Racconti di guerra

di Mario Rigoni Stern (Einaudi)

Una cicogna arrivò nello stagno appena sgelato e in quel momento mi accorsi che le betulle nel bosco lì davanti al mio sguardo aprivano i rami primaverili a un tenerissimo verde senza l’ordine di nessuno.

La storia di Mario Rigoni Stern, uno tra i più grandi autori del Novecento italiano, è abbastanza nota. Arruolatosi volontario nella Scuola Centrale Militare di Alpinismo nel 1938, passa attraverso gli scenari di guerra dell’epoca: al confine con la Francia, in Albania, in Grecia, e infine in Russia, dove il dramma della devastante ritirata, tema portante di tutta la sua opera letteraria, stravolgerà completamente i suoi pensieri. Internato in Prussia dopo l’armistizio dell’8 settebre 1943, rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e rimane prigioniero nel campo di concentramento di Hohenstein fino alla liberazione da parte dell’Armata Rossa, nel 1945.

Questi Racconti di guerra, una raccolta di racconti e di brevi stralci delle sue opere più celebri, Il sergente nella neveRitorno sul Don e Amore di confine, ripercorre in ordine cronologico la memoria storica dello scrittore: dalla prima guerra mondiale, vissuta attraverso i ricordi del luogo e i segni indelebili scolpiti nelle montagne, all’allucinata drammaticità della ritirata di Russia, alla deportazione e alla prigionia, fino alla lunga strada del ritorno a piedi in Italia.

Svaniti quegli ideali che definirono la scelta iniziale di Mario Rigoni Stern, la guerra compare nei suoi scritti in tutto il suo tragico e crudele realismo fino alla disfatta russa, dove la Germania, con i suoi assurdi sogni di gloria frantumati dal gelo sovietico e dall’acciaio di Stalingrado, da alleata si trasforma in nemica.

La guerra degli italiani, smarriti e dimenticati in un inverno immenso e orribilmente ostile, diviene una disumana lotta per la sopravvivenza, e nel terrore della realtà brillano, come miraggi, ora la bellezza struggente della natura, ora la malinconica dolcezza di un incontro inatteso.

Mario Rigoni Stern racconta la tragedia e vi dipinge paesaggi e stagioni, racconta la morte e la confonde con fragili sogni e tenui speranze, racconta la disperazione della memoria e la colora di vento, di cielo, di erba. Le distese di frumento, gli improvvisi lampi di colore dei fiori, lo scintillio del verde, la silenziosa indifferenza della neve sembrano sovrapporsi al frastuono delle armi, la quieta e calda penombra delle isbe è un angolo di pace quasi fiabesco, tra il fuoco dell’inferno. Cavalli e caprioli si accompagnano a soldati e partigiani, guerra e caccia divengono un unico scenario con la comparsa di starne, urogalli, allodole e quaglie…

Lo splendore della natura deflagra, violento, anche sui campi di battaglia, anche nella nostalgica desolazione dei ricordi, dove le montagne, vicine o lontane, maestose, sembrano vegliare, eternamente.

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