Legionario

sloanedi Tony Sloane (Piemme)

Iniziò per primo, io invece mi avviai un paio di minuti dopo. I cavi oscillavano da una parte all’altra: nella notte calda e limpida riuscivo a distinguere le rocce sottostanti e le lettere bianche della “Voix de l’Incoscient”…

In un giorno d’estate il diciottenne Tony Sloane parte da Norwich verso la Francia, alla ricerca di un lavoro estivo. Porta con sé poche cose: è abituato a vivere senza fissa dimora, lavora e dorme dove capita, non ha un luogo dove ritornare. Di passaggio a Marsiglia con un amico per raggiungere la Costa Azzurra, incontra uno strano personaggio che, come in una fiaba, incanta i due ragazzi raccontando le proprie avventure. E’ un legionario in licenza, e Tony, affascinato dalla sua storia, saluta il compagno di viaggio e si presenta ad Aubagne per arruolarsi nella celebre Légion Etrangère. Sorprendentemente, supera tutte le selezioni, e firma il contratto per la ferma di 5 anni che stravolgerà la sua vita.

Qui occorre fare una premessa. Sulla Legione Straniera sappiamo ben poco, ci appare come un mondo leggendario e misterioso, accessibile a pochi, inavvicinabile dagli altri: un’entità affascinante e spaventosa, chiusa in uno surreale che ricorda Il deserto dei Tartari di Buzzati. In realtà, si tratta di uno dei corpi militari meglio addestrati del mondo, che spesso interviene a risolvere conflitti particolarmente intricati, in condizioni estreme di difficoltà e di rischio. Ma Tony Sloane, nel momento in cui firma, ancora non lo sa.

Non essendo un romanziere, egli racconta con semplicità le esperienze vissute, trasmettendo un alternarsi di rabbia, di incanto, di entusiasmo e di orgoglio. Quattro mesi di addestramento spietato per ottenere un fisico d’acciaio, ma soprattutto per imparare a sottostare ad una disciplina ferrea, a non fare domande, a dimenticare il passato, a fare a meno di tutto, perché la Legione deve essere l’unica famiglia, l’unica patria e l’unica ragione di vita e di morte. Al termine della prova finale di 120 chilometri di marcia, Tony Sloane è un legionario a tutti gli effetti, e questo è solo l’inizio: il suo percorso evolutivo, sempre ai limiti estremi della resistenza, prosegue prima in Corsica, poi in Etiopia, nel Gibuti, nel deserto del Sahara: cinque durissimi anni nei quali il ragazzo vagabondo e sognatore si è inevitabilmente trasformato.

Ora, viene da chiedersi: ma in cosa si è trasformato? Perché è questa, a mio avviso, la nota stridente della storia di Tony Sloane: quella di far emergere, e di ostentare, la parte peggiore di sé. Il suo racconto è bello, da leggersi trattenendo il respiro: le scene d’azione sono drammatiche, e intense, i paesaggi africani, le scogliere della Corsica, l’immensità rovente del deserto sono ritratti con un’emozionante ricchezza di particolari, e i grandi valori acquisiti nei cinque anni, la lealtà, l’onore, il coraggio, talvolta traspaiono dalle sue parole.

Ma sembra che in lui, nonostante tutto, abbiano il sopravvento gli istinti peggiori, la trasgressione a tutti i costi, il sesso estremo e spesso sadico, la violenza immotivata. Certo, si potrebbe pensare che la situazione difficile, l’ambiente geografico a volte ostile, la fatica incessante delle prove da superare, l’isolamento sociale, l’addestramento rigoroso, siano gli elementi scatenanti del comportamento da teppista metropolitano di Sloane.

Ma, poiché l’autore, in epilogo, dichiara di avere raggiunto, a distanza di anni, il proprio equilibrio, a noi piace pensare che, forse, la vita da legionario abbia, sì, in parte provocato i suoi eccessi, ma soprattutto gli abbia offerta la possibilità di superarli e di trarne esperienza. E il suo libro ne è la prova: sicuramente esaltato ma, nonostante tutto, spettacolare.

Advertisements

Comments are closed.