Rue de la cloche

di Serge Quadruppani (Marsilio)

Ad un anno di distanza dalla versione italiana di Y, torna ancora una volta Emile Krachevski, o meglio, Emile K., l’eccentrico e affascinante investigatore/ex agente speciale dell’antiterrorismo francese, allontanato (o allontanatosi?) ufficialmente dal servizio per un’apparente crisi di identità causata da motivi oscuri. Ma sempre ben disposto, con un piacere quasi perverso, a gettarsi dentro quegli intrighi internazionali e spaventosi creati dalla mente di Serge Quadruppani, scrittore, saggista e traduttore francese, non solo per attirarci nei labirinti del romanzo noir, ma per raccontare attraverso di esso la storia del nostro tempo.

Protagonista di Rue de la Cloche è Leon Jaquet, personaggio disilluso e tristemente romantico, traduttore di professione, residente, appunto, in questa periferica e quasi sconosciuta stradina, non per niente luogo prediletto dai clochard, appunto, che possiede ben poco della storica eleganza di Parigi.

Inconsapevolmente, Leon si trova ad avere tra le mani l’unica copia manoscritta di Death Job, un romanzo inchiesta terribilmente realistico in cui sono svelate le impensabili e sadiche speculazioni di prestigiose banche e brands multinazionali, in un raggio d’azione che coinvolge gli interessi di tutto il mondo, dal Giappone, agli Stati Uniti, al Medioriente, dove è in corso la prima guerra del Golfo.

Ma purtroppo, lo sfortunato traduttore non ha né letto, nè tanto meno tradotto, Death Job, ma ha addirittura passato il lavoro alla bella e capricciosa amante Juliette, da cui si separa brutalmente dopo un litigio durante il quale il prezioso manoscritto viene perduto. E così, ecco che in pochi istanti tutto il mondo si lancia alla caccia di Leon, considerato il privilegiato possessore francese di un documento che in altri paesi è già nelle mani di spie, terroristi e servizi segreti. Ritenuto, erroneamente, a conoscenza di quei brucianti segreti che il falso romanzo contiene, Leon (che il romanzo non lo ha mai nemmeno letto) viene imbrigliato in un intrigo letale tra mafiosi giapponesi, polizia segreta, impresari di banche estere e anarchici combattivi.

A questo punto, sulle tracce di Leon abbandonato e deluso, entra in scena inevitabilmente Emile K., infallibile, spietato, esasperante fino al limite estremo, e la storia prosegue in un’incessante catena di colpi di scena, inseguimenti e fughe, scontri a fuoco e omicidi, catturando tutta la nostra attenzione.

Con una maestria narrativa che si muove tra il romanzo e il saggio politico, Serge Quadruppani ritrae, dietro alle scene d’azione e di violenza tipiche del noir, il mondo contemporaneo, lo spostamento degli interessi e delle speculazioni internazionali avvenuto dopo il crollo del Muro e del blocco sovietico, delinea i nuovi piani di controllo del mondo, critica il falso idealismo e l’ambiguo perbenismo di alcune correnti politiche solo apparentemente “popolari”.

Il tutto con uno stile splendidamente trascinante, con una scrittura quasi cinematografica, scandita in fotogrammi visivamente distinti e percepibili, e in intrecci di storie e personaggi che sembrano perdersi di vista per poi ricongiungersi, restituendoci di nuovo la giusta direzione del racconto. Bellissimo.

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