Sotto questo cielo

Iparraguirre cop esecutivodi Sylvia Iparraguirre
(L’Asino d’Oro)

«Vedi, lì: San Alfonso, 1946» dice Cristóbal indicando il retro.
Bautista tiene a lungo la foto davanti agli occhi; la gira. Quando ritrova la voce, dice: «No, questa è la calligrafia di Sonia. Di tua nonna. È di quando ci siamo sposati; del giorno dopo che ci siamo sposati…». Continua a osservarla, assorto. «Credevo fosse andata perduta».

Cinquant’anni prima che Bautista ritrovi la foto perduta, lui e Sonia, sposati da poche ore, siedono in veranda, tenendosi per mano. Intorno a loro scende il silenzio della sera, gli ultimi raggi del sole filtrano attraverso la grata di legno che lui ha costruito, si intrecciano sul pavimento in un gioco di luci e ombre, fino a lasciare il posto al chiarore della luna.

In un lungo alternarsi di flashback, Sonia e Bautista ripercorrono insieme la strada che li ha portati a condividere questa tranquilla felicità. Una strada che per anni ha allontanato i loro destini, li ha orientati verso direzioni diverse, ma senza mai separarli del tutto, un percorso fatto di errori, di passioni, di sofferenza, di pensieri, di speranze. 

Quando Bautista, senza saperlo, vede Sonia per la prima volta, lei è una bambina, una delle tante orfane ospiti delle suore di San Alfonso, un paese situato al margine della pampa argentina, avvolto da un’atmosfera surreale, tra storie di fantasmi e avvenimenti dalle tinte leggendarie. Lui, giovane immigrato italiano, è stato condannato a dieci anni di carcere a causa delle sue idee di anarchico, del suo sfrenato amore per la libertà, per l’uguaglianza, per la giustizia. 

Gli anni passano veloci, Sonia lascia l’orfanotrofio, Bautista termina di scontare la pena, entrambi vivono l’emozione di una libertà conquistata giorno per giorno, qualche volta i loro sguardi si incontrano, qualche volta si sfiorano, qualche volta si parlano, ma sono ancora lontani. Seguono passioni apparentemente contrastanti, cercano il significato dell’esistenza in dimensioni forse parallele, lei così romantica e malinconica, chiusa nella struggente attesa dell’impossibile ritorno di un amore estivo e sfuggente, lui indeciso tra il tempo per lottare e quello per riflettere, tra la guerra di Spagna e quei piccoli gesti di solidarietà della vita di ogni giorno. 

Intanto, così come il paese intorno a loro si evolve e diventa una piccola città, anche il loro spirito si modifica, si perfeziona, raggiunge mete inattese lungo sentieri che parevano condurre all’opposto. Bautista comprende che la sua bramosia di libertà e di pace non può completarsi con una guerra, e che aveva già deciso da tempo di fermarsi, di mantenere saldi i propri ideali nel luogo ormai scelto per trascorrervi la vita, fissandoli negli occhi di un’altra persona. Sonia si rende conto di avere inseguito per anni un amore mai esistito, perdendo così inevitabilmente momenti di gioia, sguardi, parole, attimi irripetibili. Perché l’amore, come gli insegnerà lui, può assumere tante forme, e non bisogna rifiutarne nessuna.

Sotto questo cielo è un libro bellissimo, di quelli che si leggono in una notte, e che dispiace aver finito. Una storia d’amore insolita, un completarsi di sentimenti e ideali differenti ma simili, un’unione perfetta dove il senso più profondo dell’anarchia, l’equilibrio perfetto di giustizia, libertà e uguaglianza senza distinzioni, incontra quella passione inestinguibile che lega due persone per tutta la vita. Con un finale quasi a sorpresa, a confermare che i grandi ideali, così come i grandi amori, non muoiono davvero mai. Una scrittura limpida e poetica, sullo sfondo di un’Argentina avvolta da un fascino visionario. Un libro raro di quest’epoca, e sicuramente da non perdere.

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