Amianto

67Adi Alberto Prunetti (Agenzia X)

La memoria per me è una cosa viva che si preserva passando la smerigliatrice sulla ruggine del tempo. La spazzola più dura, mi raccomando. Così sarebbe piaciuto al carpentiere in ferro protagonista di questa storia. Non fiori, ma una mano d’antiruggine.

Perché oggi Renato, il carpentiere in ferro protagonista di Amianto, una storia così vera da essere straziante, non esiste più, non è più tra i vivi. E’ stato proprio l’amianto ad ucciderlo lentamente, giorno dopo giorno, nello scorrere di oltre quarant’anni, trasformando quel lavoro che era la sua vita in un’inesorabile condanna a morte.  Un destino segnato forse già dall’inizio, incatenato ad una professione di un certo livello tecnico, quella del saldatore tubista, quasi come se l’apparente privilegio del lavoro specializzato fosse stato crudele al punto da esigere un sacrificio umano.

E oggi, per rendere omaggio al padre in una maniera a dir poco straordinaria, Alberto Prunetti ha passato la smerigliatrice sulla ruggine del tempo, e ci offre una storia splendida, commovente e affascinante. La sua scrittura è un mix di emozioni forti e laceranti, possiede qualcosa di musicale, di armonioso, di ritmico. Attraverso le sue parole la vita di Renato scorre sotto i nostri occhi a fotogrammi intensi, tra contrasti di luce e ombra, primi piani e flashback, sullo scenario di quei luoghi dove ha vissuto e lavorato, dei paesaggi industriali e dei cantieri più rinomati e pericolosi d’Italia, da Piombino a Taranto, da Casale Monferrato a Follonica, restituendoci lo svolgersi quasi cinematografico di una vita in cui la bellezza e la passione sono pari alla tristezza della fine.

La storia di Renato è apparentemente semplice, ma è ricca di amore, di poesia, di ricordi e tradizioni, di forza e di entusiasmo, di grandi valori come il senso del dovere e della responsabilità nel lavoro come nella vita, poiché sono due entità che si intrecciano, e lo vedremo da vicino, fino a distruggersi. E’ una lezione di vita per ognuno di noi, una testimonianza preziosa e toccante.

Ma è anche la storia di un’epoca, di un’Italia che è stata dimenticata, di un’economia ancora smagliante e costruita sul destino di quei lavoratori che possedevano la ricchezza dell’orgoglio, dell’onore, della determinazione. E che, alla fine, hanno ricevuto in cambio un’ingiustizia enorme, talvolta letale, come è accaduto a Renato, un crimine che non è mai stato realmente riconosciuto, né ha mai avuto giustizia.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma Amianto è uno di quei libri, uno dei pochi, che lasciano un segno in chi lo legge, e che incanta e sorprende ad ogni pagina. E’ vero, alla fine ci renderemo conto di provare una grande nostalgia per Renato, che abbiamo conosciuto attraverso le parole del figlio, e sentiremo anche noi la sua mancanza. Ma è bello pensare che la traccia della sua vita sia arrivata fino a noi, e forse per effetto di quella magica (e terribile) alchimia dei metalli con cui egli svolgeva il lavoro che lo ha ucciso, così come saldava complicati raccordi di tubi, ha fissato anche dentro di noi la sua storia.

Una storia che abbiamo tutti il dovere di conoscere e ricordare.

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