Treno di notte per Lisbona

di Pascal Mercier (Mondadori)

Il viaggio è lungo. Ci sono giorni in cui mi auguro che non finisca mai. Ce ne sono altri in cui mi allieta sapere che ci sarà un ultimo tunnel, in cui il treno si fermerà per sempre.

Il vero nome di Pascal Mercier, filosofo e scrittore svizzero, è Peter Bieri, ed è legato, oltre ai suoi romanzi, uno dei quali ha meritato il Premio Grinzane Cavour, ai suoi studi in ambito filosofico sulla concezione del tempo. Una presenza peraltro percepibile anche in questo sorprendente Treno di notte per Lisbona, romanzo di genere indefinibile e di non facile lettura.

La storia, impossibile a raccontarsi nei suoi infiniti dettagli, inizia nel momento in cui Raimond Gregorius, professore di lingue antiche in un liceo di Berna, rigoroso intellettuale, eccelso conoscitore di greco, ebraico e latino, e volutamente outsider nei confronti delle convenzioni sociali, si imbatte in una misteriosa donna portoghese intenzionata, o almeno sembra, a suicidarsi.

Dissuasa dal suo intento, la donna scompare e Raimond, affascinato tanto da lei quanto dalla lingua portoghese, interrompe la lezione, lascia il liceo, entra in una libreria antiquaria e, per un curioso gioco del destino, si trova tra le mani Un orafo delle parole, lo strano libro di uno sconosciuto autore di Lisbona, Amadeu Inacio de Almeida Prado. Questo inconsueto succedersi di eventi scatena nel professor Gregorius una sorta di risveglio che lo induce a “cogliere l’attimo”, e ad abbandonare un’esistenza solitaria e prevedibile, per intraprendere un viaggio verso l’ignoto.

Lasciati il lavoro, gli allievi, la casa, la città, egli sale su di un treno diretto a Lisbona, sulle tracce di Prado, il cui scritto rivela un travolgente alternarsi di riflessioni filosofiche, introspezioni, critiche spietate su sè stesso e sugli altri, narrazioni collocate in un impreciso luogo tra verità e immaginazione. Lentamente, attraverso un complesso lavoro di ricerca, giorno dopo giorno Raimond ricostruisce la storia di Prado, ne incontra le sorelle, gli amici, i conoscenti, ne rivive i conflitti interiori, le contraddizioni, le delusioni, gli ideali, gli amori.

Si delinea il ritratto di uno studente eccelso e temuto, di un critico inflessibile e a volte blasmefo, di un medico brillante, di un audace dissidente al tempo della dittatura, di un romantico in lotta con le sue stesse passioni. Amadeu Prado, che muore improvvisamente dopo un’esistenza geniale, misteriosa e tormentata, lascia dietro di sè un ricordo indelebile, un duplice e reciproco sentimento di odio e amore, e un’ininterrotta catena di lettere, appunti, note, diari, parole che sconfinano tra realtà e l’immaginazione, pensieri sparsi tra verità e sogno.

Tra incontri memorabili, luoghi splendidi e inquietanti, situazioni pericolose, citazioni di Pessoa, prosegue l’avventura di Raimond, da Lisbona fino alla spiaggia di Finisterre, in un viaggio la cui atmosfera surreale ci fa sorgere il dubbio che, forse, sia più immaginato che avvenuto. Ma dopotutto, la vita non è ciò che viviamo, è ciò che immaginiamo di vivere, e le foto scattate da Raimond appaiono, nelle ultime pagine, come la chiave dell’enigmatica storia: ricordi fissati nel tempo, attimi cristallizzati per sempre nella loro sfuggente inconsistenza. E la separazione che segue, inevitabilmente, ogni incontro, ogni spazio e tempo condiviso tra due persone, non sempre è, come dovrebbe, un accordo su come ciascuna ha visto e vissuto l’altra.

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