L’antiquario di Brera

LAntiquario-di-Breradi Ippolito Edmondo Ferrario
(Fratelli Frilli Editori)

In quel momento nel locale c’erano pochi clienti. Tra questi un certo Ippolito Edmondo Ferrario che nel quartieri si spacciava per essere uno scrittore di una certa fama…

Può anche essere vero, e ne avrebbe tutte le ragioni, Ippolito Edmondo Ferrario, di comportarsi da scrittore di una certa fama. Perché L’antiquario di Brera non è solo un thriller atipico e trascinante. E’ il ritratto di una Milano policroma, colma di contrasti, di oscurità e di misteri, è il suggestivo affresco del paesaggio di un’Aprica fuori stagione, emozionante e malinconica, è un incontro ravvicinato e sconvolgente con il male, con il potere, con il potere del male e con tutta la sua forza ambigua e deviante. E’ un romanzo noir estremo, dove è difficile percepire il limite tra verità e finzione, raccontato con un’ironia acuta, piacevole e lacerante, un tono tra il macabro e il grottesco che piacerebbe all’antiquario protagonista, suo malgrado, di questa straordinaria e spaventosa avventura. Dove, tra l’altro, ad un intreccio quasi gotico si intersecano venature di cultura zen, di arti marziali, di letteratura, di pratiche sadomaso, di una nostalgica ed eccentrica, ma sicuramente temeraria, militanza di destra.

Ma qual è la ragione per cui Neri Pisani Dossi, antiquario di nobili origini dal carattere scontroso e intollerante, ipersensibile conoscitore delle tenebre, appassionato di reperti dal profondo significato spirituale ed esperto master di seducenti fanciulle, sta rischiando la vita? La ragione per cui i suoi più cari amici hanno già subito terribili conseguenze, che trasforma le persone in sadici assassini ed arriva a sottomettere persino le autorità di pubblica sicurezza? Per comprendere, almeno in parte, questa forza terrificante che sembra assoggettare, e condannare, Neri e chi gli è vicino, occorre retrocedere di quasi cento anni, quando, nell’inverno del 1918, in una gelida notte della campagna bergamasca viene sommariamente giustiziato Vincenzo Verzeni, serial killer forse tra i più cruenti della storia italiana.

Anello di congiunzione tra un passato di sangue e terrore ed un presente ugualmente nebbioso e oscuro, la macabra eredità del celebre criminale arriva, inaspettatamente, proprio nel negozio di Neri, segnando l’inizio di una serie di accadimenti in cui le forze del male, rafforzate da una post moderna cornice di avidità e bramosia, sembrano avere il sopravvento, e trascinando in uno spietato vortice quelle persone che, pur senza volerlo, ne condividono il destino. Diffidente verso gran parte della società, ma consapevole del pericolo che ormai incombe su di lui e su chi gli sta accanto, Neri cerca di uscire dal cerchio letale rivolgendosi non alle forze dell’ordine, ma a una pittoresca ed eterogenea compagnia di amici, reduci e discendenti da un passato di estremismo fascista, forse eccessivi nelle abitudini e nella vita, ma estremi anche nell’affrontare gli imprevisti dell’occulto per aiutare l’amico.

Thriller raffinatissimo, sottilmente terrificante nelle sfumature dark della magia nera e dell’occultismo, piacevolmente emozionante negli intrighi erotici e, per quanto drammatico, anche divertente, L’antiquario di Brera è sicuramente un giallo milanese appassionante in ogni pagina, fino allo spettacolare colpo di scena finale, ma è soprattutto l’invito a chiederci fino a quale punto riesca ad arrivare la forza oscura del male, e se, chissà, siamo ancora in tempo a non sottovalutarne l’insidia e, forse, a salvarci.

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