La strategia del destino

di Andrea Villani (Mursia)

Guardarono il paese e, senza nessuna disperazione, ne osservarono il definitivo corrompersi. Ne avvertirono il disagio, l’incredulità, i rimpianti e i rimorsi.

Scrittore, drammaturgo, direttore artistico del festival letterario di Salsomaggiore, e chissa cos’altro ancora, Andrea Villani è nato in Emilia e, prima di tornare ad abitarci, ha vissuto un po’ dappertutto. Forse anche per questo la sua scrittura possiede quel fascino proprio dei grandi narratori, unito alla brillante e un po’ selvaggia vivacità della provincia emiliana, scenario dei suoi romanzi, che ci riporta alla memoria gli storici racconti del suo indimenticabile conterraneo Giovanni Guareschi.

Non saprei dire se con intenzione dell’autore o meno, ma leggere Andrea Villani è un’esperienza che coinvolge tutti i cinque sensi. I suoi romanzi, classificati come noir, hanno sì, l’intreccio del giallo e il pathos del thriller, ma scendono nel profondo, svelano e scompongono la natura e lo spirito umani nei suoi più oscuri, ambigui e talvolta perversi elementi, ma anche nella sua incomparabile unicità e bellezza. Il tutto incorniciato da sfondi e ambienti resi con una cinematografica nitidezza di dettagli.

Ne La strategia del destino, attraverso l’inquietante svolgersi di un’unica notte, le vite dei personaggi si incrociano, si ritrovano, si perdono, si cercano, lottano tra loro e si respingono tra rabbia, felicità, nostalgia, vendetta, per separarsi definitivamente o ricongiungersi in un finale che assume il tono di una resa dei conti.

E così, Samantha e Gianluca dopo la trasgressiva notte che precede le loro nozze, rivelano la loro vera natura e prendono strade opposte, estreme e divergenti, Guglielmo e Benito rievocano il passato e cercano una verità per anni divisa dalla loro storica differenza ideologica, Lazzaro e Barid cercano e scoprono le ragioni di un’ormai imminente vendetta della natura, Paolo e Tony riscattano le offese subite nella reciproca seduzione.

Non manca la morte, in questo romanzo, una morte che giunge improvvisa, spettacolare, da grande protagonista, quasi voluta e chiamata. Ad affermare, insieme alla terra e alla natura, il proprio ruolo di giustiziere, sommergendo e trascinando per sempre con sé il male del passato.

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