Deus Irae

di Philip K. Dick
e Roger Zelazny (Fanucci)

Diciassette anni dopo la morte di Tibor, la gerarchia dei servi dell’Ira promulgò un documento ufficiale di autenticazione. Era veramente il volto del Dio dell’Ira, Carleton Lufteufel.

Dall’eccezionale collaborazione tra due autori geniali come Philip K. Dick e Roger Zelazny non poteva nascere niente di più straordinario, enigmatico e sconvolgente. Perché Deus Irae è un romanzo di enigmi, di simboli, non si rivela mai completamente ma lascia che sia il lettore, o per meglio dire lo obbliga, ad inoltrarsi tra la polvere ed i frantumi di un mondo completamente distrutto da una recente guerra mondiale, che sta lentamente ricomponendosi in forme caotiche e assurde, generate dai tremendi effetti delle armi chimiche.

Artefice di questa apocalisse distorta e fantasiosa è Carleton Luftoefel, personaggio ambiguo e misterioso, perfido manipolatore di energia atomica. E’ lui che ha azionato le bombe per annientare la terra e trasformarla in un ammasso di macerie abitato da esseri in parte umani e in parte alieni, da forme di vita alterate, da ibridi grotteschi e talvolta mostruosi, è lui il Dio dell’Ira, adorato dai suoi Servi, gli adepti di una nuova, potente religione sorta dal terrore e dalla morte.

Ma chi è, in realtà, Carleton Luftoefel? Un pazzo criminale che ha voluto la morte del mondo umano, un genio creatore e incompreso, un mercenario che si aggira nella desolazione post atomica, un uomo solitario e coraggioso che ha tratto in salvo una ragazza disabile… un diavolo, un angelo. Un dio?

Per far sì che i Servi dell’Ira abbiano un’icona da adorare, Tibor McMaster, lunatico e dubbioso artista privo di arti che si muove grazie ad un carretto trainato da una mucca, viene incaricato di eseguire il ritratto di Carleton Lufteufel, sperando di riuscire ad incontrarlo nel corso di un lungo e rischioso pellegrinaggio.

In realtà la fede di Tibor non è incrollabile e, spaventato dal viaggio che lo aspetta, egli sarebbe disposto a convertirsi al cristianesimo pur di evitarlo. Resosi poi conto che l’ipocrisia e l’incertezza dominano entrambe le religioni, decide di partire più per dovere che per convinzione, provvidenzialmente affiancato da Pete Sands, un cristiano solito alle esperienze psichedeliche e curioso di capire se questo tanto amato e temuto Dio dell’Ira esista. Il viaggio dei due pellegrini sarà una sorta di Odissea, tra dispettosi insetti umani e ingenui uomini-lucertola, tra insidiose donne elettroniche e feroci vermi giganti, tra frivoli uccelli parlanti e bizzarri carpentieri meccanici.

E il Dio dell’Ira? Tibor, in qualche modo, realizzerà il suo affresco, ma né lui, né Pete, e tanto meno noi, capiremo qual era la sua vera identità, la sua vera natura, la sua vera missione. Leggete la sua storia: è un capolavoro, sebbene non facile da affrontare. Non mancano le simbologie teologiche, anche piuttosto forti, e la figura del Dio dell’Ira nella sua forma più “umana” è tanto terribile quanto sublime.

Philip K. Dick già lo conosciamo. Roger Zelazny è un romanziere del genere fantasy e fantascienza, noto per il raffinato stile letterario e per i riferimenti alla mitologia classica contenuti nelle sue opere.

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