Incontro d’estate

di Truman Capote (Garzanti)

Mentre osservava la fotografia, Grady aveva avvertito qualcosa di simile a una fredda eco, come quando, pur trovandoci in una situazione del tutto nuova, abbiamo la sensazione che tutto sia già accaduto: se il passato lo conosciamo e il presente lo stiamo vivendo, è possibile che in quei momenti si sogni il futuro?

Ricorda un po’ l’esuberante Holly di Colazione da Tiffany, la giovanissima protagonista di Incontro d’estate, bellissimo e malinconico romanzo, volutamente nascosto da Truman Capote e mai pubblicato fino al momento in cui, dopo la sua morte, viene casualmente ritrovato nella sua vecchia casa di Brooklyn, tra lettere e carte abbandonate.

Ribelle, anticonformista, avversa alle convenzioni sociali, la diciassettenne Grady McLain, figlia debuttante di un noto finanziere, decide di trascorrere l’estate a New York, rifiutando di seguire i genitori in crociera. Ed è solo una delle sue scelte estreme, apparentemente dettate da un capriccioso spirito di contestazione, come l’indifferenza verso il corteggiamento di Peter, che Grady considera solo un amico d’infanzia, e la scelta, folle e coraggiosa, di vivere una storia d’amore con Clyde, giovane veterano di guerra ebreo che, dopo il congedo, lavora come parcheggiatore.

Nata come passione estiva, la relzione tra Grady e Clyde si consolida nel tempo, materializzandosi negli aspetti più contrastanti che la differenza di cultura e di estrazione sociale dei due, inevitabilmente, provoca. L’esuberanza di lei si scontra con la malinconica sfrontatezza di lui, l’indifferenza di lei verso l’agiatezza di cui è circondata viene colta da lui quasi come una sfida, ed entrambi sono preda della gelosia, Clyde per la confidenziale e provocatoria amicizia di Grady e Peter, Grady per la sconosciuta fidanzata e promessa sposa del ragazzo.

Entrambi affrontano le complicazioni talvolta con rabbiosa apatia, talvolta con decisioni drastiche, con una sorta di violenza mal repressa, ora si lasciano, ora si cercano, ora entrano in un circolo chiuso di trasgressioni, che sia droga, alcool o alta velocità, entrambi non vogliono e non possono rinunciare all’altro, ma sembra quasi evitino di dichiararsi apertamente, scivolando al contrario in una sottintesa vendetta.

Grandissimo nel raccontare ogni più piccola sensazione, nel descrivere quel contrasto che spesso si genera tra pensieri e parole, tra emozioni e realtà, Truman Capote lascia il romanzo privo di un vero finale, a significare forse il passaggio dall’affascinante irrequietezza dei due giovani protagonisti alla loro volontà di  costruirsi un destino, comunque esso vada.

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