La luce prima

di Emanuele Tonon (ISBN)

E che venga la tua luce, la tua luce prima, quella che ho visto spalancando gli occhi sul tuo viso…

Definire “romanzi” le opere di Emanuele Tonon è alquanto riduttivo, ma non credo esista una definizione adatta per ciò che questo sconvolgente autore è capace di scrivere.

Così come era accaduto nel suo romanzo di esordio, Il nemico, dove in un delirante alternarsi di racconto e visione delineava il ritratto del padre, così anche La luce prima disorienta i lettori, incapaci di rendersi conto se quella folle e struggente lucidità con cui l’autore rende omaggio alla madre sia reale o immaginaria.

Perché Emanuele Tonon gioca con la verità trasformandola in narrazione, in frammenti di memoria, in fotogrammi colmi di violenta nostalgia, in simboli e metafore sospesi tra il sacro e il blasfemo, dissacra il mistero della morte e lo riduce in schegge di disperata esistenza, penetra nell’oscurità del dolore e lo riconduce verso quella dimensione divina che gli è propria.

In questo splendido e lacerante omaggio alla madre, qualcosa di indefinibile e di sospeso tra il sacrificio e la lettera d’amore, l’autore non risparmia nulla di sé stesso, si spoglia da ogni velo e da ogni ombra, raccoglie ricordi ed emozioni, lacrime e sangue, ira e bellezza, gioia e illusione, si offre in dono alla madre per riscattarne ogni desiderio perduto, ogni sogno infranto, ogni istante di tenerezza in cui egli non era presente, ogni aspettativa taciuta ma disattesa. Fino all’ultimo momento, prima dell’oblio e della morte, una morte che appare insopportabile nel vuoto che ha lasciato, negli oggetti divenuti inutili, nei gesti ormai impossibili a ripetersi, nelle parole non dette e nei rimpianti, nella violazione del corpo per cederne gli organi.

La scrittura di Emanuele Tonon è spaventosa, forte, distruttiva, priva di inutile romanticismo ma comunque ricca di quell’amore umano, terrestre, costruito di piccole cose, di rari e preziosi momenti di gioia, di malinconia e di rabbia, quell’unico amore capace di trascendere le barriere della morte, di annullare la terra della sepoltura e di elevarsi là dove, forse, è il luogo dell’anima.

Un racconto poetico, estremo e violento, quasi un cantico dei cantici che l’autore offre alla madre e, così facendo, smembra sé stesso, si fa cenere e scrittura, si annienta e si dissolve in spazio bianco e parola scritta. Un capolavoro.

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