Intrusioni

di Corrado Premuda (FPE Edizioni)

Nei colori sinistri della città riconosco un’ombra. Ero andato alla ricerca di un’ombra e mi sono trovato di fronte un’anima, la mia anima.

Forse è il luogo, forse i colori, o l’atmosfera. Forse è il mare, o il vento. Non so. C’è qualcosa di insolito, di straordinario, nelle parole di Corrado Premuda, nato a Trieste nel 1974 e autore di due raccolte di racconti, tra cui queste struggenti Intrusioni, oltre ad altre storie sparse un po’ ovunque, a sceneggiature radiofoniche ed a testi teatrali. Qualcosa che è un anche il segno di riconoscimento della letteratura nata in questa splendida città: una sorta di dimensione astratta, onirica, sospesa tra l’illusione, il miraggio, la fantasia e l’introspezione, in un alternarsi di emozioni che arrivano a sfiorare la tragedia, addirittura a immaginarla o a viverla, ma senza perdere questo tono di malinconica e astratta leggerezza.

Letteralmente, i brevissimi racconti di Corrado Premuda si introducono nei nostri pensieri, si fondono e si confondono con essi, fino a catturarli completamente, ma in maniera lieve, indistinta, sottile. Le scene sono brevi, fotografiche, i colori intensi ma sfuggenti, talvolta è il mare a fare da sfondo, con una duplice presenza, fisica ed evocativa, talvolta una città, o una stanza. Spesso la notte.

I personaggi sono, o sembrano, giovani, evanescenti, fragilissimi ma capaci di decisioni drastiche e irrevocabili, quasi crudeli. L’attesa è costantemente presente, sotto forma ora di desiderio, ora di speranza, ora di ansia, ora di rassegnazione, i gesti ed i pensieri dei protagonisti, nella loro misurata dolcezza, racchiudono ombre ambigue, oscure, sfumature quasi morbose.

Sono eagazze, fanciulli innocenti o perversi, regine decadute, donne bellissime, bambine malinconiche: personaggi surreali ma vittime, al contempo, di una realtà indifferente o contraria che sembra volerli annientare, riportarli alla dimensione della polvere e del ricordo.

Un libro di poche pagine, non semplice, ma indimenticabile.

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