Non sparate agli aquiloni

di Feride Cicekoglu (Scritturapura)

Oggi era il giorno delle visite. Ma gli uccelli non mi hanno portato niente. Né mio padre né la tua lettera. Non eri tu a dirmi che bisognava rivelare agli uccelli ciò che desideravamo tanto e loro, andando al mercato, forse me l’avrebbero preso?

Feride Cicekoglu, scrittice, sceneggiatrice e docente universitaria oltre che brillante voce della dissidenza turca, è stata arrestata dopo il colpo di stato del 1980, ed è rimasta in carcere come prigioniera politica fino al 1984. In tutte le sue opere compare il tema dell’oppressione, della negata libertà di pensiero, della tortura e della prigionia, a volte narrate attraverso voci indirette, immagini fantasiose, conversazioni giocate su ironia e metafora.

Scritto durante il periodo di prigionia, e pubblicato in Italia da Scritturapura, Non sparate agli aquiloni è il suo primo romanzo, che ha dato origine ad un film ormai divenuto in Turchia un simbolo della repressione, dei diritti umani, del desiderio di libertà.

Voce narrante del romanzo è Baris, un bimbo di quattro anni costretto a vivere in carcere accanto alla mamma prigioniera, e il suo lungo monologo, composto di pensieri, di riflessioni, di lettere, è rivolto ad Inci, l’amica liberata, che finalmente è uscita dalla porta di ferro ma ha lasciato il bambino solo con i suoi pensieri ed i suoi dubbi. E così la ragazza, che aveva imparato insieme al piccolo amico come le parole e i pensieri possano trasformarsi in aquiloni e volare alti, oltre le sbarre e le serrature, parla attraverso la voce di lui, raccontando l’assurdità di una violenza inutile e crudelmente ridicola, di un’ideologia grottesca, esasperata e distorta.

Raccontata con il linguaggio semplice e innocente di un bambino, la vita delle prigioniere è ritratta con un’ironia sottile e poetica, apparentemente ingenua ma ricca di profonde riflessioni, di domande a cui non sanno rispondere né la mamma di Baris né le sue compagne di sventura. Accusate di reati insignificanti, private della libertà di leggere poesie, di scrivere lettere, di esprimere la propria idea, di innamorarsi, di incontrare famigliari e amici, le prigioniere agli occhi di Baris sembrano perseguitate da un misterioso e spietato “destino”, che ha chiuso a chiave tutte le porte, negando alle ragazze i colori del tramonto, la dolcezza dei fiori, la luce remota delle stelle.

Insieme alle ragazze, il bimbo scrive lettere che raramente riescono a volare, aquiloni che rischiano di restare intrappolati tra le sbarre, o di essere abbattuti prima di raggiungere il cielo. Ma, quando riescono a prendere il volo, le sue parole rivelano gli assurdi paradossi del potere, e l’immensa, inarrestabile forza del coraggio e della speranza.

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