La puntualità del destino

la puntualità del destinodi Patrick Fogli (Piemme)

Il presente è il risultato inconsapevole di una serie di gesti distratti, di risposte mancate, di strade piene di folla che hai evitato infastidito, di scelte che non rifaresti o che non hanno dato il risultato che volevi, di attimi inaspettati di indescrivibile felicità.

Che Patrick Fogli, scrittore e ingegnere, sia un grande giallista, è indiscutibile. Ma riuscire a definirlo con precisione, così come definire il suo romanzo, è impossibile.

La puntualità del destino è uno di quei rari libri che lasciano un segno non solo letterario, oltrepassando il limite, visibile solo a pochi autori, tra la fiction e la natura umana, con tutte le contraddizioni, sorprese, debolezze, perversioni, luci e oscurità che quest’ultima possiede. Dall’altro versante, altrettanto difficile, arriva invece a svelare i paradossi della vita, l’inutilità di fabbricare intrighi, di eccellere nell’arte dell’inganno, o di credersi eroici, geniali e virtuosi, perché, inesorabilmente, è il destino a decidere, e a rimettere ogni cosa al suo posto.

Non voglio certo rivelare la storia, il brivido del giallo è un piacere da attendere pagina dopo pagina. Tutto ruota attorno ad una serata inquieta, in un paese tra Bologna e le montagne, apparentemente semplice e tranquillo (come del resto semplici e tranquilli appaiono gli uomini), che rivelerà un’anima portata agli estremi, nel bene e nel male.

Mentre il fiume sta per esondare e un’improvvisa scossa di terremoto sconvolge mura e pensieri, la quattordicenne Alessia, di ritorno da una cena con la squadra di pallavolo, arriva all’angolo di una strada, e scompare nel nulla. L’ultima immagine di lei, ripresa dalla telecamera di una banca, si confonde con quella di Claudio, figlio di un’immigrata e rinomato per le sue avventure romantiche.

Ad occuparsi, volontariamente, del caso è Gabriele, ex poliziotto che ancora subisce il conflitto tra senso della giustizia e ordine pubblico, deciso a non chiudere la questione condannando Claudio, anche perché della ragazza, viva o morta, non c’è traccia.

Quello in cui si addentra però è un girone infernale, un campo di battaglia dove tutto è concesso. Scopre che la famiglia di Alessia non è poi un modello di perfezione, né morale né legale, che tra di loro vi è più ipocrisia e indifferenza che affetto. Scopre una catena di tradimenti, di crimini impossibili da condannare perché occultati dietro ad una lastra di compromessi, un gioco d’azzardo spietato, ai limiti della crudeltà.

Scopre che la crudeltà è anche il denominatore comune degli altri, gli spettatori, curiosi fino alla perversione, addolorati quel tanto che basta per comparire, pronti a incolpare, a condannare, persino ad uccidere, più per pregiudizio che per giustizia, più per vendetta che per difesa, più per odio che per ribellione. Scopre che la verità ha un prezzo elevato, pretende sempre le sue vittime, e non è detto che offra in cambio la giusta direzione o una visione limpida e chiara.

Nel corso delle indagini, nel complicarsi dell’intreccio, l’animo umano si riduce agli istinti primordiali e si mostra per quello che è realmente, ferocia, paura, viltà, mentre i sentimenti si disgregano sotto l’azione corrosiva dell’incomprensione.

Inatteso e devastante, il finale, è quasi una resa dei conti, un ricongiugimento di percorsi paralleli, a dimostrare che La puntualità del destino è anche, o forse innanzitutto, una storia d’amore, anche se crudele. E a ricordarci come tra l’amore e il male spesso lo spazio sia esiguo, e facilmente noi dimentichiamo di avere comunque e sempre la possibilità di scegliere.

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