Il tenente Sturm

di Ernst Junger (Guanda)

La sua ultima sensazione fu quella di affondare nel vortice di un’antichissima melodia.

Scrittore, filosofo e combattente, Ernst Junger è probabilmente tra gli autori più geniali, significativi e affascinanti del Novecento europeo. Più creativo che accademico, più intellettuale che studioso, a 18 anni, fugge dal Liceo per arruolarsi nella Legione Straniera, allo scoppio del primo conflitto mondiale entra volontario nell’esercito tedesco, e nel 1926 intraprende la carriera letteraria.

Ufficiale della Wehrmacht nella II guerra mondiale, frequenta gli scrittori francesi nella Parigi occupata, al termine della guerra inizia un lungo carteggio con i filosofi tedeschi e si dedica totalmente alla filosofia e alla scrittura. E’ uno dei pochi autori ad aver ricevuto il Premio Goethe.

Dall’esperienza della guerra, nasce il tenente Sturm, ritratto autobiografico di un giovane ufficiale impegnato sul fronte francese, ex studente di zoologia, scrittore per diletto, guerriero temerario, malinconico e vagamente bohemien. Nonostante un ferreo idealismo, dovuto più ad un proprio codice morale che allo spirito patriottico, Sturm vive la guerra come un’analisi introspettiva, osserva sé stesso e gli altri prima con occhi da scienziato che da combattente. L’ambiente drammatico della trincea sembra sfiorarlo appena, è attento ma distante, valoroso ma sfuggente. Studia con distacco gli effetti che la battaglia ha sugli uomini: li rende simili e li separa al contempo, li unisce in un’incomprensibile fratellanza dove, a tratti, affiora la tragica disperazione dell’uno o dell’altro.

Nel caos della battaglia, Sturm riesce sorprendentemente a costruirsi un rifugio  dove si chiude a leggere o a scrivere, tra libri di scienze e filosofia, vecchi mobili e quadri, quasi un salotto letterario, che condivide a volte con gli altri due ufficiali, un ex giurista e un pittore.  Un piccolo circolo di intellettuali che, per quanto non vengano mai meno al proprio dovere, sembrano essere rimasti alieni all’infuriare della guerra e alla presenza della morte, trascorrendo ogni minuto libero a conversare, o ad ascoltare Sturm mentre legge ad alta voce i propri scritti. Nemmeno l’arrivo del comandante dei genieri Von Horn, combattente innato, audace e pragmatico, riesce a smuovere i tre amici dalle loro conversazioni, e l’ufficiale finirà per addormentarsi durante le lunghe letture di Sturm.

Dal crollo del rifugio, che interrompe la lettura e dichiara il precipitare degli situazione, tutto si svolge in pochi minuti di fuoco violento, in cui la freddezza di Von Horn si contrappone all’indifferenza di Sturm, che pare vivere e osservare la scena quasi come se non lo riguardasse. La sua fine, tragica ed eroica, insieme ai quattro compagni di battaglia, è l’epilogo più giusto per il suo spirito di guerriero nobile e romantico.

Un racconto breve, di poche pagine, crudele e appassionante, dove Junger racconta molto di sé stesso, e molto della natura umana.

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