Educazione siberiana

educazione-siberianadi Nicolai Lilin (Einaudi)

Come fai a essere certo che abbiamo ragione e non torto? – mi ha chiesto. La sua domanda in quel momento mi era sembrata sciocca. Solo più tardi, col tempo, ho capito quant’era profonda, invece. Perché il punto era un altro: non era in dubbio la nostra ragione in quella situazione o in altre analoghe, ma la realtà oggettiva della nostra posizione rispetto al mondo che ci circondava.

Forse, adesso che Nicolai Lilin ha compreso il senso della complicata domanda postagli da uno dei suoi amici di gioventù e di lotta, vorrebbe non aver mai fatto molto di quanto ci racconta in questo libro. Ma è anche per merito di questo lungo racconto, e della bella versione cinematografica di Gabriele Salvatores, che Kolima-Nicolai è diventato uno degli scrittori più letti e discussi delle ultime stagioni, quasi un vero caso letterario, capace di suscitare opinioni contrastanti. A noi, ovviamente, interessa solo la sua forza narrativa, e non andremo mai a controllare quanto ci sia di vero e quanto di romanzato nelle sue parole, perché ogni racconto è una realtà costituita da molteplici, e spesso irreali, punti di vista.

La Transnistria, dove Nicolai è nato e vissuto, è una regione oggi inglobata in territorio moldavo, dichiaratasi indipendente negli anni ’90 ma mai riconosciuta come tale. Gli abitanti, di origine siberiana e in gran parte deportati, hanno subito una continua repressione da parte di Stalin e del regime comunista, sviluppando così una comunità chiusa in sé stessa, ostile a qualsiasi ordine costituito e regolata dalle ferree leggi dei “criminali onesti”: un sorprendente mix di giustizia, lealtà, tradizione, saggezza e violenza estrema, che i siberiani portano scritto addosso attraverso la complessa simbologia dei tatuaggi.

Per un ragazzino cresciuto tra armi e preghiere, coltelli e icone religiose, in un ambiente dove uccidere per non morire diventa la prima regola, educato fin da piccolo alla ribellione verso ogni organo di potere, che impegna il suo tempo in sfrenate guerriglie tra bande di quartiere o svolgendo commissioni per conto dei criminali anziani, diviene naturale trasformarsi in una specie di paradosso vivente, ultrasensibile e aggressivo al contempo, capace di un enorme rispetto per i deboli così come di una ferocia temibile e vendicativa.

Questa è l’Educazione siberiana di Kolima Lilin, la legge morale non scritta ma tatuata sulla pelle degli anziani, dove amore e odio, bellezza e violenza, amicizia e vendetta si intrecciano continuamente fino quasi a completarsi, che lo scrittore ci narra attraverso le sue esperienze personali: avventure, lotte, giornate trascorse lungo il fiume, episodi drammatici o divertenti, la violenza, la morte, il carcere, la guerra, e tutto quanto d’altro costituisce il suo percorso nell’apprendimento del rigoroso codice d’onore criminale.

L’impossibilità a definirsi del luogo stesso, terra di nessuno e incrocio di racconti, rende impossibile anche capire quanto vi sia di storicamente provato nella narrazione di Nicolai, ma ci offre l’atmosfera affascinante di un viaggio nel passato e nell’ignoto. E la sua scrittura trascinante, il rispetto delle tradizioni, il desiderio di trarre sempre una risposta da ogni esperienza rendono questo libro, se non un classico o un romanzo storico, un racconto appassionante che, se viene letto con attenzione, si rivela non privo di profondi significati.

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