Casa di riposo Michail Bakunin

casa di riposodi Daniele Borghi (Giulio Perrone Editore)

È ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile.
(Michail Bakunin)

Non so se esista, o sia mai esistita, qualcosa di simile alla Casa di riposo Michail Bakunin: un luogo sospeso tra il sogno e la nostalgia, dove dodici “ragazzi” del Novecento, ex partigiani, rivoluzionari e rigorosamente anarchici, vivono i loro ultimi anni di vita tra solitudine e ricordi, in una piccola comunità dove hanno costruito un perfetto equilibrio di ideali, solidarietà e rispetto.

Certo è che quando Danilo, il giovane io narrante del romanzo di Daniele Borghi, scopre l’esistenza di questa strana “casa di riposo” velata dalle nebbie mantovane, comprende subito di essere di fronte a qualcosa di straordinario.

Per lui è un periodo drammatico, quasi disperato. Incapace di adattarsi ad una società dove imperano ingiustizia, disonestà e giochi di potere, bloccato da una situazione economica e famigliare difficile e perso nell’inutile ricerca di un lavoro, risponde all’annuncio della Casa di riposo Michail Bakunin di Mantova con la diffidenza di un autoemarginato ma, contro ogni previsione, viene invitato a presentarsi il giorno dopo per quella che potrebbe essere una prova decisiva.

Per ottenere il posto, non sono necessari esperienza o titoli di studio, ma solo la voglia di lavorare, e un unico requisito: quello di condividere gli ideali dell’anarchia. Una richiesta che per Danilo non rappresenta una difficoltà: al di là di ogni retorica e simbologia, egli è anarchico di natura, antifascista nel dna, geneticamente refrattario ad ogni forma di potere, di repressione, di prevaricazione. E così, salutati i suoi unici due amici, un’anziana ex prostituta e un geniale meccanico extracomunitario, Danilo parte per Mantova, e inizia la sua avventura come “tuttofare” nella comunità di vecchi anarchici.

Un impatto non semplice: il ragazzo deve fare i conti con il lavoro impegnativo, con il carattere ribelle e stravagante dei dodici ospiti, e soprattutto con la loro acutissima e selvaggia ironia. Ma, giorno dopo giorno, Danilo riesce a instaurare con loro una profonda amicizia, a conquistarne la fiducia, a scoprire che dietro il disilluso sarcasmo dei vecchi rivoluzionari si nascondono un indomabile spirito di rivolta e un’inattesa, poetica dolcezza… E allora, perché non chiudere in bellezza una vita trascorsa a lottare? Con l’esperienza, e le armi, di dodici ex guerriglieri sopravvissuti ai peggiori eventi del XX secolo, e ancora capaci di “resistere”,  rovesciare un sistema politico corrotto è quasi un gioco… Danilo espone il suo utopico progetto ad Alfonso, guerriero e poeta, leader carismatico del gruppo, e vede l’antica luce del desiderio di libertà brillare nei suoi occhi azzurri…

Non voglio raccontare oltre: sarà il piacere della lettura a rivelare ogni istante di questa storia affascinante, quasi simile ad una fiaba, dove agli ideali più elevati  si intrecciano i conflitti tra ragione e sentimento a cui è soggetta la nostra specie. E anche il romantico sogno di Danilo verrà stravolto da un destino crudelmente umano, attraverso il quale egli incontrerà da vicino la violenza, la morte, il degrado morale, ma anche la generosità, la riconoscenza e l’altruismo.

Non sapremo mai se il progetto rivoluzionario dei nostalgici compagni di Danilo avrà un seguito, forse si realizzerà in un’altra epoca, forse quando loro, e noi, non ci saremo più. Ma, grazie alla loro storia, alla loro vita trascorsa in gran parte nel difendere la verità e la giustizia, spesso fino al sacrificio, anche noi possiamo imparare che i sogni, quando sono mossi dall’impeto della libertà, non muoiono mai, ma rinascono continuamente, decennio dopo decennio, generazione dopo generazione.

Di Daniele Borghi non si sa molto. Abita a Roma e, come molti scrittori, nella vita ha fatto un po’ di tutto. Con Casa di riposo Michail Bakunin, il suo quarto romanzo, ci ha regalato una storia appassionante, un ritratto del nostro tempo con tutte le sue contraddizioni, e un invito a non arrendersi mai.

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