Un’infanzia africana

di Stephanie Zweig (Marco Tropea)

Regina si accorse che Martin era più che un essere umano. Lui sapeva quant’era bene ripetere le cose importanti. Si prese un po’ di tempo prima di chiedere: “Perché vuoi che io non sia triste?”.
“Perché dopo la guerra tornerò da te”.

In realtà, non ci è dato di sapere se Martin tornerà dalla guerra e rivedrà Regina, poiché sarà lei, alla fine, a chiudere lo splendido scenario africano e a tornare in Germania. Ma nei suoi anni di rifugiata ebrea trascorsi in Kenya, ci insegnerà la bellezza della meraviglia, l’emozione della scoperta, la magia di un mondo dominato da leggi antiche e misteriose.

E’ il 1938, e in Germania Hitler sta iniziando ad attuare lo sterminio, quando l’avvocato tedesco Walter Redlich riesce appena in tempo ad emigrare in Kenya e a farsi raggiungere successivamente dalla moglie Jettel e dalla piccola Regina. Sono salvi, sì, ma hanno perso tutto: lavoro, carriera, casa, parenti, amici, e tutte quelle abitudini proprie di una vita agiata e borghese. Estranei e sperduti in un paese ignoto, guardati con sospetto dagli inglesi ormai ostili verso la Germania, costretti a lavorare per pochi soldi una terra arida e ribelle, sopravvivono tra piogge torrenziali, caldo infernale, febbri e invasioni di cavallette, rimpiangendo una patria ormai frantumata, ostinatamente aggrappati ai ricordi di un passato impossibile a ricostruirsi.

In questo clima di nostalgica disillusione, l’unica a subire l’incanto dell’Africa è proprio Regina. Di fronte ai suoi occhi, il paese sconosciuto si trasforma in una fiaba, un regno incantato da esplorare e da scoprire per la bellezza selvaggia e abbagliante dei paesaggi, per il suono melodioso e dolce della lingua, per la saggezza profonda e semplice degli abitanti. Giorno dopo giorno, ella è conquistata da tutto ciò che spaventa Walter e Jettel e, al contrario di loro, non rimpiange nulla del passato. Il cielo, gli alberi e gli animali diventano il suo mondo, e Owour, il boy della fattoria, che accompagnerà la famiglia in tutti gli anni africani, il suo maestro e amico.

In questa atmosfera magica e incantata, Regina cresce a fianco di Owour e del cane Rummler, parla la lingua swahili, impara a capire non solo le parole ma anche gli sguardi, le assenze e i silenzi. Percepisce l’angoscia del padre incapace di assimilarsi alla lingua e alla cultura inglese, comprende la sconsolata tristezza della madre ma riesce a trasmetterle il suo desiderio di avere un fratellino, diventa l’amica segreta di Mr Brindley, lo scorbutico preside del college inglese, che la attira nel mondo letterario e avventuroso di Charles Dickens.

Quando incontra Martin, amico di gioventù e rivale in amore del padre, Regina ha undici anni, la guerra ormai è divenuta mondiale, e lei prova per la prima volta l’emozione di un amore distante e forse improbabile, ma nel quale continuerà a credere fino all’ultimo. Poi, quella guerra che ha incatenato e stravolto il mondo, finisce, e in Walter, che si è arruolato nell’esercito inglese, ritorna la nostalgia di una patria in cui fare ritorno, di una città dove vivere, di un lavoro lasciato a metà percorso e, per quanto Jettel non sia d’accordo, riesce a soddisfare il suo sogno e ad ottenere il rimpatrio. La sua non sarà più una famiglia di rifugiati, ma di cittadini tedeschi, e l’unico, insopportabile, dispiacere è quello di dover infrangere il sogno africano di Regina per realizzare il proprio, di rivelarsi di nuovo incapace di regalarle la felicità. Ma ancora una volta sarà la figlia, che da Owour e dall’Africa ha acquisito quella saggezza tranquilla e invincibile, a stupire il padre, leggendo in anticipo nel suo animo, e a scoprire insieme a lui, negli ultimi momenti, il segreto del legame che li unisce e che proprio nella magia dell’Africa ha trovato le parole per esprimersi.

Un romanzo autobiografico e bellissimo, testimonianza storica e celebrazione di un paese magnifico, antico e misterioso.

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