Mal tiempo

di David Fauquemberg (Keller)

Danger si è trascinato al centro del ring, si è congratulato con Corto con un abbraccio fronte contro fronte. Gli ha preso la mano e l’ha sollevata ben alta, di fronte al pubblico.

David Fauquemberg è uno scrittore atipico e affascinante. Mi ricorda un po’ Kerouac e Chatwin, forse anche Hemingway: i grandi viaggiatori della letteratura. Sempre lievemente malinconico ma sempre travolgente, si potrebbe leggerlo per giorni e notti senza fermarsi. Ha vissuto un po’ ovunque, e questo ovunque traspare nella sua scrittura.

C’è qualcosa di sacro e di nobile nella boxe, sembra uno sport semplice, nato dalla strada, ma racchiude un codice d’onore cavalleresco, ancestrale, primitivo ma rigoroso. Molti lo rispettano, qualcuno no, c’è sempre chi confonde lo sport e il business, il valore e il successo, la vittoria e la ricchezza, ma chi sceglie una disciplina sportiva tanto dura e impegnativa quasi sempre è spinto solo dalla passione.

Quando lo conosciamo, l’io narrante di Mal tiempo, è un pugile dilettante che ha perso l’entusiasmo di continuare a salire sul ring per ragioni a noi ignote, vorrebbe abbandonare completamente il mondo magico di questo sport, ma Rouslan, il suo maestro, gli chiede un ultimo favore: accompagnare due giovani atleti a Cuba, paese simbolo della boxe, per seguirli in uno stage.

Il fascino ambiguo di Cuba, sospesa tra l’utopia di un socialismo mai raggiunto e un amore quasi perverso verso tutto ciò che l’ideologia stessa proibirebbe, e la sorprendente dedizione degli atleti cubani, chiusi nella clausura quasi monastica dell’allenamento, incantano il narratore, che instaura un’amicizia profonda, più spirituale che sportiva, con Yoangel Corto, un giovanissimo peso massimo, atleta virtuoso di natura, campione quasi per caso.

Yoangel è un prodigio ma non lo sa, la boxe per lui è un modo per guardagnarsi da vivere, è un eroe antico che cerca la propria identità in un luogo divenuto moderno troppo in fretta, è un poeta innato, figlio di un artista che lo ha lasciato solo. E’ leale ma non sottomesso, non cede ai compromessi, non segue regole prefissate, nemmeno quelle che gli imporrebbero la vittoria per dovere di squadra. Vince solo se vuole farlo, nella boxe e nella vita, il suo orgoglio non ammette concessioni di alcun genere, non cede nemmeno di fronte alla luce di sfida che accende gli occhi del padre.

Proprio sul ring, dove tutti lo acclamano, Yoangel vincerà sé stesso, liberandosi per sempre da ogni costrizione, dall’opinione dei giudici e del pubblico, dal gioco assurdo di una vittoria scontata, da tutte quelle barriere che egli stesso aveva costruito.

Un romanzo duro, difficile, affascinante, come i paesaggi di Cuba. Da leggere.

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