Il poeta di Gaza

di Yishai Sarid (e/0)

“Halo, ya ibni”. Da lì si è dipanata una conversazione bellissima tra padre e figlio di cui invidiavo ogni frase.

E mentre parla al telefono con il figlio, Hani, Il poeta di Gaza, ignora che l’io narrante del romanzo sia un ufficiale dei servizi segreti di Israele, e che la sua proposta di aiutarlo ad incontrare il figlio a Cipro sia solo un perverso gioco per eliminare un pericoloso terrorista, un inafferrabile nemico di Israele.

O forse no. Forse Hani ha capito tutto, ma è un malato terminale che spera solo di rivedere suo figlio prima di morire e, soprattutto, è un grande poeta, un conoscitore dell’animo umano, capace di intuire la fragilità e la tristezza dell’uomo che ha di fronte, ed è certo di poterne vincere l’astuzia con la forza immensa dell’amore.

Del narratore non conosciamo il nome, sappiamo solo che il suo lavoro è quello di estorcere informazioni con tutti i mezzi, a volte persino di uccidere, per difendere con ogni mezzo un paese forse meno assediato e minacciato di quanto affermi. Una responsabilità enorme, sovrastante, che lo distrugge e causa il fallimento del suo matrimonio. Quando, tra le tante “missioni”, gli viene affidato il compito di rintracciare il figlio del poeta palestinese Hani, latitante in Siria, cerca di tirarsi indietro. Ma per arrivare al poeta, gravemente ammalato, e quindi al figlio, deve avvicinarsi alla più grande amica di lui, la scrittrice israeliana Daphna, fingendosi egli stesso un’autore esordiente in cerca di consigli.

L’ufficiale rimane incantato dal fascino di Daphna, dalla sua disperata tenerezza verso il figlio tossicodipendente, dal mondo magico e irreale della scrittura, dove tutto è sogno ma tutto può avverarsi, e, soprattutto, dalla tranquilla dolcezza di Hani, del quale diventa amico intimo, giungendo a scambiarsi confidenze profonde, che restano al di fuori dal cerchio oscuro dei servizi segreti.

Conquistato da questa nuova e strana famiglia, egli sente venir meno quella ferrea e gelida determinazione con cui, fino a quel momento, aveva portato avanti il proprio lavoro, le barriere elevate in anni di violenza, verso sé stesso e verso gli altri, crollano, lasciando defluire emozioni dimenticate, ma ancora forti e potenti.

E’ più il dovere che la convinzione, a fargli portare a termine la dolorosa missione, ma con un finale a sopresa, fuori da ogni previsione, che stravolge e ricostruisce anche la sua stessa esistenza.

Advertisements

Comments are closed.