A nome tuo

di Mauro Covacich (Einaudi)

Se te andrai scriverò io per te. Ricomincerò a nome tuo.

Lo scrittore triestino Mauro Covacich, che già conoscete, è autore di una serie di romanzi tanto splendidi quanto angoscianti, come vuole la tradizione letteraria della sua città, e di una videoinstallazione dal titolo L’umiliazione delle stelle, presenza ricorrente anche nelle sue complesse opere letterarie: nel video, che in realtà è un romanzo per immagini, in poco più di tre ore l’autore corre i 42 km di una maratona regolamentare nell’esiguo spazio di un tapis roulant, rivelando agli spettatori ogni suo più profondo segreto fisico e qualche breve e terribile riflessione: non riusciremo mai ad essere ciò che dovremmo perché ognuno è segnato da un grado diverso di imperfezione.

Assistere alle oltre tre ore di video è un’esperienza sconvolgente. Lo scrittore riesce a trasformare la perfezione tecnica della performance atletica in un’introspezione pubblica ed estrema, quasi se, attraverso i tessuti del suo corpo in movimento, noi potessimo scorgere i moti dell’anima, le inquietudini, le passioni e le debolezze dello spirito. Io non ho segreti per te, ci avvisa, ad un certo punto.

Così sono anche i romanzi di Mauro Covacich, performance artistiche dove emozioni e movimenti, spirito e materia, verità e finzione si fondono e si intrecciano in un’infinita galleria di ombre e di specchi, videoinstallazioni dove i personaggi entrano ed escono come dalle porte di un albergo, dove il narratore duplica sè stesso, assume sembianze differenti, scava nel tempo e nello spazio alla ricerca di un’identità dimenticata, inventata, persa o mai avuta. Anche in A nome tuo ritroviamo la stessa tecnica inquietante, i protagonisti già incontrati nei romanzi precedenti ritornano, e insieme ad essi l’autore si addentra in un’autoanalisi straziante, allucinata, al limite dell’inverosimile, dove la storia si rivela in un percorso irregolarmente concentrico.

C’è un preludio diaristico, intimo, a tratti sensuale, dove lo scrittore, ospite in una crociera letteraria navigante tra Trieste e l’Istria, svela le proprie radici etniche per compiacere e affascinare una strana, clandestina e segreta, e forse immaginaria, compagna di viaggio e di giochi erotici. C’è la storia di lei, di Angela, o meglio, l’autobiografia che Covacich scrive a nome suo, un racconto incredibile e impossibile nei suoi passaggi avventurosi e talvolta grotteschi, ma terrificante e spietato nel narrare gli oscuri meccanismi della morte, la crudele, inesorabile decostruzione che essa pratica con sadica casualità tra i nostri destini, e che a noi non è dato il diritto né di evitare, né di fermare, né, tanto meno, di desiderare.

C’è una lettera finale, anonima, per lasciarci il beneficio del dubbio che, come tutta l’opera di questo straordinario scrittore, quanto abbiano letto finora non sia altro che un inganno.

Leggetelo. Lasciatevi trascinare dalla forza seduttrice di questo autore nelle cui vene, similmente al grande poeta croato Ivan Goran Kovacic, scorrono splendore e tenebra.

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