Il cielo non ha preferenze

di Eric Maria Remarque (Mondadori)

Di fuori udì un rumore di passi sulla ghiaia del giardino. Le ricordarono il giardino di Clerfayt, e un’onda di tenerezza sconsolata la invase.

Appare strano incontrare Eric Maria Remarque al di fuori dalle trincee, lontano dai campi di battaglia, dalle scene splendide e violente del Fronte Occidentale. Ma, addentrandoci tra le pagine di quella che è una straziante e bellissima storia d’amore, ci renderemo conto che di guerra sempre si tratta, perché Il cielo non ha preferenze è un’incessante battaglia contro la morte, la disperazione, la nostalgia, la crudele rapidità del tempo, la struggente incertezza del domani.

Nel momento in cui i loro destini si intrecciano, Lilian e Clerfayt non hanno futuro, sembra non abbiano speranza, entrambi vivono l’attimo, ed è questa similitudine ad avvicinarli. Lei, chiusa da anni nell’asetticità del sanatorio, oppressa dall’incombenza della malattia e della morte, lui, campione di automobilismo, incatenato ad un passato da reduce e ad un’esistenza agli estremi limiti del rischio.

Quando Lilian fugge dal sanatorio insieme a Clerfayt, forse cerca solo di vivere in assoluta libertà il poco tempo che le resta, e lui intravede in lei solo un’avventura romantica e vagamente folle. Ma rimane incantato dal fascino fragile e sfuggente della ragazza che, nella sua intensa bramosia di vivere, percepisce tutto come una conquista e, consapevole della propria precarietà, di lui ama quell’audacia disperata e quasi incosciente. Ma, se Lilian, illudendosi di ingannare la morte, si rifugia in un continuo migrare tra alberghi, viaggi, inviti a cena, abiti eleganti, attraente proprio perché inafferrabile, lui inizia a vedere in lei una possibilità, il progetto di un futuro condiviso, di una vita finalmente stabile e sicura, e il suo amore, lentamente, prende forma e sostanza.

Lilian dapprima è terrorizzata, sa di non avere tempo a sufficienza per una storia importante, che oltretutto non ammette perché di lui ammirava quell’irrequietezza spericolata e malinconica, poi, di fronte alla dolorosa caparbietà del sentimento di Clerfayt, cede e lo asseconda, rimandando momentaneamente i suoi progetti di incessante fuga.

Poi, il colpo di scena, stravolgente e inatteso. A Montecarlo, durante l’ultima, brevissima gara di fine contratto, Clerfayt muore in un tremendo incidente, a pochi passi da Lilian che assiste alla corsa. Il vuoto che invade la ragazza è lacerante, il suo desiderio di libertà si frantuma, i suoi pensieri di partenza svaniscono: paradossalmente era lei, la condannata a morte, non quell’uomo così vivo e innamorato, del quale non rivedrà nemmeno il corpo, reso irriconoscibile dallo schianto. Clerfayt era morto, cosa ben diversa dal non essere insieme.

A Lilian non restano che poche settimane per tornare in sanatorio, prima di una fine forse solo apparentemente tragica. Perché, quando il poetico Levalli aveva chiesto a Clerfayt dove l’avesse incontrata, egli aveva risposto davanti alle porte dell’Ade. L’unico luogo dove, infine, avrebbe potuto ritrovarla, l’unica fine per due persone il cui destino era ormai segnato.

Un romanzo splendido, introspettivo, dove si riconosce quella forza che Remarque  infonde alla narrazione, quel fascino intenso, vibrante e profondo che possiedono i suoi personaggi. Un capolavoro.

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