Racconti di vento e di mare

A cura di Franco Bertone (Einaudi)

Dicono i marinai che sul mare, all’alba, “il vento scrive”.

E forse, chissà, scrive perché qualcuno possa leggere, e raccontare ad altri quelle storie che le onde portano con sé da sempre. Addentrandosi nel mistero e nell’infinito dei mari, Franco Bertone, scrittore, saggista e docente di letteratura italiana all’università di Genova, ci accompagna in un affascinante viaggio in 14 tappe, presentandoci una serie di autori differenti per cultura ed epoca, ma legati tra di loro dalla presenza costante, vera o illusoria che sia, di quella enorme distesa di acque che tanto incantò Ulisse.

Date la diversa provenienza, cultura e personalità degli scrittori, mare e vento si presentano al nostro sguardo osservati da punti di vista diversi, talvolta surreali o persino allucinati. Dalle riflessioni e considerazioni di un gentiluomo e professionista del mare quale era Joseph Conrad alle avventure più fantasiose e audaci di un altro navigante della letteratura e del mondo come Jack London, dai racconti brevi e vagamente onirici di Giorgio Caproni e Giovanni Comisso alle memorie storiche di Giuseppe Garibaldi in un’inedita veste di corsaro e di Cristoforo Colombo impegnato non nella scoperta ma nel difficoltoso viaggio di ritorno, la terra scompare anche ai nostri occhi di lettori, ormai catturati dal temibile ma irresistibile fascino del mare.

Nel nostro splendido viaggio, incontriamo Italo Svevo, con la sua dettagliata descrizione della bora triestina, l’impressionista Paul Gauguin innamorato di Tahiti e trasformato in pescatore, conosciamo la crudeltà dei pirati nelle parole di Arthur Conan Doyle e il mistero delle sirene riveduto dalla penna di Franz Kafka.

Il mare si avverte ma non si vede mai nella fuga notturna di Cesare Pavese tra le colline, la traversata e la terra divengono ossessione negli scritti di Francesco Sartori e di Edmondo De Amicis, la morte in acqua, violenta e dolce al contempo, inizia per gioco nel grottesco racconto di Roald Dahl e assume tinte oscure e gotiche nel suggestivo scenario dipinto da Alfred Doblin, mentre sfugge al dramma della tempesta, ma cade nell’incubo di un ignoto regno dell’orrore il protagonista di Edgar Allan Poe.

Bellissime le pagine dei grandi naviganti per scelta di vita, come Joshua Slocum nel suo filosofico e itinerante isolamento, Ernest Shackleton con la cronaca della sua tragica avventura in Antartide, e il temerario cavaliere errante dei mari Bernard Moitessier, primo tra i velisti solitari a completare una regata intorno al mondo, incorruttibile anche nel privarsi volontariamente di ogni mezzo di comunicazione tecnologico. Spaventosi, nella loro veridicità, i naufragi descritti da Corréard e Savigny e da Owen Chase, dove al dramma delle condizioni avverse e delle difficoltà tecniche si affianca, inevitabilmente, l’innata violenza della natura umana. Ma, fortunatamente, qualche volta la sorte è anche propizia e, come possiamo leggere, approdano incolumi sia Paolo di Tarso, forse per grazia divina, che l’ironico Sinesio, la cui tragicomica traversata da Alessandria a Cirene, vaga parodia dell’Odissea, si conclude con il saggio consiglio di evitare, quando possibile, di prendere il mare.

Ma ormai, giunti a questo punto, il mare si sarà fissato per sempre nei nostri pensieri.

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