Andrà tutto bene

di Stefano Jannaccone
(La Bottega delle Parole)

Rigo dopo rigo capisco il valore artistico
di Marco. La sua capacità innata
di interpretare la vita come un’opera letteraria; ma anche la sua qualità insuperabile di leggere gli stati
d’animo delle persone.

Lo stesso si può dire di questo giovane e sorprendente scrittore, pubblicato da un’altrettanto sorprendente casa editrice come è La Bottega delle Parole. Insolita perché gli autori che sceglie in realtà sanno andare molto oltre le parole, sanno osare fino al limite estremo. Andrà tutto bene è un romanzo breve, vivace, scritto con uno stile limpido, brioso e quasi cinematografico, qualcosa tra la sceneggiatura e il reportage. Ma sotto questa leggerezza, questa allegria apparente, nasconde un racconto struggente, dove la disperazione che caratterizza la nostra epoca è descritta con la chiarezza di una cronaca di guerra.

In tutto il racconto si alterna la voce narrante di Marco, il presunto scrittore, artefice e protagonista al contempo, a quella di Fabiana, il suo amore irraggiungibile, il desiderio più elevato, irrealizzabile e perciò alienante, della sua vita. Due esistenze parallele e differenti, impossibili ad intrecciarsi ma capaci di marchiarsi a fuoco reciprocamente, lui con quell’ingenuità malinconica, sfrenata, talvolta esplosiva, lacerante fino all’autodistruzione, lei con la sua logica ferrea di artista maledetta e  irredimibile, erede di un passato che l’ha resa forse cinica e sfrontata, ma sicura dei propri limiti sentimentali . La loro storia romantica si delinea nelle due narrazioni ma non ci è dato di conoscerla, nel momento in cui incontriamo Marco, lei è già distante, è solo una voce, un’ombra che si congiunge virtualmente a quella di lui senza lasciare la speranza di un completamento.

La loro vita rispecchia i nostri tempi, e ne esalta le disarmonie, i contrasti, i paradossi. Marco è un laureato/eterno studente, dilaniato nella consapevolezza di un’esistenza inconcludente, che si trascina tra feste esasperate, sesso a tutti i costi, fumo e alcol a buon mercato e un futuro incerto se non negato. Fabiana è una vittima del disfattismo irriverente dei genitori, della loro bramosia di edonisti privi di ogni rigore morale, e cerca nell’arte quella soddisfazione che, alla fine, scoprirà inutile o forse irraggiungibile.

Accanto all’ombra di Fabiana, attorno a Marco si muovono amici e compagni di studi e di avventure, giovani forse inerti, forse irresponsabili, forse egoisti, ma indubbiamente demotivati e delusi da un mondo dove nessuno crede più ai sogni. Il finale a sorpresa, davvero lieto in un’atmosfera apparentemente spoglia di ogni possibilità, rende giustizianon solo ai protagonisti, ma alla loro intera generazione, spesso accusata di incoerenza e di ignavia ma, sebbene fragile, ancora capace di amare.

Stefano Jannaccone, scrittore e giornalista, vive e lavora a Roma.
Leggetelo anche su www.sferapubblica.it 

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