Il ritorno del dinosauro

di Piero Dorfles (Garzanti)

Non idolatro la tecnologia, guardo poco la televisione, non possiedo nemmeno un iPod, non ho una pagina su Facebook e non sopporto i luoghi rumorosi.

Con toni divertenti e allarmanti al contempo, Piero Dorfles, giornalista, saggista, critico letterario, ci avvisa senza troppi giri di parole: siamo ormai sulla via del degrado, del completo declino culturale e morale. Più che un saggio, Il ritorno del dinosauro è una raccolta di avvertimenti in cui l’autore tocca, punto per punto, tutte quelle lacune che ci stanno portando lentamente, e inavvertitamente, verso la distruzione.

Forse per eredità della “borghesizzazione” popolare, siamo diventati indifferenti e conformisti verso una classe dirigente e governante opportunista e priva di valori intellettuali, verso una politica rivolta prima all’interesse personale che alla collettività. Ci siamo assuefatti all’assenza della cultura, sostituita da intrattenimenti di pessimo gusto, alla degenerazione di un mezzo potente come la tv da strumento educativo a canale commerciale e organo di potere, dove le trasmissioni sono valutate non dalla qualità ma dall’audience e dal profitto. Assistiamo, senza ribellarci, al proliferare della corruzione, del compromesso, della lottizzazione politica persino negli ambienti scientifici e culturali, che dovrebbero mantenersi moralmente integri. La totale irresponsabilità e incapacità delle istituzioni genera una serie di autoregolamentazioni da parte di organismi più o meno influenti, dalla magistratura, all’economia, all’informazione, ai sindacati, ai movimenti popolari di origine ambigua, che generano spesso effetti secondari ancora più devastanti.

Istruzione ed educazione sono ormai inesistenti, le strutture scolastiche ridotte ad ambienti più di spettacolo che di cultura, la ricerca scientifica e storica completamente dimenticata, la lettura e lo studio sostituiti da strumenti tecnologici che utilizziamo senza conoscerli e dei quali subiamo il dominio, il valore della conoscenza occultato dal turismo di massa. Il piacere della comunicazione, del dialogo, dello scambio di opinioni, ha lasciato il posto a messaggi spesso privi di contenuto, a brevi frasi univoche che ci hanno privati della capacità di comprensione e di analisi.

Disponiamo di enormi quantità di informazioni ma non siamo in grado di gestirle, né tanto meno di elaborarle e di capire quanto siano state manipolate dalla politica prima che giungano a noi, abbiamo ridotto l’educazione impartita in famiglia ad un permissivismo controproducente, e il denaro sembra essere sempre e comunque il bene più prezioso. Abbiamo dimenticato, soprattutto, che leggere e conoscere la storia è importante, per non ricadere in certi grandi e irreparabili errori del passato.

Una serie di panoramiche che, unita all’assenza di un’opposizione politica valida e di uno spirito di ribellione forte e determinato, ha cancellati i valori storici della democrazia, della libertà, della giustizia, soffocati dal conformismo e dalla tacita accettazione: è come se vivessimo sotto dittatura, senza rendercene conto. L’ignoranza è forza, diceva Orwell in 1984.

Propongo l’orgoglio di essere fuori moda e controcorrente è la risposta di Dorfles ad un progresso vacuo e illusorio. Non lasciamo che l’aridità culturale e morale distrugga la nostra storia e la nostra memoria, ribelliamoci prima che questo avvenga. E non dimentichiamo la metafora di Pinocchio: non esiste Campo dei Miracoli o Paese dei Balocchi, che non chieda in cambio, oltre al denaro, la nostra dignità e la nostra anima.

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