Racconti d’amore, di follia e di morte

quirogadi Horacio Quiroga (Editori Riuniti)

Pioveva dalla notte precedente. Dall’alto della selva le gocce cadevano senza tregua sulle felci tiepide e lucenti, e una bruma calda e densa avvolgeva il paesaggio fantastico.

Forse, e purtroppo, non abbastanza conosciuto e non molto tradotto in Italia, Horacio Quiroga è invece uno dei maggiori scrittori sudamericani del primo Novecento. Stabilitosi in Argentina poco più che ventenne, trascorre una vita breve, tragica e tormentata da un destino piuttosto avverso, che culmina nel suicidio. Un destino che si riflette spesso negli scenari allucinanti dei suoi racconti, nei personaggi a volte oscuri, a volte romantici o violenti, ma sempre animati da uno spirito intenso, da un’inquietudine colma di vitalità, che siano esseri umani o animali.

Perché infatti, Horacio Quiroga, avendo vissuto a lungo in un ambiente naturale selvaggio, primordiale e suggestivo come è la foresta, sceglie spesso gli animali come protagonisti dei suoi Racconti d’amore, di follia e di morte. Serpenti o api, cani o cavalli che siano, egli si immedesima nei loro pensieri e nelle loro reazioni, li rende simili agli esseri umani, e come loro capaci di provare sentimenti travolgenti come la gelosia o l’invidia, la rabbia o l’istinto di vendetta. Ugualmente, anche uomini e donne creati dalla penna di Quiroga non hanno mai una vita facile, sono vittime di amori impossibili e disperati, trascinati in disavventure spesso mortali, vivono situazioni in cui la realtà pare ritrarsi e lasciare spazio ad una dimensione onirica e surreale.

Proprio come gli animali assumono tratti tipicamente umani, accade invece che gli umani rivelino i loro istinti primordiali, muovendosi su di uno sfondo dove il confine tra la città e la foresta diviene sempre più evanescente, dove i lavoratori delle foreste tropicali combattono contro l’ingiustizia che li opprime ma si lasciano travolgere dalle loro stesse passioni, dove gli esseri umani, non importa se uomini, donne o bambini, vengono annientati dall’inesorabile ferocia della natura.

Una visione insolita, ma estremamente lucida, del mondo, una forza narrativa straordinaria e trascinante, dove appare ancora più labile la scarsa, o forse nulla, importanza dell’uomo di fronte alle leggi della natura, all’indiscutibilità del destino e al mistero della morte.

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