L’oro

orodi Blaise Cendrars (Guanda)

L’oro.
Il rush.
La febbre dell’oro che si abbatte sul mondo.
La grande corsa all’oro del 1848, 49, 50, 51 che durerà 15 anni.
San Francisco!

Con la sua scrittura romantica, suggestiva e affascinante, da poeta giramondo quale effettavamente è, l’autore svizzero/francese Blaise Cendrars, che avete già incontrato su queste pagine con La mano mozza, racconta la storia, drammaticamente vera, di Johann August Suter, rivelandola in tutta la sua malinconica tragicità e, per quanto il protagonista di L’oro sia un avventuriero, un vagabondo privo di scrupoli in cerca di fortuna, nel compimento del suo progetto apparentemente folle e assurdo non merita certo la fine che lo aspetta.

Quando lo incontriamo siamo nel 1834, l’America è un sogno da raggiungere e conquistare, New York è il miraggio di tutto il mondo, il paradiso dei vagabondi, dei cacciatori, dei folli, dei cercatori di fortuna e di avventure, la California, è ancora terra di nessuno, a metà tra il Messico e una distesa di praterie dove non esiste ancora un confine preciso. Attratto da tutta questa bellezza senza nome, Johann Suter lascia la famiglia, i fallimenti, l’Europa, e parte per raggiunge New York, dove si ferma per qualche tempo. Ma il suo pensiero è la California, così splendida e ancora senza padroni e, nonostante i disagi e le difficoltà, riuscirà a raggiungerla. Arrivato, finalmente, solo, in una deserta e incontaminata spiaggia di San Francisco, di fronte all’immensità dell’oceano, inizia a costruire e realizzare il suo regno.

Forse per fortuna, forse per miracolo, ci riesce. In pochi anni trasforma il terreno incolto in cui si è insediato in un paradiso terrestre: campi coltivati, frutta, fattorie, vigne, mandrie, segherie, concerie, mulini, officine: la Nuova Helvetia. Intanto la guerra ha segnato il confine, la California appartiene agli Stati Uniti, e Suter diviene il più grande proprietario terriero. La sua è un’impresa straordinariamente fiorente, tale da renderlo forse l’uomo più ricco del mondo intero, e da convincerlo a chiamare con sé la moglie e i tre figli. Ma è proprio in quel momento che ha inizio la tragedia, quando, casualmente, un lavoratore troverà il primo frammento d’oro tra la terra. E’ il 1848.

La corsa all’oro è un delirio, una follia distruttiva e violenta, una perversione malvagia, folle e omicida. Quasi tutti i dipendenti di Suter abbandonano il loro posto, San Francisco è affollata dai cercatori d’oro giunti da tutto il mondo: quando la famiglia di Suter arrivano alla Nuova Helvetia trovano la rovina. Lui dapprima cede, poi si appella alla legge, che, sorprendentemente, sembra essere dalla sua parte. Ma ormai si è fatto troppi nemici, la maledizione dell’oro non consente tregua, il suo destino è segnato.

Il bellissimo racconto di Cendrars, una delle sue poche opere pubblicate in italiano, narra non solo l’ascesa, il declino, la ribellione e la sconfitta di questo temerario e sfortunato imprenditore, ma si addentra nei suoi sentimenti, nello spirito di avventura e di inventiva che lo ha reso ricco e potente, e in quella debolezza umana che convince gli uomini attratti dall’oro a rischiare, a morire e persino a uccidere. Una storia vera e travolgente, che rappresenta anche una parte della storia del nostro mondo.

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