L’energia del vuoto

di Bruno Arpaia (Guanda)

Il fiume del tempo è in realtà più simile a un infinito blocco di ghiaccio in cui tutti gli istanti passati, presenti e futuri sono per sempre congelati al loro posto.

Bruno Arpaia è uno scrittore e traduttore napoletano autore di diversi romanzi, e con L’energia del vuoto ha mancato di poco il Premio Strega 2011. Ma a mio parere, senza voler polemizzare sui criteri di assegnazioni dei premi letterari e sul prestigio che essi rivestono, credo che un romanzo del genere non ne abbia bisogno. Leggetelo e vi renderete conto di come sia possibile adattare una letteratura classica e appassionante ai più complessi e intricati temi della contemporaneità, con uno straordinario risultato, tra il thriller e il gotico, tra il dramma psicologico e la fantascienza.

Scenario dell’intrigo internazionale nel quale il romanzo, pagina dopo pagina, si trasforma, è l’LHC, l’impressionante ed enorme acceleratore di particelle nascosto sotto il suolo svizzero, il cui fine ultimo è quello di riprodurre un flusso di energia simile a quello che generò l’universo, nella speranza di cogliere tra il caos qualcosa in grado di far luce sui misteri della fisica, sull’antimateria, sulle energie percepibili ma non identificate, sulle forze presenti ma ignote.

Attorno al congegno si muovono, nella sacralità asettica e inaccessibile del Cern, fisici e ricercatori giunti da ogni luogo dove, sovrana di un regno misterioso, è la spagnola Emilia, che nel nome della scienza ha ormai sacrificato il rapporto con il marito Pietro e il figlio Nico.

Scritto con una continua serie di salti da un momento ad un altro, ora un passato già avvenuto e raccontato, ora un presente bloccato da un’incognita, ora un futuro arenato in qualcosa che, al pari dei flussi di particelle, dovrebbe avvenire ma non avviene, il romanzo acquista la crescente tensione di un noir, ma gli sbalzi temporali restituiscono ai lettori l’idea azzardata dai fisici: l’inesistenza di un tempo cronologico e la presenza di momenti congelati (presenti o futuri che siano) in un piano temporale che, al pari dello spazio, è infinito.

Una teoria tanto interessante quanto spaventosa, che appassiona però la bella giornalista Nuria, giunta al Cern per intervistare Emilia, che finirà per essere attratta e catturata dalla fisica teorica, e soprattutto dall’inesistenza del tempo, più ancora che dall’affascinante Rudy, il più attraente e avventuroso tra i colleghi di Emilia.

Quando il gioco si fa duro, e i fondamentalisti, sia islamici che fisici, entrano in scena, il racconto inevitabilmente si complica, il pathos aumenta, Emilia sembra scomparire nel nulla, il marito e il figlio fuggono, ma senza sapere da chi, con una scheda carica di misteriosi dati da decifrare, Nuria insegue ormai incessantemente il tempo perduto, gli scienziati del Cern si trovano coinvolti in quello che pare un indefinibile ma pericoloso complotto.

Fedele al suo messaggio, il romanzo non ha una fine vera e propria, la trama si spezza in eventi paralleli, toccando un po’ tutte le caratteristiche umane, la crisi di coppia, il rapporto padre/figlio, i conflitti tra scienza, etica, religione, politica, i sensi di colpa, la nostalgia, la paura. Proprio come se, in un tempo ampio come quell’infinito nel quale anche il nostro pianeta ruota, ogni momento non fosse altro che una possibilità, in eterno equilibrio tra l’accadere e il non realizzarsi mai.

Un libro bellissimo, non semplice da affrontare, ma capace di farci di accompagnarci in territori sconosciuti, che forse da soli non oseremmo mai esplorare.

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