Le redini bianche

di P.A. Quarantotti Gambini (Isbn Edizioni)

Un giorno gli italiani sarebbero arrivati con le loro navi, e sarebbe stato il più bel giorno della loro vita, diceva la mamma.

Era il 1913, e Paolo, indiretta voce narrante di questo bellissimo romanzo, trascorreva l’estate sulla spiaggia di Semedella, all’epoca ancora inclusa nei confini austriaci.

Ma 40 anni più tardi, quando Paolo De Brionesi Amidei sbarca a Capodistria, l’Italia è ormai un ricordo lontano, le bandiere slovene colorano il piccolo porto, la bella casa posata tra i boschi e il mare, dove egli trascorreva le estati della sua infanza, cade in rovina, gli italiani e gli istriani che non hanno voluto diventare slavi sono fuggiti o dispersi. L’avvento di Tito ha stravolto ogni cosa, il regime socialista ha mutato il nome e il destino di un luogo dove Paolo si sente un estraneo, un fantasma tra i vivi.

A questo punto, quando Semedella si allontana sotto lo sguardo nostalgico di Paolo, ha inizio quel lungo flashback che, con una straordinaria tecnica narrativa, costituisce tutto il resto di Le redini bianche, romanzo/diario dello scrittore istriano Pier Antonio Quarantotti Gambini, già presente in queste pagine con L’onda dell’incrociatore, Premio Bagutta 1948. Ugualmente al protagonista, lo scrittore, nato a Pisino d’Istria, ha vissuto i suoi anni di bambino tra Semedella e Capodistria, ed ha visto il proprio destino frantumarsi e ricomporsi seguendo la tragica metamorfosi dell’Istria italiana.

I ricordi di Paolo, che nel 1913, quando la mamma spera nell’arrivo degli italiani, ha quattro anni, delineano l’affascinante ritratto di un’epoca e un luogo che non esistono più, distrutti dal corso della storia e dai giochi di potere, davanti ai suoi occhi di bambino la realtà si rivela come un mondo incantato, e la vita si trasforma in un’avventura, ricca di misteri.

Scritto in una terza persona che accentua quell’effetto di meraviglia e di incanto vissuto dal protagonista/alter ego dell’autore, il racconto si snoda in episodi brevi, semplici ma resi significativi proprio da questa dimensione fantastica che assumono nel riflettersi dentro lo sguardo di un bambino. Le passeggiate in carrozza con il nonno e il solitario e misogino cocchiere Toni, la scoperta dell’esistenza di straordinari apparecchi quali il grammofono, una specie di cassetta da cui si alzava una grande tromba, e l’automobile, animata da venticinque invisibili cavalli.

L’amicizia intensa, quasi simbiotica, con gli animali, Falco, il cavallino bianco, Liletta, la pecorella, il desiderio di crescere in fretta per essere più grande del presuntuoso cuginetto Alvise, la delusione nello scoprire che le aspettative possono essere disattese, come la casetta celeste, che vista da vicino non pareva neanche celeste, la rabbia nei confronti dei ragazzi più grandi, che a volte, ingenuamente, si prendono gioco di lui o lo ignorano. Anche le persone che gravitano nel piccolo mondo di Paolo appaiono come misteri da scoprire, l’allegro zio Manlio con la sua barca a vela, sempre circondato dagli amici tanto da ingelosirlo, le zie con i loro strani e complicati giochi di carte, le ragazze, entità sconosciute e quasi inquietante, come la piccola Norma, silenziosa e indecifrabile, quasi lievemente ambigua.

Per Paolo la realtà quotidiana, a volte deludente, nasconde altre volte dettagli eccezionali, la ritualità della costruzione delle cabine sulla spiaggia di Semedella, le stanze della casa, una specie di labirinto, tra biblioteca, tinello, stanza di cucito, salotti e camere, la complessa verifica della chiusura di finestre e portone, e, titolo del romanzo, Le redini bianche, quelle redini dai finimenti d’argento cesellato che Toni riserva alle grandi occasioni, ma che, agli occhi dell’incontentabile Paolo, così bianche poi non sono.

Il racconto si chiude sull’arrivo a Semedella di due giovani coppie, e qui si rivela la forza letteraria di Quarantotti Gambini, che lascia trasparire intorno a loro una sottile atmosfera di erotismo, di proibizione, di complicità, percepibile da poche frasi e gesti che Paolo coglie girovagando per le stanze.

Un mondo incantato e distrutto da anni, ricomposto, pagina dopo pagina, nella memoria dello scrittore, che con i suoi ricordi di bambino ha saputo magistralmente regalarci l’affresco di un’Italia purtroppo dimenticata.

Advertisements

Comments are closed.