Piazza Oberdan

di Boris Pahor (Nuovadimensione)

Allora una fata gridò: “La città di Skadar sorgerà solo se nelle sue fondamenta murerete un essere vivo”.

La leggenda balcanica sul sacrificio umano citata da Boris Pahor in Piazza Oberdan (ma anche da Ivo Andric ne Il ponte sulla Drina) non è del tutto fantastica, poiché le persone che, per diversi motivi, finirono murate vive in queste terre non sono poche.

Nato nella Trieste austroungarica, Boris Pahor, tra i massimi scrittori del ‘900, non richiede certo presentazioni, ma, come al solito, per cause storico/politiche, i suoi scritti sono purtroppo molto discussi. Non mi addentro in contesti intricati, ma una cosa è da dire: negli anni ’20 lo scrittore, di lingua slovena, resta inglobato in una repressa e vessata minoranza linguistico/culturale, e il rogo del Narodni Dom di Trieste, allucinante simbolo di questa repressione, per un bambino di 7 anni è un’esperienza forte. Negli anni ’40 combatte sul fronte italiano in Libia, durante l’occupazione tedesca entra nella resistenza slovena e viene internato in diversi campi di concentramento nazisti (esperienza narrata nel celebre e spaventoso Necropoli).

Successivamente, il suo aperto sostegno alla dissidenza gli preclude l’ingresso in Jugoslavia e la pubblicazione delle sue opere in Slovenia. Insomma, come accade ai grandi intellettuali, Boris Pahor è stato perseguitato, così come è oggi criticato, da diversi fronti, talvolta anche opposti, e la sua posizione, enfatizzata come antifascista o assurdamente come anti italiana, è innanzitutto quella del difensore della propria identità.

Premesse a parte, Boris Pahor è un grandissimo scrittore, capace di trascinarci anche questa volta come è già accaduto nei suoi romanzi (che comunque hanno sempre uno sfondo storico e personale), in un continuo confondersi tra narrazione e memoria, tra storia del Novecento, vita e ricordi.

Scritto con il ritmo cronologico di un diario, a capitoli brevi alternati a racconti, o meglio, ad eventi reali resi sotto forma di racconto, Piazza Oberdan è un’opera indefinibile: un saggio storico, un memoire, una raccolta di novelle, un romanzo ispirato alla realtà, una testimonianza, un’autobiografia. Attraverso un incessante catena di flashbacks, la celebre piazza Oberdan di Trieste si trasforma nello scenario di un secolo di storia, tra guerra e lotta, tra giustizia e vendetta, tra libertà contesa o negata, tra quelle contraddizioni estreme che, nonostante tutto, costruiscono la storia, ma anche l’essenza della natura umana.

Leggetelo, semplicemente perché è l’opera di un grande protagonista del Novecento, senza lasciarvi influenzare dalle ideologie del passato, dalle tendenze del momento e dalla pubblica opinione. Ai pensieri ed alle riflessioni dell’autore si aggiungono le innumerevoli citazioni letterarie e i versi dei più grandi poeti sloveni.

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