Gli inseparabili

di Alessandro Piperno (Mondadori)

Solo i risentiti non dimenticano mai.

Ignorando le polemiche nate attorno all’assegnazione del Premio Strega ad Alessando Piperno con Gli inseparabili, devo ammettere che, non avendo letto Persecuzione, il romanzo precedente e sempre dedicato alla “saga” della famiglia Pontecorvo, sicuramente mi mancano molti riferimenti e dettagli storici.

Ma questo non nega il fatto che Gli inseparabili sia un romanzo trascinante, quasi spaventoso, indubbiamente degno di un premio letterario importante, ma soprattutto da leggere, per la capacità dell’autore di addentrarsi con un’esasperazione quasi sadica nel groviglio di emozioni, sentimenti, fobie, contrasti e, dobbiamo dirlo, ipocrisie che costituisce la natura di ogni essere umano, e forse ancor più di ogni famiglia.

Raccontata da un io narrante che si manifesterà solo nelle ultime pagine, la storia dei due fratelli Filippo e Samuel Pontecorvo, appare quasi una confessione, la pubblica ammissione che, dietro i due “inseparabili” fratelli, in realtà non ci sia stato altro se non invidia repressa, amore incompreso e odio malcelato, tanto da arrivare alla totale distruzione di una famiglia apparentemente “felice”.

Cresciuti all’ombra di un padre annientato dall’ambigua relazione con un’adolescente, e da una madre più propensa a nascondere che a manifestare ogni genere di sentimento, negativo o positivo che sia, Filippo e Samuel hanno poco da scegliere tra errori, ossessioni e falsi successi. Nel momento in cui li incontriamo, il primo vive mantenuto da una moglie attrice, nevrotica e anoressica, e l’altro, uomo d’affari e fidanzato vincente, si sta trasformando, all’insaputa di tutti, in un perfetto, ma inesperto, e consapevole truffatore.

Nel momento in cui Filippo, sorprendentemente, viene invitato ad un festival francese per premiare il successo di un suo personaggio a fumetti trasformato in un film, e all’improvviso da disoccupato incapace diviene un cineasta famoso e corteggiato, scatta lentamente il meccanismo che farà crollare tutto lo scenario in cui fino a quel momento non solo la famiglia aveva vissuto, ma tutti i personaggi con cui si erano intrecciati i loro destini.

Relazioni sentimentali e avventurose, perversioni sessuali, affari leciti e illeciti, anni di ipocrisie nascoste dietro feste e riunioni di famiglia, esplodono in una reazione a catena, accentuata dalla rovina finanziaria di Samuel, dalla sua fulminea decisione di troncare il fidanzamento pochi giorni prima delle nozze, e dalla “fuga” forzata di Filippo, minacciato di morte da un gruppo di integralisti islamici.

Non so se la storia continuerà in un terzo romanzo, per noi finisce con un funerale, dove i due fratelli, ormai estranei e distanti, sono costretti ad assistere al duplice spettacolo della loro fine e della certezza che, comunque, tutto in qualche modo si ripete: la natura sbagliata dell’uomo riprende il suo cammino. La scrittura di Alessandro Piperno è dura ma piacevole, fortemente ironica come vuole la cultura ebraica, sembra affrontare anche i passaggi peggiori con una specie di comica indifferenza. Un romanzo non facile, ma bellissimo.

 

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