Tre volte all’inferno

di Cristian Borghetti (Perdisa)

Nel bene più alto abita il male più oscuro, nella profondità del male vive il bene più prezioso: questa è la verità più nascosta.

Un consiglio: non leggete i racconti di Cristian Borgetti prima di dormire. Il rischio è quello di risvegliarvi tra le catene di un incubo tanto angosciante quanto irresistibile, un labirinto terribile e affascinante dal quale non riuscirete, né vorrete, liberarvi.

E’ questo, infatti, quello che accade ai protagonisti di questi tre racconti thriller/gotici, dove l’atmosfera allucinata e il ritmo frammentato della scrittura ricorda vagamente la narrativa visionaria di Allan Poe. Personaggi il cui destino è segnato dalle loro stesse azioni, storie oscure e sorprendenti dove anche i lettori finiscono per perdersi, come in un labirintico quadro di Escher.

I capitoli brevi accentuano la tensione di questi racconti, dove la natura umana viene scissa nei suoi più profondi e terribili componenti, incontrando spesso sentimenti forti e contrastanti, amore e vendetta, eros e violenza, crudeltà e nostalgia, passione e perversione, in un continuo alternarsi e fondersi di romanticismo, terrore, magia, esoterismo, avventura, tra i colpi di scena e il complicato svolgersi di un classico thriller.

C’è un assassino misterioso, spietato e perverso, un romantico e temerario ufficiale che gli dà la caccia, un folle uomo di potere che tiene nascosto un orrendo segreto, c’è un celebre drammaturgo inseguito da un macabro incubo di morte, lussuria e follia, c’è un uomo oppresso da spaventose visioni sullo sfondo di enigmatici crimini avvenuti tra le mura di una chiesa…

Ogni scena è descritta con una nitidezza estrema, limpida e agghiacciante, dove noi, da involontari e terrorizzati, spettatori, ci troviamo costretti ad assistere, quasi fosse una forza oscura anche a condurre il nostro sguardo, a quel destino di follia e dannazione che segna la vita dei protagonisti. Un destino terribile come una condanna, dal quale è impossibile sfuggire o liberarsi, o forse altro non è se non quell’oscurità latente in ognuno, e spesso da ognuno persino invocata.

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