Blood & Breakfast

B&B_Copertinadi Riccardo De Torrebruna (Ensemble)

Gli altri parevano opere esposte in una galleria intitolata alla pena di morte. Come nei quadri di Francis Bacon, la carne era diventata una materia perfetta da modellare, e quei corpi rimandavano ai capi d’accusa che avevano inchiodato i condannati, marchiando la loro esecuzione.

Credevamo che la macabra follia di Psycho fosse finita. Che Edward Gein fosse finalmente uscito di scena, lasciandoci nella tranquillità di una stanza dove trascorrere la notte, senza il terrore del mancato risveglio. Quanto ci siamo sbagliati.

Con un perfetto gioco di luci e tenebre, un’atmosfera decadente e spaventosa, una scenografia realista e assurda al contempo e un andamento che, lentamente, arriva a sconvolgere, l’incubo creato dallo scrittore, attore e drammaturgo Riccardo De Torrebruna si insinua, inesorabilmente, tra i nostri pensieri, lasciandoci nell’ansioso dubbio di quanto sia inconsistente il confine tra crudeltà e turbamento.

Quando lo incontriamo, Carl è uno dei tanti giovani apatici e senza futuro di quest’epoca. Eterno precario, eterno studente, totalmente privo di intraprendenza, chiuso in una solitudine opaca e torbida. Inquieto ma passivo, passionale ma incapace di dimostrarlo, si trascina per inerzia tra i ricordi di una famiglia caduta a pezzi sotto l’ombra tirannica di una nonna d’altri tempi: gran dama, sì, ma che ha lasciato al nipote la solitudine e l’incapacità di reagire.

Poi un giorno egli riceve da questa donna despota e glaciale l’inattesa eredità di una piccola casa, incastonata in una campagna adriatica deturpata dal viadotto, ma pur sempre luogo di transito tra la città e il mare: l’occasione perfetta per riscattarsi di fronte a sé stesso e al mondo. Dapprima con un’estenuante opera di ristrutturazione, poi, seguendo il suggerimento di Kareem, un carismatico senegalese che divide con Carl condivide poche parole e qualche tiro di erba, con la decisione di trasformare la casa in un bed & breakfast spartano e vintage, dal nostalgico nome di Avec le Temps.

Ed è qui che la storia si trasforma in una tragedia. Contro ogni previsione, Avec le temps ha un certo successo, e nell’unica stanza i clienti si susseguono da una notte all’altra: clienti che per qualche motivo, una pausa di lavoro, un danno all’automobile, un appuntamento, una sosta prima del rientro dalle vacanze, non restano mai più di una notte. Notti che, frammentate dalle ore trascorse in un pub di provincia, tra avventori sballati e una cameriera di cui è infatuato, tracciano il destino di Carl. Personaggi indefinibili e quasi volutamente ambigui, i suoi clienti, nelle poche ore che passano con lui, rivelano stralci di una morbosità equivoca e oscura, tratti di una perversione mai del tutto manifesta ma terribile proprio perché latente.

Seduzione, assenza di etica, persino abuso e violenza si rivelano in loro senza esternarsi completamente, come se lo sguardo di Carl e le mura di Avec le Temps li obbligassero all’implicita confessione delle loro colpe. Nel nulla che li inghiotte, lasciando ogni volta la stanza vuota e l’automobile ferma in giardino, si delinea una tenebrosa resa dei conti di cui Carl, nei suoi sogni confusi e allucinati, diviene l’inconsapevole giustiziere. E quando il ragazzo, innamorato della giovanissima Patty scopre in quali orribili catene ella sia serrata, allucinazione e realtà si confondono, e una verità allucinata e cruenta prende il sopravvento.

E, insieme a Kareem, la cui enigmatica e periodica ricomparsa segna il ritmo di un’inevitabile accrescersi di orrore, sarà la morte, misteriosa e affascinante nel suo macabro ruolo di artista, il giudice unico e spietato del finale.

Advertisements

Comments are closed.