L’isola e altri racconti

isoladi Giani Stuparich (Einaudi)

Ma era come gridare nell’acqua; neppur l’eco della sua stessa voce gli giungeva di ritorno. Il terribile buio che aveva inghiottito i suoi amici taceva.

Nato a Trieste nel periodo astroungarico, Giani Stuparich inizia a scrivere già da studente, frequentando a Praga Scipio Slapater e gli intellettuali triestini, e manifestando nel contempo una chiara ideologia irredentista. Nel 1915 quando, dopo il delitto di Sarajevo, l’Italia entra in guerra, Stuparich diserta dall’esercito austriaco, passa il confine con un passaporto falso, e si arruola volontario sul fronte italiano.

Da questa esperienza ha origine Guerra del ’15, il racconto più lungo di questa piccola raccolta, un diario dove l’autore narra il suo lungo percorso di guerra da Roma a Udine, nelle trincee del Friuli, da giugno ad agosto, fino alla Rocca di Monfalcone. Il diario di guerra di Stuparich è più una raccolta di sentimenti personali che una cronaca, alle scene d’azione della battaglia spesso viene sovrapposto un succedersi di emozioni e di sensazioni provate dall’autore, all’epoca giovanissimo e per la prima volta impegnato al fronte: la malinconia, profonda, inconsolabile, l’intensa nostalgia per la casa e la famiglia, la consapevolezza della propria fragilità, la paura. Attraverso queste annotazioni, compare non solo il senso di angoscia vissuto da Stuparich, e da tutti i soldati italiani, ma anche il loro improvviso, e drammatico, passaggio all’età adulta, con quell’introspezione che è caratteristica degli autori triestini.

Un’angoscia comunque presente anche ne La Grotta, dove il giovane protagonista si ritrova a vivere da solo un’avventura dal finale tragico, o ne L’isola, in cui l’autore assiste, impotente, all’inevitabile declino fisico del padre. In tutti i racconti di Stuparich, dai ricordi di guerra alle brevi narrazioni fotografiche, ricche di espressioni dialettali, dei Ricordi istriani, permane sempre quest’atmosfera di giovinezza mancata, di adolescenza malinconica, di lacrime appena trattenute, di nostalgia per qualcosa che a volte è andato perduto e a volte non accade mai.

Grande intellettuale e grande autore, Giani Stuparich lascia in ogni riga dei suoi scritti il sommesso dolore dell’addio e la sottile seduzione dell’ignoto, racchiuse in quella splendida cornice che solo gli scrittori di quella regione policroma e contrastata che è l’Istria, sanno creare.

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