Storie sulla pelle

storiedi Nicolai Lilin (Mondadori)

“La forza del demonio” ha ripreso ad un tratto nonno Lësa “è la sua invisibilità. Non lo vediamo, ma lui c’è, è dentro di noi, sempre, come lo spirito del Signore. E questa è la nostra condizione, vivere sospesi tra la virtù e il peccato”.

Credo che Nicolai Lilin, dopo il successo della sua Educazione siberiana sul grande schermo, sia consapevole anche del proprio fascino carismatico e dell’impressione che riesce a trasmettere a lettori e non. Forse saranno le Storie sulla pelle che egli stesso porta su di sé, o quell’atmosfera di sacralità e mistero che avvolge la storia della sua terra.

Ma una cosa è sicura: è un grande autore, di quelli che arrivano a segnare il proprio secolo. Non solo per la forza simbolica della sua scrittura e della sua esperienza, ma anche per il potere di incantare i lettori con un meraviglioso intreccio di poesia, vita, letteratura, storia, valori e tradizioni, raccontato con semplicità e un lieve accenno di nostalgica allegria.

Nei racconti contenuti questo libro, Nicolai Lilin, o meglio, Kolima, non ha ancora sperimentato completamente l’Educazione siberiana, né ha vissuto le atrocità della guerra. E’ un ragazzo indisciplinato, un po’ sognatore, influenzato dal clima conflittuale tra le street bands giovanili formatesi dopo la caduta del comunismo, cresciuto in un ambiente dove permangono residui dittatoriali frammisti ad una stridente e violenta legge del più forte. Ma, in tutta questa confusione, Kolima ha un solo pensiero fisso: vuole apprendere l’arte, il significato, la profondità e la cultura dei tatuaggi che gli anziani criminali siberiani portano sulla loro pelle.

Per raggiungere la sua meta, per diventare un kol’sik, non solo un artista ma anche un custode delle leggi, dei valori e delle tradizioni che costituiscono l’eredità dei criminali onesti siberiani, ormai minacciati dalla delinquenza “moderna”, dalla droga e dalla corruzione, Kolima sfida con la sua temeraria passione gli anziani di Fiume Basso: il nonno Boris, il maestro kol’sik Lësa, affrontandoli con rispetto ma con un’indomito desiderio di conoscere quelle storie vissute e sofferte, celate dietro ai misteriosi simboli impressi indelebilmente sulla pelle di questi uomini.

Il suo non sarà un percorso facile. E’ comunque un adolescente, con uno spirito di ribellione e indipendenza che molto spesso si scontra con il rigorosissimo codice etico degli anziani, la cui spietata durezza ai suoi occhi appare a volte crudele. Ma gli antichi valori non ammettono sconti, e anche Kolima, nella sua iniziazione, arriverà a toccare il limite della trasgressione, imparando, letteralmente, sulla propria pelle cosa può accadere quando si cede agli istinti trasformando la vendetta lecita in peccato.

I racconti sono scritti con quella seducente vivacità tipica di Nicolai Lilin, capace di trascinarci in un vortice di emozioni e sentimenti. Non appaiono ancora le scene più oscure della sua vita, ma, al contrario, anche nei momenti più drammatici, a dominare è un’atmosfera di curiosa innocenza, di timido romanticismo, di amicizia trasparente e priva di pregiudizi, di un mondo che, nonostante l’ingiustizia, la brama di potere, la prevaricazione, possiede ancora una sua dimensione di grandi valori, di speranza e di poesia.

Da non perdere.

Advertisements

Comments are closed.