Morire

di Arthur Schnitzler (Marsilio)

“Ti porto via con me, non voglio andarmene da solo. Ti amo, e non ti lascerò qui”.

Nato a Vienna nel 1862, Arthur Schnitzler, scrittore, drammaturgo e medico, è un personaggio atipico della letteratura, quasi uno sperimentatore, un alchimista capace di fondere la narrativa alla medicina, di appasionarsi ad entrambe le discipline, di interessarsi alla psicanalisi e all’ipnosi, ragioni che lo legarono a Freud con un lungo scambio di pensieri e di lettere.

Morire, romanzo breve scritto da Schnitzler poco più che ventenne, è già una dimostrazione della maestria di questo autore nell’addentrarsi tra le ombre più oscuri della natura umana, scoprendo quei meccanismi sorprendenti, a volte persino subdoli e ambigui, da cui hanno origine emozioni e reazioni.

Felix e Marie sono una coppia di fidanzati benestanti, abituati alle passeggiate in carrozza, ai viaggi, alle lunghe vacanze in giro per l’Austria, tra la quieta bellezza di laghi e montagne e la vivace eleganza di Vienna e Salisburgo.

Ma poco dopo l’inizio del racconto, Felix, affetto da un male incurabile (probabilmente tubercolosi), viene avvertito da un medico di avere ormai non oltre un anno di vita. Lunatico, pessimista e piuttosto egocentrico di sua natura, il ragazzo vive la sua condizione di condannato a morte con una specie di ostentato eroismo, proiettando su azioni e decisioni, proprie e di chi gli è accanto, l’angosciante ombra della sua fine imminente. Con rabbiosa ironia comunica la drammatica notizia a Marie e all’amico Alfred, anch’esso medico, il quale inutilmente cerca di fargli capire che, spesso, queste morti annunciate si verificano molto più tardi del previsto.

Innamorata e disperata, Marie dichiara all’amante che mai e poi mai sarebbe disposta a perderlo e a rimanere sola, e gli promette, nella follia della passione, di essere pronta a condividere la morte con lui, un proposito macabro e irrazionale al quale Felix, nel suo orgoglio di predestinato, pare opporsi. E’ giusto che Marie, dopo la sua morte, egli afferma, prosegua sola, libera e felice in una nuova fase della sua esistenza, lasciandolo alla sua sorte avversa e dimenticandolo.

Tra i continui sbalzi d’umore e la salute instabile di Felix, che passa dalla più profonda depressione alla più gaia speranza, la coppia decide di trascorrere un lungo soggiorno al lago, dove, nonostante tutto, entrambi trascorrono momenti piacevoli e romantici, fino al momento in cui, il duplice peggiorare dell’umore e della malattia di Felix li obbliga al ritorno. Forse, il presagio era esatto, e il tempo di vivere per Felix è sempre più corto.

A questo punto, la dimensione emotiva dei due protagonisti sembra ribaltarsi. Marie, stanca di subire i malumori del fidanzato, lo assiste con un’apatica e rassegnata abnegazione, ma nella sua mente si fa strada il desiderio di quella libertà che la malattia di lui le ha completamente tolta. Felix, al contrario, avvertendo la morte farsi sempre più vicina, rammenta il fermo proposito di Marie, che gli aveva promesso di seguirlo nell’ultimo viaggio, mentre, al contrario, ora lei sembra farsi sempre più lontana.

E sarà la presenza della morte, vera protagonista di questo sublime racconto, a provocare in lui la violenza, in lei la paura. e a porre fine, non una fine drammatica ma umanamente triste, alla loro storia.

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