Varie ed eventuali

di Edoardo Sanguineti (Feltrinelli)

..e un mondo è morto – e soldati
per le strade del mondo: e non si arriva
per me, al 2012: e vicina,
più vicina, è la fine…

L’ultima raccolta di versi del grandissimo poeta italiano, scomparso nel maggio 2010, pubblicata postuma, era in realtà già stata ultimata e consegnata alla stampa dall’autore stesso. Ma la sua morte, avvenuta prima della pubblicazione, infonde in quest’opera una forza inquietante, sottilmente ironica, trasformandola in un’eredità culturale, in un lascito destinato ai lettori perché partecipino alla sorte del mondo, alla sua fragilità e impermanenza, dovute anche, e soprattutto, alla perversa follia dei suoi abitanti.

Le immagini di un mondo prossimo al naufragio, evocate dai versi di Sanguineti, nonostante i lievi accenni di comicità appaiono spaventose e reali. L’Occidente si sgretola lentamente, e con esso l’Italia, sopraffatti da una crisi mondiale e incontrastabile, popoli e nazioni soffocati dai debiti e dagli errori politici, ormai prossimi alla fine: è solo questione di giorni, forse di ore.

Amici e nemici si confondono, la Cina appare all’orizzonte come erede di un potere in frantumi, Barack Obama si illude di governare un impero di ombre e spettri. La distruzione, forse più morale che fisica, di una Terra dilaniata dai suoi stessi abitanti è dipinta in queste caotiche poesie con una nitidezza drammatica e penetrante, un’atmosfera dove l’autore stesso si perde: mi autoproduco, fragile, mi clono afferma negli impressionanti versi di Identikit.

Nato a Genova nel 1930, Edoardo Sanguineti frequenta fin da giovane gli intellettuali di Torino e i protagonisti delle avanguardie artistiche, da Guido Seborga, a Vincenzo Ciaffi, a Enrico Baj, collabora in seguito con Luciano Berio e il Gruppo 63. Scrittore, critico, giornalista e drammaturgo, grande sperimentalista poetico, gioca con i versi e la metrica come un artista sceglie ed utilizza i colori. La sua poesia non è di facile lettura, nei suoi giochi di ironia e paradosso traspare una cultura immensa, frammista talvolta a visioni oniriche, talvolta all’eros, talvolta a scene tratte dalla quotidianità, poiché il il compito dei poeti, diceva, è quello di disegnare il profilo ideologico di un’epoca.

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