questo mago tenebroso e affascinante? Questo ragazzo che cammina sui tetti, sale per scale invisibili, passa attraverso porte che disegna e cancella a suo piacimento? Che lascia ovnunque segni d’inchiostro e da questi segni prendono vita oggetti, paesaggi, città, popoli,  montagne, e persino la morte? Chi è questo poeta maledetto che si indigna di fronte a chi si ostina a vedere il blu nel cielo nero inchiostro delle notti senza luna?

Forse è Dio, forse è Satana, forse entrambe le cose, perché non esiste perfezione al mondo, anzi, al contrario, la bellezza sta nell’imperfetto, nel dispari, in ciò che la pubblica opinione condanna, ignora o rinchiude. Con la forza dell’imperfezione, con la legge spietata dell’amore puro e la sensibilità estrema di chi rispetta la vita perché conosce il valore della morte, Fiaba il Mago è un dio creatore, un giustiziere, un rivoluzionario, un artista anarchico e ribelle, i cui eccessi toccano gli estremi della dolcezza e dell’ira. Un angelo fuggito dal cielo, e ugualmente capace di un amore sterminato come di un odio sterminatore.

Pochi lo vedono, pochi lo percepiscono, pochissimi riescono a comprenderlo. Nella sua lotta per una giustizia che si rivolge ai più emarginati, tra uomini e animali, alle vittime di discriminazioni nate dall’ipocrisia, dal perbenismo, dalla brama di potere, egli incontra quei personaggi “imperfetti”, esclusi da chi si ritiene “normale”, esseri viventi che vivono contro ogni logica, e che il mondo rifiuta.

La storia di Fiaba il Mago è un racconto dark, una favola oscura e abbagliante al contempo il cui stile di scrittura stesso oltrepassa e ignora le norme letterarie, dove gli eventi e i dialoghi si susseguono senza una regola precisa, stravolgendo ogni schema predefinito. Ai lettori non resta altro da fare se non lasciarsi trascinare dall’opera splendida e spaventosa che il giovane mago crea pagina dopo pagina, ai suoi disegni che trascendono dalla realtà o forse, più probabilmente, ne rivelano l’essenza più profonda. Emiliano Billai, autore e illustratore, ci ha regalato un libro affascinante proprio come il protagonista, colmo di sentimenti spesso contrastanti ma sempre elevati alla massima potenza, di mistero e di emozioni sospese in equilibrio tra l’ignoto e il fantastico.

E tutti i mostri saranno uccisi

viandi Boris Vian (Marcos y Marcos)

Ebbene, è molto piacevole vedere due belle ragazze che fanno l’amore. E’ uno spettacolo nuovo per me, ma mi abituo molto in fretta.

Scrittore, poeta, traduttore, ingegnere, musicista jazz, attore, e tante altre cose, Boris Vian, vivace protagonista della vita intellettuale notturna di Parigi, è autore di una decina di romanzi, tra cui La schiuma dei giorni, una divertente opera surrealista costruita in gran parte da giochi di parole e neologismi, e una serie di thriller piuttosto forti, al punto che, per evitare la censura, sono firmati con lo pseudonimo di Vernon Sullivan.

Ed è proprio Vernon Sullivan, l’alter ego “americano” di Boris Vian, l’autore di questo travolgente E tutti i mostri saranno uccisi, una storia grottesca e divertente in cui noir, fantascienza ed erotismo si intrecciano creando una trama fitta e intricata, ricca di colpi di scena, drammatica e allegra al contempo. Protagonista principale della vicenda, il bellissimo Rock Bailey, giovane atletico e narcisista, rinomato in società per aver ottenuto il titolo di Mister Los Angeles, il quale, a causa del suo fascino e del suo fisico perfetto, diviene oggetto di uno strano e breve sequestro a sfondo apparentemente sessuale.

In realtà, l’intrigo è ben più complicato, e l’ingenuo e simpatico Rock viene coinvolto nel demenziale progetto genetico del dottor Schutz, la cui intenzione è quella di “perfezionare” fisicamente la natura umana attraverso la riproduzione controllata di soggetti esteticamente selezionati, fino ad ottenere un’umanità clonata ma bellissima.

Costretto ad improvvisarsi investigatore, Rock, in compagnia dell’agente segreto Mike e di altri pittoreschi collaboratori, passa attraverso una serie di avventure tragiche e assurde, tra uomini d’acciaio e splendide donne bisex, tra giochi erotici e terrificanti metodi di eliminazione degli elementi imperfetti. Ma solo alla fine riusciremo a capire se la bellezza totale, e totalmente artificiale, riuscirà o meno a trionfare sulle naturali, fantasiose e comunque affascinanti imperfezioni dell’umanità.

Il mondo nuovo

huxleydi Aldous Huxley (Mondadori)

Ma il profumo di Lenina fluttuava ancora intorno a lui, il suo vestito era bianco della polvere che aveva profumato il corpo di lei vellutato.

Asettico e perfetto, e quindi, nella sua perfezione, spaventoso, Il mondo nuovo immaginato da Aldous Huxley negli anni ’30, fortunatamente non si è mai realizzato anche se, nella società di oggi, la manipolazione politica e intellettuale riesce a raggiungere livelli non troppo distanti.

In questo mondo ipertecnologico, pianificato per mantenersi in un equilibrio eternamente e costantemente stabile, nulla avviene più per caso o per legge naturale, il ciclo della vita e l’intero sistema sociale sono ridotti ad una serie di processi scientifici e tecnici, dove emozioni e sentimenti sono stati annientati nel nome del progresso e di un presunto benessere. Gli uomini vengono prodotti in serie, destinati, già prima della nascita, ad una vita futura più o meno brillante: in base alle caratteristiche indotte e predefinite, saranno esseri superiori, dotati di intelligenza e fascino, o inferiori, una sorta di aborti gemelli identici a migliaia, creati unicamente per eseguire lavori umili e pesanti.

Non esiste né amore né odio, né rabbia né passione, tutto, anche l’attrazione fisica, la bellezza, la felicità, sono il risultato di procedure artificiali, di un continuo lavoro di condizionamento della mente che rende impossibile ogni espressione di sé, e dal quale è impossibile evadere se non, temporaneamente e limitatamente, tramite una sostanza allucinogena distribuita gratuitamente, anzi potremmo dire obbligatoria.

In questo ambiente terrificante proprio perché privo di spontaneità, di emozioni e di istinti, c’è però qualcuno che, per una disavventura casuale, è rimasto all’esterno, ai margini della perfezione artificiale: John, il Selvaggio, l’unico nato e sopravvissuto in un ambiente incondizionato, capace ancora di commuoversi alle parole di Shakespeare e di innamorarsi. E che, nonostante la sua breve e tragica apparizione, riuscirà a causare una serie di sconvolgimenti in una società ormai troppo assuefatta ad essere disumana.

Un romanzo fantascientifico ma paradossalmente realista, seguito da un saggio, Ritorno al mondo nuovo, purtroppo tristemente adatto alla nostra epoca.

Era una gioia appiccare il fuoco

di Ray Bradbury (Mondadori)

Vi dico che era Usher e l’ho vista crollare di nuovo, come nel racconto.

Scritto nel 1953 da Ray Bradbury, Fahrenheit 451, di cui è nota la versione cinematografica di Francois Truffaut, è uno tra i più celebri classici di fantascienza del Novecento. L’atmosfera angosciante che incombe in ogni scena, l’immagine tenebrosa dei vigili del fuoco armati di lanciafiamme, violenti e implacabili distruttori della parola scritta, la fredda apatia in cui le persone sono costrette a vivere, tra pubblicità e vacui programmi televisivi, hanno reso quest’opera un’inquietante ritratto della più temibile persecuzione esercitata dal potere: l’annientamento della cultura e della libertà di espressione.

Nei sedici racconti, alcuni brevissimi, raccolti in Era una gioia appiccare il fuoco, compaiono le idee e le riflessioni dalle quali ha avuto origine lo straordinario romanzo, la cui trama in gran parte già si rivela nelle due versioni preliminari, Molto dopo mezzanotte (mai pubblicato in Italia) e Il pompiere, dove Leonard Montag si scopre all’improvviso affascinato dai libri che, per professione, distrugge.

Ovunque è presente l’atmosfera gelida e inquietante di un luogo reso asettico e privato di ogni emozione, dove è proibito leggere, passeggiare, discorrere, incontrarsi, dove ogni gesto e parola vengono controllati a distanza. Un luogo dove incombe la paura della repressione e la minaccia della guerra imminente, dove le armi nucleari potrebbero distruggere tutto da un minuto all’altro. Incontriamo qui, per la prima volta, i celebri vigili del fuoco, incendiari e sterminatori di libri, ma anche le più inaspettate e violente forme di resistenza contro questa spaventosa dittatura, sullo scenario apocalittico di un mondo che va distruggendosi proporzionalmente ai libri bruciati.

Non solo gli uomini si ribellano, fuggono e imparano a  memoria le opere della letteratura per poterle recuperare, ma anche i protagonisti stessi del patrimonio letterario, gli scrittori del brivido, addirittura i loro personaggi, si armano per affrontare quel nemico che li ha condannati al rogo.

Tra morti rinati o fuggiti dalla tomba, esplosioni, guerre interplanetarie e universi paralleli, incontriamo Edgar Allan Poe, naturalmente, maestro del terrore e demiurgo di un mondo di incubi e visioni, e insieme a lui Bierce, Hawthorne, Blackwood, i più famosi autori dei libri proibiti, impegnati in una lotta spietata contro le schiaccianti forze del potere.

Streghe, spettri, maschere grottesche e spaventose, simulacri che si sostituiscono agli uomini, palazzi abitati da creature mostruose… I racconti del terrore, ricostruiti alla perfezione, riescono a terrorizzare i detentori del potere e, in qualche modo, a bloccare l’opera di distruzione della cultura.

E non a caso l’impressionante crollo della casa Usher, avvenuto nel momento in cui brucia l’ultimo libro rimasto, significa, forse, che la sarà proprio la letteratura a salvare il mondo.

Metro 2033

di Dmitry Glukhovsky
(Multiplayer.it Edizioni)

“Ma potrebbe anche essere che…”, si interruppe per un istante e osservò Artyom più da vicino. “Che io non torni indietro”.

A Mosca, le linee della metropolitana si estendono per quasi 300 chilometri, e nelle lunghe gallerie sotterranee permane ancora un’atmosfera leggendaria. La perfezione tecnica del labirinto ferroviario si fonde mirabilmente con una delle più notevoli opere di arte contemporanea: ogni stazione, decorata da marmi, pietre, sculture e mosaici messi in risalto da un sofisticato sistema di luci, offre ai viaggiatori un suggestivo ed ininterrotto spettacolo.

Inoltre, la leggenda vuole che la ferrovia sotterranea di Mosca sia stata concepita in realtà come un enorme rifugio antiatomico, costituito da oltre 200 bunker comunicanti tra di loro, tuttora visibili, e che parallelamente alle linee pubbliche, ne esista una segreta e riservata, al tempo della guerra fredda, agli organi istituzionali e governativi.

Se in tutto questo già appare una traccia di fantascienza, Dmitri Glukhovsky, giornalista, scrittore e reporter televisivo, che per anni ha utilizzato i treni sotterranei come mezzo di trasporto, ha saputo seguirla fino a comporre una straordinaria storia postatomica, dove l’enorme rete ferroviaria è ormai l’unico luogo abitabile per i pochi sopravvissuti ad una violenta guerra che ha devastato e distrutto completamente la Terra.

Siamo nell’anno 2033, e l’ultima generazione di un’umanità quasi annientata dalle radiazioni nucleari cerca a fatica di sfuggire alle creature generate dalla radioattività, di recuperare un minimo di civiltà ed educazione e di mantenere intatto qualche frammento di memoria e cultura. Un’opera estremamente difficile, in quanto la popolazione, costretta a vivere nell’improvvisata città sotterranea, si è naturalmente divisa in piccole fazioni contrapposte, definite da simbolismi politici e storici, organizzate in gerarchie militari e costantemente in lotta tra di loro per appropriarsi e difendere quel poco che è rimasto.

In questo clima di guerriglia suburbana e di allucinato degrado, Artyom, un ragazzo di una ventina d’anni, viene incaricato di raggiungere la Polis situata al centro della metro per trasmettere un messaggio la cui chiave, forse, significa la salvezza dell’umanità. Una missione più che rischiosa, lungo un percorso dove Artyom vivrà avventure ed esperienze di ogni genere, incontri con con esseri viventi e non, personaggi pittoreschi e spaventosi, oscuri e violenti detentori del potere, subdoli amici e pericolosi nemici.

Non racconterò la storia, per la semplice ragione che, fin dalla prima stesura, il romanzo è sempre stato disponibile online per volontà dell’autore, trasformandosi così in un evento interattivo e liberamente condivisibile tra lettori e fans, ma divenendo comunque un bestsellers internazionale, oltre che un celebre videogioco e un progetto multimediale. A conferma della strategia di Dimitri Glukhovsky il quale sostiene che la tecnologia potrebbe non solo salvare ma anche promuovere la letteratura, compresi i grandi classici.

Una trama che, comunque, racchiude nel contesto fantascientifico un’acuta e nitida analisi della società russa contemporanea, osservata attraverso una totale distorsione e alienazione delle classiche convenzioni sociali.

Per leggere il romanzo e per conoscere questo straordinario autore, l’indirizzo è www.metro2033.it

Deus Irae

di Philip K. Dick
e Roger Zelazny (Fanucci)

Diciassette anni dopo la morte di Tibor, la gerarchia dei servi dell’Ira promulgò un documento ufficiale di autenticazione. Era veramente il volto del Dio dell’Ira, Carleton Lufteufel.

Dall’eccezionale collaborazione tra due autori geniali come Philip K. Dick e Roger Zelazny non poteva nascere niente di più straordinario, enigmatico e sconvolgente. Perché Deus Irae è un romanzo di enigmi, di simboli, non si rivela mai completamente ma lascia che sia il lettore, o per meglio dire lo obbliga, ad inoltrarsi tra la polvere ed i frantumi di un mondo completamente distrutto da una recente guerra mondiale, che sta lentamente ricomponendosi in forme caotiche e assurde, generate dai tremendi effetti delle armi chimiche.

Artefice di questa apocalisse distorta e fantasiosa è Carleton Luftoefel, personaggio ambiguo e misterioso, perfido manipolatore di energia atomica. E’ lui che ha azionato le bombe per annientare la terra e trasformarla in un ammasso di macerie abitato da esseri in parte umani e in parte alieni, da forme di vita alterate, da ibridi grotteschi e talvolta mostruosi, è lui il Dio dell’Ira, adorato dai suoi Servi, gli adepti di una nuova, potente religione sorta dal terrore e dalla morte.

Ma chi è, in realtà, Carleton Luftoefel? Un pazzo criminale che ha voluto la morte del mondo umano, un genio creatore e incompreso, un mercenario che si aggira nella desolazione post atomica, un uomo solitario e coraggioso che ha tratto in salvo una ragazza disabile… un diavolo, un angelo. Un dio?

Per far sì che i Servi dell’Ira abbiano un’icona da adorare, Tibor McMaster, lunatico e dubbioso artista privo di arti che si muove grazie ad un carretto trainato da una mucca, viene incaricato di eseguire il ritratto di Carleton Lufteufel, sperando di riuscire ad incontrarlo nel corso di un lungo e rischioso pellegrinaggio.

In realtà la fede di Tibor non è incrollabile e, spaventato dal viaggio che lo aspetta, egli sarebbe disposto a convertirsi al cristianesimo pur di evitarlo. Resosi poi conto che l’ipocrisia e l’incertezza dominano entrambe le religioni, decide di partire più per dovere che per convinzione, provvidenzialmente affiancato da Pete Sands, un cristiano solito alle esperienze psichedeliche e curioso di capire se questo tanto amato e temuto Dio dell’Ira esista. Il viaggio dei due pellegrini sarà una sorta di Odissea, tra dispettosi insetti umani e ingenui uomini-lucertola, tra insidiose donne elettroniche e feroci vermi giganti, tra frivoli uccelli parlanti e bizzarri carpentieri meccanici.

E il Dio dell’Ira? Tibor, in qualche modo, realizzerà il suo affresco, ma né lui, né Pete, e tanto meno noi, capiremo qual era la sua vera identità, la sua vera natura, la sua vera missione. Leggete la sua storia: è un capolavoro, sebbene non facile da affrontare. Non mancano le simbologie teologiche, anche piuttosto forti, e la figura del Dio dell’Ira nella sua forma più “umana” è tanto terribile quanto sublime.

Philip K. Dick già lo conosciamo. Roger Zelazny è un romanziere del genere fantasy e fantascienza, noto per il raffinato stile letterario e per i riferimenti alla mitologia classica contenuti nelle sue opere.