L’amante senza fissa dimora

di Fruttero & Lucentini (Mondadori)

Solo la ragazza portoghese (che si chiama Tina, o così almeno la chiama suo padre) ha mormorato a voce bassissima, dopo aver scrutato oltre i vetri incrostati di polvere:  “Talvez o ponte…”
Proprio così: il celebre ponte dove sospirano gli infelici portati ai Piombi, e che altro è vederlo da fuori, altro è passarci dentro come se i condannati fossimo noi.

Carlo Fruttero e Franco Lucentini rappresentano un’entità abbastanza singolare nel contesto della letteratura italiana. Entrambi piemontesi, si incontrano negli anni Cinquanta e danno vita a quell’attività di co-autori che li ha resi celebri, e che procederà per oltre quarant’anni, fino a poco prima del suicidio di Franco Lucentini. Entrambi giallisti per vocazione, detentori dell’elevata cultura, dello stile impeccabile e dell’elegante ironia propri del mondo intellettuale piemontese, insieme hanno scritto racconti, antologie, romanzi noir dagli intrecci raffinati e intriganti dove i personaggi, misteriosi e psicologicamente complessi, possiedono spesso una forza evocativa e inquietante.

Scritto nel 1986, L’amante senza fissa dimora sembra svilupparsi lungo il percorso di un giallo, ma in realtà non lo è, non vi sono delitti di cui scoprire il colpevole, non vi sono diamanti da rubare, né intrighi politici o diplomatici da svelare e, al di là dell’atmosfera noir, traspare invece una storia d’amore, o forse è più esatto dire che è proprio l’amore, in questo straordinario romanzo, il “giallo” irrisolvibile.

A fare da sfondo a quella che, effettivamente, è un’avventura d’amore ambiguo, proibito e destinato ad avere vita breve, sono le ombre e le luci di Venezia, il suo inebriante gioco di specchi, il suo labirinto di scale, vicoli, ponti e canali che rappresenta un vero racconto nel racconto, un itinerario da non dimenticare qualora ci trovassimo in questa magica città. Io narrante del romanzo è la donna che vive questo amore impossibile, bella e ricca antiquaria romana dalle nobili origini che, in transito a Venezia per ragioni professionali, si imbatte nell’oscuro fascino di David Silvera, accompagnatore turistico sfuggente e tenebroso quanto basta per essere irresistibile, giunto da Londra ma con un passato ben più esteso nel tempo e nello spazio.

Seguendo un percorso tanto intricato quanto imprevedibile, con il ritmo del thriller e le emozioni del romanticismo veneziano, la strana coppia si muove tra camere d’albergo e sale da pranzo, tra gallerie d’arte e storici caffè, tra palazzi settecenteschi e oscuri corridoi, in tre giorni colmi di passione e mistero, culminanti in un’inattendibile rivelazione finale.

Un romanzo bellissimo, forse uno dei migliori per due grandi firme del Novecento letterario.

Advertisements

Comments are closed.