Io sono Achille

di David Malouf (Frassinelli)

Achille, a fianco di Priamo, posa un istante la mano sul supporto dell’intelaiatura. “Priamo” dice con tono lieve “quando le mura di Troia ti crolleranno intorno, chiamami e io verrò in tuo soccorso”.

Nato nel 1934, il romanziere, poeta e drammaturgo anglolibanese David Malouf, autore di Ritorno a Babilonia, è tra i maggiori autori contemporanei in lingua inglese.

Io sono Achille non è semplicemente la versione romanzata di un canto dell’Iliade, ma una magnifica rilettura poetica, in parte fedele ai versi di Omero e in parte ripresa da altri testi classici, di quella vicenda che, tra amicizia, dolore, violenza e vendetta, lega e incrocia i destini di Patroclo, Ettore, Achille e Priamo, personaggi probabilmente mai esistiti, ma che ancora oggi, con il loro spirito eroico al punto da divenire autodistruttivo, incantano e catturano i nostri pensieri.

Nella sua solitaria e malinconica grandezza, Achille, figlio di una ninfa marina e per questo capace di cogliere nella visione del mare emozioni e sensazioni sconosciute agli altri, prova dentro di sè sentimenti amplificati, devastanti, spesso in contrasto l’uno con l’altro. Anche la disperazione, elevata all’estremo, per la morte di Patroclo, l’amico di gioventù ucciso in battaglia da Ettore, si trasforma in odio feroce, fino a sfociare nella violenza con cui egli vendica questa morte. Ma il duello tra i due eroi, con il suo drammatico ed epico significato di resa dei conti, ne svela un altro più profondo di sorte condivisa, di similitudine tra due uomini che il destino ha reso antagonisti, permettendo loro di essere vicini solo nel momento della vendetta e della morte.

Come già ci ha raccontato Omero, la disperata follia di Achille non si esaurisce con l’aver resa giustizia a Patroclo uccidendo Ettore ma, in preda ad un crudele e sadico esibizionismo, egli si accanisce sul corpo del principe troiano, legato ad un carro e trascinato sotto le mura della città perché Priamo e la sua famiglia vedano fino a quale punto la sua ira può arrivare. Un gesto che Achille ripete ogni giorno, rammentando ai troiani la sua voglia di vendetta non ancora soddisfatta, la sua bramosia distruttiva non ancora estinta.

A questa estrema e dolorosa sfrontatezza Priamo, il riscattato, il prezzo che Eracle ha pagato senza immaginarne il destino di divenire sovrano di Troia, decide di rispondere, nonostante nessuno della sua famiglia sia d’accordo, spogliandosi da ogni simbolo di regalità per raggiungere Achille e chiedergli, da uomo e da padre, non da re o da avversario, di riavere il corpo del figlio.

Inizia così l’avventura di Priamo, tanto straordinaria che apparirà impossibile quando, molti anni dopo, il carrettiere che lo aveva accompagnato in questo folle viaggio fino alle trincea greca la racconterà agli amici.  Ma nel momento in cui il padre di Ettore si trova di fronte Achille, non come l’assassino di suo figlio ma come figlio e padre egli stesso, forse allora avviene il miracolo, forse allora questi dei misteriosi e incomprensibili, mostrano il loro vero volto.

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