L’esistenza di dio

rauldi Raul Montanari (Baldini Castoldi Dalai)

Le stelle e la luna si stanno spegnendo, lassù, sopra i rami degli alberi.

A volte sarebbe bello avere la certezza che Dio esista. Che riesca a dare una direzione alla nostra vita, e a mettere ordine là dove noi non siamo stati in grado. Da bambini arriviamo quasi a credere che sia così, poi tutto si deforma, la nostra esistenza si ramifica tra tenebre e fuoco, si addentra in un caos primordiale e insidioso, e ogni speranza, inesorabilmente, crolla.

Se ne rende conto, anche troppo da vicino, Adriano, io narrante de L’esistenza di Dio, questo stupefacente romanzo di Raul Montanari, dove la tensione del noir si incrocia ad una drammaticità esistenziale tanto implacabile da non lasciare scampo. Quando lo incontriamo, Adriano ha appena scontato 5 anni di carcere per la morte della moglie, una tragedia della quale egli si ritiene (ingiustamente?) più colpevole che involontariamente responsabile: una morte rabbiosa e cruenta, forse il culmine, l’unico possibile, di una relazione inquieta, tormentata, estrema tanto nella dolcezza e nella passione quanto nella violenza.

Ma, in qualche modo, gli anni di carcere sono passati, e Adriano dovrebbe, forse anche vorrebbe, ricominciare una nuova vita. Sembra però non sapere da dove iniziare, appare disorientato, confuso dal passato e incerto verso il presente. Insieme a Carlo, l’unico vero amico, e a due ragazze conosciute casualmente, vive in precario equilibrio tra avventura e amore, tra malinconia e desiderio, tra serate divertenti e profonde riflessioni, tra grandi sogni e piccole disavventure.

Ed ecco che al destino di Adriano, o meglio, di tutti e quattro i protagonisti, si intreccia all’improvviso, quasi con grazia, quello di Bruno, ex compagno di cella, legato a lui da un duplice vincolo di riconoscenza e di complicità: Adriano l’ha salvato da uno stupro, e al contempo ha saputo tacere la vera natura di quella che è apparsa come una rissa tra carcerati. Bruno, camorrista gentiluomo, figlio di un potente e temuto boss, non dimentica certo il coraggio e la solidarietà del fratello di carcere, e cerca in tutti i modi, anche i più eccentrici, di dimostrargli la sua riconoscenza.

A suo modo, Bruno è un amico sincero, intelligente, sensibile e per questo doppiamente pericoloso. Perché, se Adriano conosce la sua vera natura e sa mantenere, con classe, le giuste distanze, non è così per Carlo, che si lascia conquistare dal fascino, e dalle promesse, del giovane malavitoso. A questo punto, il dramma interiore di Adriano si volge in una tragedia annunciata che, con un ritmo serrato e crescente, trascina crudelmente tutti con sé. E in un finale vorticoso come le rapide del fiume che fanno da sfondo, in una spettacolare lotta all’ultimo sangue dall’atmosfera western, Adriano dovrà decidere se cedere o resistere: una scelta estrema, quasi un sacrificio, per riscattare sé stesso e difendere le persone che ama.

Un romanzo magnifico, un thriller appassionante dove il confine tra la bellezza e il male, la follia e l’amore, il coraggio e la vendetta appaiono e scompaiono continuamente. Ma dove, alla fine, a prevalere è quella forza, forse disperata, che riesce a restituire alla vita il valore che merita. Bellissimo.

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