Prima di sparire

di Mauro Covacich (Einaudi)

Pensavo a quanto sia più bella la morte dell’abbandono.

Non saprei dire se la scrittura di Mauro Covacich sia più provocatoria, sperimentale o, come è accaduto ad altri autori di Trieste e dintorni, strumento di introspezione, né quanto di autobiografico vi sia in questo romanzo, sebbene le note finali dell’autore appaiano come una dichiarazione di veridicità. Ma, come egli stesso ci avverte, la verità è ambigua, multiforme, soggettiva, troppo legata al punto di vista a cui il ricordo si è fissato.

Prima di sparire è comunque un romanzo sconvolgente, in alcuni tratti addirittura agghiacciante, dove si alternano, su strade spesso paradossali, la storia dell’io narrante e, racconto nel racconto, la storia di Dario Rensich, che il narratore, a sua volta, sta scrivendo.

Un io narrante che, con i suoi drammi interiori, le sue passioni e le sue perversioni, in alcuni aspetti ricorda vagamente i personaggi di Italo Svevo. Scrittore e giornalista medio/borghese, ha una bella moglie, una bella casa, un’attività relativamente soddisfacente, una normale alternanza di alti e bassi creativi, e tante piccole/grandi ossessioni, compresa la stesura, mai ultimata, della storia, appunto, di Dario Rensich, ex maratoneta divenuto una star della bodyart, impegnato a portare in tournée nel mondo sotto forma di arte l’unica cosa che sa fare, cioè correre, e consapevole di essere tradito dalla moglie.

Se la disciplina ferrea e rigorosa delle lunghe ore di allenamento ha reso Dario Rensich razionale, lucido, capace di distinguere il tempo di agire da quello di riflettere, il narratore, al contrario, è a sua volta un traditore prima restio poi disperato. E la sua disperazione dirompe, infine, sia nel sacrificio della rinuncia che nella decisione finale di voler “sparire”, per la follia di un’avventura solidificatasi in sentimento, ma senza comunque riuscire a sconfiggere lo struggimento del rimpianto.

Due storie parallele, impossibili ad intrecciarsi, che scorrono in un continuo succedersi di euforia e tristezza, un eterno fuggire dove permane, invincibile, il senso della nostalgia. Bellissimo.

Mauro Covacich, che conosce tanto l’esperienza della scrittura quanto quella della maratona, è nato nel 1965 a Trieste. Ha scritto racconti, reportages di viaggio e romanzi abbastanza impressionanti, tra i quali il più insolito è, forse, A perdifiato, dove la performance sportiva diviene metafora dell’esistenza. Al pari di Dario Rensich, ha trasformato la corsa in arte, e nella videoinstallazione L’umiliazione delle stelle, corre per 42 km sul tapis roulant mentre noi, con una certa angoscia, noi seguiamo le reazioni chimiche e fisiologiche che avvengono nel suo organismo, metro dopo metro.

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