Il peccato

prilepindi Zachar Prilepin (Voland)

La strada si perdeva nei boschi di Murom. Innumerevoli fiumiciattoli coperti di ghiaccio, villaggi immersi nel buio. Avrei voluto trovare almeno un semaforo che mi salutasse facendomi amichevolmente l’occhiolino, ma lì un semaforo non serviva a nessuno, solo a me.

Veterano della guerra in Cecenia (pare che nell’ex URSS armi e letteratura siano spesso molto legate) e giornalista, Zachar Prilepin è considerato uno tra i migliori autori russi del nostro tempo, con il suo stile piacevole e personale, tra il reportage di guerra e il diario intimo, una sorta di Hemingway sovietico del terzo millennio.

Apertamente ostile al governo Putin, lo scrittore dipinge per i lettori dei suoi romanzi il ritratto di una nazione eterogenea, disunita e spezzata da profondi contrasti, trattando spesso, come abbiamo visto in San’kja, temi sociali piuttosto duri, profondi e complessi. Diversamente, questa raccolta di dieci scritti riuniti sotto il nome di uno di essi, Il peccato, rivela in brevi frammenti, in ricordi simili a visioni, in pensieri e riflessioni, quale fosse la vita di Zachar prima di divenire un rinomato scrittore. Con un succedersi di scenari che sembra confondere sogni e ricordi, lo incontriamo nei ruoli e nelle situazioni più insolite, sempre avvolto dalla sua tipica atmsfera, che spesso sconfina nel surreale.

Adolescente ingenuo alla scoperta di un erotismo ancora misterioso e sconosciuto, giovane innamorato, sognatore e battagliero, aspirante legionario in cerca di lavoro, annoiato buttafuori in un lussuoso e ambiguo locale notturno, padre di famiglia affettuoso e nostalgico, romantico operaio di un cimitero in cerca di compagnia, ufficiale temerario e sfortunato di una guerra inutile. E anche poeta, autore di versi struggenti, malinconici e colmi di una passionalità quasi disperata.

Comunque si presenti ai nostri occhi, Zachar Prilepin non smette mai di stupirci raccontandoci la vita in tutti i suoi aspetti più nascosti, splendidi e spaventosi, amore e morte, coraggio e vendetta, odio e paura, ma sempre, qualunque sia lo sfondo della sua narrazione, non manca mai quella forza di emozionarsi anche per le piccole cose, per i momenti della vita quotidiana, e di scoprire la bellezza e la poesia anche nelle ore più drammatiche.

Un libro davvero insolito per un autore così contemporaneo, e per questo forse ancora più bello.

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