La vita come un romanzo russo

vita-come-romanzo-russodi Emmanuel Carrère (Einaudi)

Ho voglia di dire ancora: amore mio. Almeno da un anno ripetevo spesso, da solo, a mezza voce: amore mio. Ti ho amato così tanto.

Niente di più vero, quando ad affermare che La vita è come un romanzo russo è Emmanuel Carrère, narratore e sceneggiatore francese la cui scrittura è colma di una stupefacente, inebriante e distruttiva forza emotiva. Al punto da intrappolare, fino a distruggere, anche sé stesso, nella follia dei suoi racconti, dove spesso affronta l’orrore della realtà, quelle inspiegabili, e spaventose, sorprese che l’animo umano è sempre capace di riservare.

Per sfuggire dalle catene di terrore in cui si era stretto con L’Avversario, il ritratto ravvicinato e reake di un serial killer, l’autore intraprende in questo romanzo un percorso più personale, quasi un omaggio alle proprie radici, cercando di ricostruire le tracce del nonno materno, svanito nel 1944, probabilmente giustiziato per il crimine di un collaborazionismo forse non voluto.

Ma Carrère è uno scrittore indefinibile, sfuggente, geniale, forse davvero folle, se genio e follia viaggiano insieme. E così, anche La vita come un romanzo russo segue percorsi ramificati, a volte paralleli, a volte intersecati, un andamento cinematografico dove si alternano continuamente flashback, fiction, introspezione, memoria, dramma e passione. Il ritorno in una Russia quasi ottocentesca diventa la ricerca di un’identità dimenticata, il desiderio di una rivelazione, la fuga, forse, da una vita apparentemente brillante ma lacerata dall’angoscia. Anche la storia d’amore, che si intreccia lungo tutta la narrazione, è a sua volta una lotta, una partita a scacchi dove è difficile stabilire un confine tra gelosia e tradimento, un gioco erotico e pericoloso che assume la forma di un racconto nel racconto, dove tra successo e sconfitta non esiste alternativa.

Un romanzo da non perdere, non facile da affrontare ma bellissimo, per un autore che, indubbiamente, rivela, insieme a sé stesso, lo spirito contraddittorio, incerto e violento del nostro tempo.

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