Strade bianche

di Enrico Remmert (Marsilio)

Quando non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, allora gradualmente il nostro desiderio cambia.

Al di là di quell’irreale piacevolezza dell’imprevisto che accompagna i tre protagonisti, Strade bianche, travolgente romanzo/viaggio scritto e tracciato da Enrico Remmert, è in realtà una storia d’amore dominata da una lieve ma persistente malinconia. La stessa malinconia che, immagino, aveva accompagnato Sal Paradiso e Dean Moriarty On the road lungo le strade degli States, la stessa malinconia che segue tutti i grandi viaggiatori letterari, da Ulisse al suo alter ego joyciano Leopold Bloom.

Voci narranti del romanzo sono i viaggiatori stessi, e il loro percorso è un continuo succedersi di avventure fin dal primo istante, quando al violoncellista Vittorio e alla sua improbabile fidanzata Francesca, in partenza da Torino verso Bari, si aggrega l’amica Manu che, invece di accompagnarli fino al treno, come d’accordo, li supplica di accettare il suo passaggio in auto, e la conseguente condivisione del viaggio, fino alla destinazione finale. Con la complicità imposta dal limitato spazio, e dalla totale assenza di privacy, disponibile in un’automobile oltretutto dotata di doppi comandi, il percorso dei tre amici, costellato di colpi di scena talvolta divertenti e talvolta drammatici, si trasforma per ognuno di essi in una sorta di fuga, di estraniamento, di via d’uscita da situazioni divenute insopportabili, inaccettabili o incomprensibili. E così, se Vittorio cerca di immedesimarsi nell’essenza della musica e di liberarsi dalle sue continue crisi di ansia e paura, Francesca cerca il modo per liberarsi di lui, ma forse anche dell’altro amore che ha lasciato a Torino, e Manu, la più estrosa e trasgressiva dei tre, cerca di sfuggire ad un vendicativo amante e compagno, che la insegue caparbiamente per le strade d’Italia.

Non a caso, le tre narrazioni procedono su vie alterne e parallele, con l’impressione che i viaggiatori, nonostante l’intimità fisica ed emozionale che, a tratti, si instaura tra di loro a causa all’evolversi di eventi e dell’incrociarsi di destini, seguano percorsi differenti. Strade geograficamente identiche ma spiritualmente dirette verso luoghi diversi e distanti, e persino i momenti maggiormente condivisi appaiono osservati da punti di vista ineguali e interpretati secondo la chiave di lettura personale di ognuno.

E ognuno dei tre, al termine del viaggio non sarà più lo stesso, ognuno avrà imparato a rinunciare, a capire, a custodire un segreto, a cercare e a ritrovare un ricordo, a dare valore alla tristezza e alla nostalgia, sebbene la meta ormai raggiunta segni non solo la fine della loro avventura, ma anche di un periodo della loro esistenza. Proprio per questa ragione, non può esservi un finale a tre voci per questa storia, ma una separazione di strade e destini, a significare anche un gesto d’amore reciproco, di quell’amore disinteressato e totale, raro ma, a volte, ancora possibile. Bellissimo.

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